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A Napoli è gioia viva per Vinicio Capossela

“Si esce da questo spettacolo come dopo un giro sul tagadà”. Così Vinicio Capossela accompagna a casa il pubblico napoletano giunto al Teatro Augusteo con già lo stupore negli occhi, come chi – prima della festa – è contento per l’invito.

Il mago (quello cantato da Vinicio) si affaccia dal balconcino del primo piano del teatro e a suon di megafono chiama tutti dentro per l’ultima occasione di entrare nel grande circo di Vinicio intitolato per l’occasione “SoloShow“. Dall’alto piovono coriandoli e una giovane mangiafuoco illumina l’ingresso. È solo l’inizio. Ne vedremo delle belle.

Mezz’ora dopo l’ora prevista per l’apertura del sipario entra Capossela e intona la delicata “Il Gigante E Il Mago”: sta per dirci che nelle prossime ore ci accompagnerà la magia e i giganti nessuno li terrà a bada. Meduse, polipi e minotauri fanno da cornice al palco che sa cambiare pelle ad ogni nota, indossando una veste nuova per ogni atmosfera.

Poche luci e tanto spazio al pianoforte nella prima parte della serata, quella in cui i brani dell’ultimo lavoro “Da Solo” sgomitano per prendersi il posto principale. “In Clandestinità”, “Parla Piano”, “Una Giornata Perfetta”, “Il Paradiso Dei Calzini”: sembra quasi di seguire l’ordine dell’album. Ci pensa la pioggerellina a cambiare verso e “Vetri Appannati d’America” apre le lente danze .

Siamo ad una festa, o in una giostra, o in un circo. Insomma, tutte situazioni che non prevedono pause, ed ecco un numero del fedele mago di Capossela posto proprio a metà spettacolo. Niente conigli che sbucano dal cilindro, ma un cagnolino vestito da leone. Nessun corpo tagliato in due pezzi, ma una finta lingua che vien fuori dalla bocca. È una pausa che non fa perdere di vista il significato della serata, un omaggio ai suoi ospiti che Vinicio ha creduto doveroso.

Riparte la musica, si accendono i colori del palco, la banda riprende in mano gli strumenti e una gabbia luminosa occupa il centro del palco. Un artista che rimane ingabbiato nei suoi successi dovrebbe amare quelle sbarre e infatti la sensazione è quella di una culla che ospita al suo interno ognuna delle poltroncine dell’Augusteo. “Dalla Parte Di Spessotto”, “Non Trattare”, “Che Cos’è L’Amor”, “L’Uomo Vivo”, “Il Ballo Di San Vito” scansano l’intimità dell’ora precedente e scattano le più luminose fotografie del diario di viaggio di Vinicio. Quel Vinicio che non è sul palco solo per presentare i suoi lavori, non lì per adempiere al dovere che il suo lavoro comporta. Vinicio è il padrone di casa che non si perdonerebbe mai un sorriso mancato dell’ospite. È commosso dagli applausi, quando non è lui ad incitarli per i suoi musicisti. Si diverte, proprio come tutti i suoi commensali, ai prestigi che il mago propone ad ogni entrata.

Un piano per saloon al posto della torta di fine festa è l’occasione per il discorso. E l’elogio sincero alla Napoli che Capossela ha conosciuto solo a 27 anni si trasforma in serio imbarazzo che una voce dalla galleria interrompe. Come parlare alla persona che ami, guardarla negli occhi e dirle che è così evidente il motivo per cui è adorabile…

“SoloShow” è la scritta che per l’intero concerto è stata illuminata sul palco. Ma vi abbiamo raccontato di uno show che non è solo – semplice – show, e abbiamo ancora negli occhi uno per uno i personaggi del quadro. Vinicio non è stato mai solo. E noi siamo solo… pazzi di gioia! Gio-gio-ia!

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