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A colloquio con Mariapaola Tedesco

A Londra c’è la nebbia, si sa. Quello che non si sa è che un giorno, a Londra, scende una nebbia così fitta che non si riesce neanche a vedere che c’è la nebbia. Ed è in questa assurda situazione, dove è impossibile scorgere qualcosa ad un palmo dal naso, che gli ispettori Charles Dickens e il suo collega Isaac Newton scoprono nel loro ufficio, inciampandovi sopra, un cadavere.

“Il cadavere in bicicletta” è un’opera di Riccardo Pazzaglia diretta e interpretata dal figlio Massimiliano Pazzaglia. È un giallo che si dipinge di umorismo britannico. Lo spettacolo andrà in scena nei giorni 12-13-14 aprile a Roma presso il Teatro Le Sedie (vicolo del Laparo n°7).

Ce ne parla l’attrice Mariapaola Tedesco, in scena insieme a Pazzaglia, Angelo Sorino, Gioia Montanari, Priscilla Micol Marino e Francesco Rossini.

Mariapaola, come mai hai deciso di prendere parte a questo spettacolo? E qual è il tuo ruolo?
La collaborazione con Massimiliano è cominciata grazie a “Radio Aut”, perché è venuto a vederci in quell’occasione e gli sono piaciuta. Così mi ha proposto questo ruolo e io ho subito detto “va bene”. La storia è interessante, e il ruolo è brillante, comico. Mi sono detta “faccio una nuova esperienza, ho più visibilità e comunque è quello che mi piace fare”. Interpreto il ruolo della signora Wallace che è la classica donna borghese ma tendente all’esagerazione, forse perché in fondo non lo è così tanto. Cerca di catturare l’attenzione delle altre donne che sicuramente sono più borghesi di lei. Lei è la moglie di colui che si pensa sia il morto. È una situazione un po’ comica perché non mi lascio prendere dall’agitazione e quando mi chiedono se sia realmente mio marito rispondo “Mah, può anche darsi.. ora vado a controllare”.

Hai detto che la signora Wallace è il prototipo della classica donna borghese, ti ritrovi?
No, lei è troppo carica. Sono le classiche donne borghesi di Londra che parlano in maniera eccessivamente raffinata. La mia è una sorta di caricatura, non c’è naturalezza in questi personaggi. Si tratta di “teatro nel teatro”: ci sono dei momenti in cui l’attore finisce di fare il personaggio e diventa se stesso. Nel mio caso passo dall’essere la donna imborghesita che parla in dizione, alla vera Mariapaola: a un certo punto mi lascio prendere dalla foga di ciò che sto dicendo, dimentico tutto e inizio a parlare con la cadenza sicula, e anche questo è molto divertente.

Qual è la peculiarità di questo spettacolo, perché gli spettatori dovrebbero restarne affascinati?
Da spettatrice mi farei quattro risate, e poi si tratta di un genere non molto frequente a teatro. Sì, è divertente, però è anche un giallo. Né drammatico né comico.

Quando hai scelto di intraprendere la strada dello spettacolo, realizzando che era quello che volevi fare nella vita? Che tipo di impatto hai avuto quando ti sei trovata faccia a faccia con il tuo sogno?
È stata una mia passione sin da piccola. Ero molto egocentrica. Poi ho lasciato perdere e ho preferito dedicare più tempo ai miei studi.Ho cominciato concretamente a fare teatro dopo la laurea: sia a studiare che a mettermi in gioco. Da quel momento è riuscita fuori quella passione che avevo represso. Così ho lasciato perdere gli studi perché mi piaceva troppo recitare, mi fa sentire bene e appagata. L’impatto è bellissimo, fare quello che mi piace è stupendo. Ovviamente ci sono anche delle paure: la paura di non arrivare dove voglio arrivare. Ho cambiato totalmente la mia vita per questo, e sono molto convinta e determinata.
[PAGEBREAK] In base alle tue esperienze e i provini finora sostenuti, quanto conta la bellezza da 1 a 10? Quanto la bravura?
Per come vanno alcune cose purtroppo essere bella conta più di essere brava. L’estetica è importante ma bisogna vedere anche in base ai ruoli. È brutto vedere belle ragazze che non sanno recitare. A quel punto è meglio una ragazza un po’ meno bella e magari lavorarci un po’ di più con l’estetica. Se devo dare un voto do un 9 per la bellezza e un 4 per la bravura.

Hai già preso parte a diversi spettacoli teatrali, qual è la parte che hai sentito più vicina a te?
Sono due. Mamma Felicia in “Radio Aut”, perché mi sono calata davvero nel personaggio, nel suo dolore immaginando che cosa volesse dire perdere una persona cara. È qualcosa che temiamo tutti. L’altro personaggio è stata Lisistrata, di Aristofane: forte e determinata, di grande fascino e carisma, riusciva a imporre il suo pensiero sulle altre donne.

L’attrice che più ti ispira?
Una mia grande attrice preferita è Natalie Portman. Poi Sandra Bullock. Anche Laura Morante e Elena Sofia Ricci non mi dispiacciono perché le vedo molto naturali.

Cosa rappresenta per te il teatro?
Il teatro è vita, soddisfazione, appagamento. Quando sto sul palco sono felice e mi sento viva.

Quali sono le caratteristiche che dovrebbe avere una brava attrice?
Deve essere preparata, umile, malleabile. Deve sapersi adattare a qualsiasi cosa le venga proposta. Magari crearsi qualcosa di esclusivo, più personale, per distinguersi dalle altre ed essere riconoscibile: sia dal punto di vista estetico che caratteriale. Sì, malleabile è la caratteristica migliore perché devi essere pronta a tutto. È importante anche avere una cura di sé, che non vuol dire esclusivamente essere bella.

Ponendo lo sguardo a un futuro prossimo, spero per te ricco di grandi soddisfazioni e successi, con quale regista ti piacerebbe collaborare?
Giuseppe Tornatore e Paolo Sorrentino. Dando uno sguardo all’estero, amo molto Al Pacino. Mi piacerebbe essere diretta da lui come in una delle sue ultime opere, “Wilde Salome”. Il mio obiettivo, più che essere seguita da un grande regista è essere seguita da un grande maestro, in modo da imparare qualcosa in più e da arricchire il mio bagaglio.

“Cosa mi aspetto dal domani” non è solo una frase della canzone di Cremonini…
Mi auguro di realizzare a pieno la mia passione. In parte l’ho già realizzata in questi anni con diversi spettacoli, anche in Sicilia. Io mi sento un’attrice, però ho solo raggiunto una parte del mio obiettivo. Teatro e cinema sarebbero il massimo. In futuro vorrei avere una visibilità a 360°, ovviamente meritata. Perché questo motivo voglio continuare a studiare.

Qual è il tuo motto?
“Non mollare mai”. Perché mi dà forza e coraggio. In quei momenti in cui pensi di aver finito è il momento in cui stai per iniziare.

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