Venezia 71, Frederick Wiseman riceve il Leone d’Oro alla Carriera

La Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia attribuisce oggi per la prima volta il Leone d’Oro alla Carriera ad un documentarista, Frederick Wiseman.

Attivo dalla seconda metà degli anni 60 e autori di opere fondamentali come “Titicut Follies” (1967) e “At Berkeley” (2013, presentato proprio al Lido l’anno scorso), Wiseman non ama la distinzione tra cinema documentario e cinema di finzione:

«Si tratta sempre di film e non c’è ragione per cui un documentario non possa essere divertente o drammatico come un’opera di finzione, un libro o uno spettacolo teatrale. Il mio modello è sempre stato rappresentato dalla cosiddetta fiction, giro film con una struttura drammatica complessa che riflettono la complessità e l’ambiguità dell’esistenza e studiano i comportamenti umani nella vita contemporanea. Voglio che chi vede un mio film si senta partecipe e presente tanto quanto lo ero io durante le riprese».

Wiseman lavora da solo, «in isolamento», e si occupa di ogni aspetto produttivo, compresa la distribuzione: «trovare finanziamenti per i documentari è sempre stato difficile, anche se oggi grazie a Internet è più semplice distribuire e far vedere i propri film».

All’incontro con la stampa del regista c’è anche Enrico Ghezzi che gli domanda se non sia stufo di essere considerato “il più grande documentarista vivente”. Ma Wiseman è un tipo di poche parole: «non ci penso molto», risponde semplicemente.

Il regista racconta poi di aver appena terminato le riprese di un nuovo film («ho girato nel Queens, in un quartiere dove vengono parlate tantissime lingue diverse») e anticipa di aver messo in cantiere una rivisitazione di “Titicut Follies”.

Al Festival di Cannes, lo scorso maggio, abbiamo visto il suo film più recente, “National Gallery” e ci fa piacere riproporre oggi l’intervista realizzata in quell’occasione.

Curiosità: a consegnare il Leone d’Oro alla Carriera nelle mani di Frederick Wiseman è stato l’amico Michel Piccoli.

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