Sofia Coppola presenta il nuovo film

«Il disagio adolescenziale e le conseguenti lamentele sulla “crisi di valori” da parte degli adulti non sono cosa di oggi, ciò che invece appartiene soprattutto al nostro tempo è l’oversharing, l’eccesso di condivisione provocato dai social network, e l’ossessione per la vita delle celebrità che, almeno nella cultura americana, stanno toccando estremi davvero preoccupanti»: Sofia Coppola, a Roma per presentare il suo “The Bling Ring“, dal 26 settembre al cinema, parla di un mondo che conosce bene, quello di Hollywood, lontanissimo dalla nostra esperienza e capace di partorire situazioni bizzarre, e pericolose, come quella raccontata nel film (qui la nostra recensione).

Il film è stato presentato la primavera scorsa al Festival di Cannes, sezione Un Certain Regard, e nasce da un articolo di Nancy Jo Sales pubblicato nel 2010 su Vanity Fair: cosa ha spinto un gruppo di ragazzini di Los Angeles ad organizzare rapine nelle ville delle celebrità? Brama di possesso, voglia di rivalsa sociale, incapacità di mettere limiti alle proprie fantasie? Sofia Coppola però, come già in “Le vergini suicide”, non è interessata a spiegare i comportamenti dei suoi adolescenti e guarda alle azioni di questa insolita gang con ironia e la consueta delicatezza. «Non volevo suscitare negli spettatori un coinvolgimento emotivo — spiega l’autrice — perché gli stessi personaggi vivono quelle esperienze con distacco: non c’è intimità fra loro o vera amicizia, ciò che li unisce è solo la passione per gli oggetti e gli accessori di moda».

Non c’è il rischio che i giovani spettatori vedano questi ragazzi come degli eroi? «Il punto di vista del film è chiaro ed è molto critico», dice Sofia Coppola. «Ho mostrato anche il lato divertente della vicenda, è vero, ma i protagonisti non vengono celebrati. E si tratta comunque di una mia personale e creativa interpretazione dei fatti. Ho incontrato brevemente solo uno dei veri ragazzi coinvolti nei furti, non volevo saperne troppo».

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