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A guardare tette ci vado anch’io, e mi piace pure

Rihanna: la ragazza che vorrei essere o con cui vorrei stare.
Rihanna in concerto: la ragazza con cui vorrei stare se fossi Rihanna.
Incredibile.

Tagliamo subito la testa al toro: ammettiamo che sì, su 20 pezzi ne ha cantati interamente cinque forse sei, gli altri li ha lasciati urlare all’orda di pubblico ormonalmente inferocito. Però non è stata ferma un secondo.

E muoversi IN QUEL MODO, cantare, suonare (ha sbatacchiato delle bacchette su percussioni generando delle ovazioni – anche esagerate -) e provocare erezioni d’animo come ha fatto lei ad Assago, non è da tutti.

Aggiungiamoci delle coreografie e scenografie che fanno impallidire il carnevale di Rio e cinque maxi schermi in cui si potevano vedere molte chiappe e tante tette, e il gioco è fatto.

Io sono una femminuccia, nonostante questo sono uscita dal concerto come se avessi visto un film di Ryan Gosling, girato interamente sotto la doccia di Ryan Gosling. Per intenderci, riassumo brevemente il fenotipo di persone presenti alla corte di Rihanna: papà arrapati, che con buona probabilità avevano comprato il biglietto ai figli senza che questi lo richiedessero; ragazzine preadolescenti con tutto il merchandising di Rihanna addosso, accompagnate da madri forever young (di quelle che arrivate ai 40anni pensano che riprendere ad indossare capi fucsia e jeans a vita bassa sia una buona mossa); ragazzi tra i 25 e i 33 anni che sapevano le canzoni a memoria e si abbracciavano durante i singoli MA che si facevano scortare da gruppetti di ragazze coetanee (di cui io) per crearsi un alibi; l’esercito gay/trans della Milano etnochic e gli irriducibili impiegati di banca con manica della camicia arrotolata e la cravatta lasca.

Rihanna apre e chiude il concerto con due pezzoni da farti venire le lacrime e lasciarti speechless:Only Girl (In The World)” e “We Found Love”, cantate a squarcia gola in un delirio generazionale che ci faceva sentire tutti un po’ coristi ufficiali.

Epico il momento in cui durante “Umbrella”, hanno iniziato ad aprirsi gli ombrelli tra il pubblico, e si sono improvvisate coreografie piuttosto cheap ma molto tenere. Sul palco si sono alternati come in un geniale carosello: un carrarmato rosa gigante, macchinone decapottabili pimpate, un pianoforte sospeso (per “Love The Way You Lie”), pali da lap dance e sexy show saffici con accenni di sadomasochismo.

Lì ho riconosciuto attempati con occhi a palla e salivazione azzerata, condizione forse causata dal fatto che Rihanna ad un certo punto ha deciso di far salire sul palco una giovanissima, l’ha fatta sedere al suo fianco e poi l’ha spinta a terra, le è montata cavalcioni sopra, si è mossa come una biscia su di lei -strofinandole il pube (fasciato in coulotte di pelle nera) sul corpo e poi in faccia – fino a penderle le mani e mettersele sui canterini seni.
True story.

Anche quando la regina delle Barbados abbassava i toni con i lenti (per lo più i pezzi che è riuscita a cantare per intero) regalava comunque uno spettacolo meravigliosamente incredibile.

Il concerto è durato un’ora e mezza abbondante, Rihanna ci ha strapazzati per bene, ha fatto salire la libido alle stelle ma ci ha privati di “Who’s That Chick” che io e la mia accompagnatrice aspettavamo con ansia. Avesse cantato pure quella forse saremmo esplose creando dei buchi neri di serotonina.

Only Girl (In The World)
Disturbia
Shut Up And Drive
Man Down
Darling Nikki
S&M
Skin
Raining Men
Hard
Breakin’ Dishes
Run This Town/Live Your Life
Unfaithful
Hate That I Love You
California King Bed
What’s My Name?
Rude Boy
Cheers (Drink To That)
Don’t Stop The Music

Encore:
Love The Way You Lie (Part II)
Umbrella
We Found Love

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