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A lezione

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Assistere al seminario di César Brie, organizzato dal CIFA in collaborazione con Scenari Visibili, permette di percepire imponente il suo desiderio di vivere il teatro e di rappresentare la vita ponendo al centro del suo lavoro le persone, siano esse attori o spettatori.

César Brie
è regista, attore e autore teatrale argentino. Dagli anni settanta italiano d’adozione, è uno dei protagonisti dell’Odin Teatret con Eugenio Barba, nonché fondatore del Teatro de los Andes, laboratorio artistico figlio della sua esperienza nella Bolivia più povera e violenta.

L’amore per la vita trasuda dall’impronta trasmessa ai suoi allievi, attraverso un insegnamento mai di maniera, basato sul mettersi in discussione e sull’assenza di certezze, dictat del maestro compresi. Nel seminario tenuto a Cosenza, Brie ha mostrato una metodologia di lavoro insolita: invece di farsi seguire lungo un sentiero di tecnicismi, ha preferito accompagnare i suoi allievi verso i recessi più profondi delle loro anime, per poi riportarli indietro con le loro storie verso il proscenio. Con ciò svelando “quelle emozioni e quella poesia che sono in ognuno di noi“, come l’artista che porta alla luce il diamante dalla pietra grezza.

Brie ha chiesto ai partecipanti di descrivere la solitudine attraverso delle storie, vere o inventate, ma convincenti, e solo dopo ha iniziato ad analizzarle, spiegandone pregi e criticità. Seguendo l’approccio teorizzato durante il workshop, il maestro ha spinto gli allievi a esprimere se stessi. L’attore e regista teatrale è partito da i racconti proposti dalla platea e ha individuato in essi le caratteristiche comuni, estrapolando l’universale dal particolare.
Passando dal singolare al corale, ha reso queste esperienze dei topoi: lo straniero che dimentica una peculiarità del suo Paese e se ne rammarica, la ragazza che è stata lasciata, gli stalker che importunano le donne con il cellulare.

In ognuno di questi momenti, Brie non ha mai perso la capacità di coinvolgere, facendo leva sull’intera gamma delle emozioni dell’animo umano, dalla nostalgia alla serenità, dalla tristezza all’ironia. E tutto questo tenendosi lontano dagli stereotipi o da quelle soluzioni che possono più facilmente condurre l’artista a ottenere dal pubblico le risposte che cerca. Se da un lato, infatti, suscitare il pianto narrando eventi tristi è semplice, non lo è altrettanto riuscire a far sorridere senza cedere al grottesco e alla volgarità.

Una magistrale lezione introspettiva. Il maestro è riuscito a toccare corde dimenticate, a sfondare con delle piume portoni blindati.

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