Sundance Film Festival: Tutti i vincitori

Si è appena conclusa un’altra gloriosa edizione del Sundance Film Festival, il paradiso del cinema indipendente nonché primo grande festival della nuova annata cinematografica (che non aspetta gli Oscar per iniziare!).

Non indugiamo e sveliamo subito i vincitori dei premi principali.

Premi della giuria
U. S. Grand Jury Prize: Dramatic, Whiplash
U. S. Grand Jury Prize: Documentary, Rich Hill
World Cinema Grand Jury Prize: Dramatic, Matar a un hombre (To Kill a Man)
World Cinema Grand Jury Prize: Documentary, Return to Homs

Premi del pubblico

Audience Award: U. S. Dramatic, Whiplash
Audience Award: U.S. Documentary, Alive Inside: A Story of Music & Memory
Audience Award: World Cinema Dramatic, Difret
Audience Award: World Cinema: Documentary, The Green Prince
Audience Award: Best of NEXT, Imperial Dreams

L’elenco completo dei vincitori è
sul sito ufficiale]

A trionfare, portandosi a casa premio della giuria e del pubblico, è “Whiplash“, storia di un giovane e talentuoso batterista e del rapporto con il suo mentore spregiudicato. Il film è la diretta evoluzione in forma lunga del cortometraggio omonimo del regista Damien Chazelle, vincitore della scorsa edizione del Sundance come miglior corto.

Il miglior film non americano è il cileno “Matar a un hombre” di Alejandro Fernández Almendras, è il ritratto di un padre incapace di difendere la sua famiglia, seviziata da un gruppo di giovani prepotenti e lasciata indifesa dalle autorità.

Per i documentari vincono l’americano “Rich Hill“, innocuo racconto di formazione di tre ragazzi di una sperduta cittadina americana, e il più intenso film siriano “Return to Homs”: girato in tre anni dal documentarista Talal Derki, è la storia di come due attivisti pacifisti si trasformano inesorabilmente in ribelli armati quando la loro città, Homs, viene raggiunta e rasa al suolo dall’esercito.

Altri film interessanti si fanno notare fra i vincitori degli altri premi.

20,000 Days on Earth“, il documentario inglese (con inserti di finzione) sulla vita e le opere del cantautore australiano Nick Cave, vincitore del premio per la miglior regia (a Iain Forsyth & Jane Pollard, al loro primo lungometraggio) e il miglior montaggio.

Low Down“, vita del pianista jazz Joe Albany narrata attraverso gli occhi della figlia Amy, interpretati rispettivamente da John Hawkes e Elle Fanning. Il film ha vinto il premio per la miglior fotografia. Miglior fotografia anche al documentario francese/finlandese

Happiness” di Thomas Balmès, che racconta di un monaco-bambino bhutanese affascinato tanto dalla spiritualità quanto dall’arrivo della TV via cavo sulle montagne.

Kumiko, the Treasure Hunter“, film americano che ha vinto il premio per la miglior colonna sonora (del gruppo elettronico The Octopus Project), porta in scena una leggenda metropolitana giapponese secondo cui una donna divenne tanto ossessionata dalla VHS del film “Fargo” da analizzarla per cercare indizi e partire alla ricerca del tesoro nascosto in Minnesota.

God Help the Girl” è l’esordio da regista del cantautore della band scozzese Belle and Sebastian, Stuart Murdoch. Il suo primo film è un musical (strano, eh?), le cui canzoni furono già incise nel 2009 da Murdoch prima ancora di finire la sceneggiatura del film. Il film ha vinto il premio per il miglior cast, composto da giovani attori guidati dall’australiana Emily Browning.

Un premio la cui importanza è evidente già dal nome, il premio alla “cinematic bravery”, cioè al coraggio, è andato al documentario dell’austriaco Hubert Sauper “We Come as Friends“, secondo capitolo di una ideale trilogia sulla schiavitù. In questo film Sauper racconta il “nuovo colonialismo”, ovvero come il mondo occidentale vada a sfruttare le risorse naturali in Africa arricchendosi, lasciando a pochi metri da loro la popolazione nell’indigenza e (nel caso del Sud Sudan, raccontato qui) in sanguinose guerre civili.

Concludiamo con i due premi alla miglior sceneggiatura, americana e non. “The Skeleton Twins” è il sorprendente dramma, del regista mumblecore Craig Johnson, con protagonisti due celeberrimi comici americani, Kristin Wiig e Bill Hader. I due interpretano due gemelli dai rapporti ormai lacerati, obbligati a rincontrarsi quando lui tenta il suicidio. L’altra sceneggiatura vincitrice è del film norvegese “Blind“, dello sceneggiatore Eskil Vogt, qui al suo debutto da regista: Ingrid, è una scrittrice che ha improvvisamente perso l’uso della vista. Il marito forse le nasconde qualcosa, e il vicino di casa comincia a rivolgerle troppe attenzioni; i suoi problemi però non sono questi, piuttosto vengono da qualcosa dentro di lei, dalle sue paure, e dalla sua ossessione per la scrittura.

La domanda è sempre quella: quante di queste perle troveranno un’uscita dignitosa nelle sale cinematografiche?

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