Spotify: Daniel Ek spiega il “loro modello sostenibile”

Intervistato dal Wall Street Journal, il co-fondatore e amministratore delegato di Spotify, Daniele Ek, ha rilasciato una dichiarazione in merito alle dichiarazioni di Nigel Godrich, che a luglio ha tolto i dischi degli Atoms For Peace perché, come ha spiegato in un tweet, “Non è una cosa buona per la nuova musica. La ragione è che con questo modello i nuovi artisti non vengono pagati un c…. è un’equazione che non funziona proprio”.

Alla domanda su cosa pensasse degli artisti che accusano Spotify di non pagare abbastanza, Daniel Ek risponde: «Non ne sono sorpreso, ma mi rattrista. Il movimento dalla musica fisica alla musica digitale è la cosa più grande che sia avvenuta dall’invenzione della registrazione. Noi vendiamo l’accesso alla musica non la proprietà, questo è qualcosa di molto diverso. E il focus di un artista dovrebbe essere come massimizzi il numero di ascolti in streaming perché è la cosa migliore nel lungo termine. Ma è duro per la gente capirlo. Tutto ciò che loro vedono sono milioni di ascolti in streaming, e non vedono milioni di dollari alla fine ma solo migliaia di dollari, e pensano che milioni di ascolti in streaming siamo comparabili a milioni di download, ma ovviamente non è così. Sicuramente si può ascoltare una canzone di Rihanna per 10 volte, ma si può anche ascoltare l’intero catalogo di David Bowie, e non è detto che si sarebbe acquistato il prodotto. Sono due comportamento molto diversi».

Sui conti in rosso di Spotify, invece Il Ceo Daniel Ek spiega: «C’è un mucchio di gente che quando guarda i bilanci vede le perdite e dice 2Oh no, perdite! Molto male!”. Noi non siamo di questo avviso: nell’ultimo periodo, anzi, abbiamo dato prova di come la nostra attività sia perfettamente sostenibile. La differenza tra quanto paghiamo di royalties e quanto incassiamo come profitto è in crescita, e questo è un dato positivo».

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