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A 500 milioni piace questo elemento

In un mondo in cui si ha poco tempo, quello che si dedica all’ascolto del prossimo è ormai prossimo allo zero.
The Social Network“, storia romanzata della nascita del sito più popolato del web, racconta prima di tutto una vicenda umana e di come nell’ultima tappa della nostra evoluzione l’uomo abbia trovato un modo per esprimere se stesso attraverso ciò che non si vede.

Milioni di persone trovano riparo dalla realtà rifugiandosi in qualche profilo facebook o twitter o myspace e in qualche modo riescono ad essere fedeli a loro stessi mai quanto lo sarebbero nella vita di tutti i giorni.
Mark Zuckerberg, geniale studente di Harvard più che un superbo programmatore informatico, è stato ed è tuttora un eccellente osservatore delle dinamiche sociali dei ragazzi della sua età che non troppo difficilmente possono essere applicate al mondo intero.
La voglia di comunicare è in effetti un bisogno essenziale dell’essere umano e la voglia di cercarsi e trovarsi è ciò che mantiene in piedi il sistema di relazioni umane.

Facebook, come gli altri servizi di network, è effettivamente questo: un insieme di esigenze che codificate portano a programmi multimediali che facilitano le relazioni e l’espressione di se stessi.
Fin dalle prime fasi di lavorazione di “The Social Network”, non molti pronosticavano un prodotto di tale importanza, ma era di facile previsione come la materia trattata avrebbe giocato un ruolo fondamentale nella riuscita del film. David Fincher si allontana molto dal modello registico a cui appartiene e sembra anche lui intrappolato in questa “rete” di relazioni che si instaurano tra i protagonisti del film. In effetti “The Social Network” ha il pregio di non raccontare facebook ma di interpretarlo come fenomeno sociale e culturale, svelandone i più segreti e affascinanti elementi e mostrandone anche una faccia ben più temibile: una sorta di “contagio” del bisogno ineffrenabile di contatto mentale umano sincero, anche se distante fisicamente.

Facebook.inc è una società che fattura 1 bilione di dollari l’anno. È il sesto potere dopo il quarto della stampa e il quinto della televisione, è il potere oscuro di manipolare menti e abitudini e di modifcare il corso delle vite di chi ne viene toccato. Al di là di qualsiasi cosa si possa pensarne, Facebook è una rivoluzione di importanza madornale, quasi indescrivibile nei dettagli perché è una rivoluzione anche in atto che non si concluderà molto presto, pochi di noi ne potranno vedere la fine, se mai ci sarà. Ma ciò che rende il film di Fincher un’opera intrigante è l’attenzione riservata al catturamento delle dinamiche sociali dei personaggi che, pensati in una specie di fermo immagine anche se fulmineo, sono facilmente avvicinabili a tutti coloro che sono stati attaccati dalla mania di facebook ma ancora più profondamente dalla modernità.

“The Social Network” è una esplorazione, un viaggio dai caratteri incerti, dai contorni poco chiari ma con la consapevolezza che al di là del desktop c’è qualcuno che ci sta ad ascoltare, che cerca di capirti, in questo mondo dove tutti, andando di fretta, trovano il tempo solo davanti allo schermo di un computer. Molti potrebbero pensarlo come un fenomeno degenerativo ma se 500 milioni di persone hanno aderito a questa filosofia è difficile considerarlo solo un bluff di un geniale ragazzino annoiato dalla vita del college.

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