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A Nymphoid Barbarian In Dinosaur Hell

Autunno, cadono le foglie, calano le voglie, cambiano le maglie.
Ed escono un sacco di film bruttissimi al cinema.
Tante diverse categorie di film bruttissimi, a dire la verità.
Prendete per esempio un film bruttissimo uscito venerdì scorso: “Le Mie Grosse Grasse Vacanze Greche”, un patetico tentativo di lucrare sul successo dell’antiestetico e deprimente “Il Mio Grosso Grasso Matrimonio Greco” riproponendo la stessa protagonista e calandola in un contesto completamente diverso – la Grecia. Ancora più deprimente, se ci pensate, è la scelta del titolo da parte dei traduttori italiani: cosa c’è di peggio di un film bruttissimo se non un film bruttissimo dal titolo prevedibile e scontato, che gioca sull’assonanza con il titolo di un altro film non certo bello ma comunque non bruttissimo quanto il film bruttissimo in oggetto?

Ve lo diciamo noi cosa c’è di peggio: MILLE titoli di film che usano le stesse dannate parole, rimestate e rigirate ma tutto sommato sempre uguali a loro stesse. O ancora peggio, SETTEMILA titoli di film che bla bla.
Ecco, quelli che seguono sono i più clamorosi esempi di scarsa fantasia mostrata dal signor Cinema di Hollywood nella sua pluricentenaria storia, le parole più abusate, i concetti più lisi, logori, triti e ritriti, quelli che ogni volta ci fanno esclamare “ORIGINALE!”.
[PAGEBREAK] 7.

La parola
“Dance” e derivati (“dancing”, “dancer”, “step up 2″).

Le occorrenze
959 per “dance”. 410 per “dancing”. Una sola per “Step Up 2″. Esiste una giustizia?

La prima occorrenza
“Wonderful Dancing Girls” (1899), un corto in bianco e nero su due ragazze che ballano a testa in giù. Oppure “Dance” (1894), storia di tre tizi (due tizie e un tizio, per essere precisi) che ballano. Incredibile dictu, sembra già tutto molto più interessante di “Save The Last Dance”.

L’ultima occorrenza
“Dance Flick” (2009) ma soprattutto “Love N’ Dancing” (2009). Tenete bene a mente questo titolo. Per aiutarvi a ricordarlo, vi diremo che il film parla di Amy Smart (che è gnocca) e Tom Malloy (che è un signor nessuno ma è gnocco) che ballano. Tom Malloy è completamente sordo e ha imparato a ballare sentendo le viBBrazioni della musica (…) mentre Amy Smart ha un fidanzato che non la caga. Sorprendentemente, all’incirca a metà film, si scopre che Amy Smart è un vampiro mutante alieno cannibale comunista a forma di tubero gigante, e il film diventa un’assurda cavalcata fin dentro le fauci infocate dell’Inferno. Proprio quando Tom Malloy sta per sconfiggere il Demonio Supremo con un passo di tip tap, però, sentite una mano sulla spalla che vi scuote, aprite gli occhi lentamente e vedete che sullo schermo stanno scorrendo i titoli di coda, e la vostra fidanzata Henrietta, la ballerina provetta, vi guarda con disapprovazione perché non avete guardato il duello finale a suon di cha cha cha. Complimenti! Ora siete single.

I peggiori
“Save The Last Dance” (2001), “A Time For Dancing” (2000), qualsiasi cosa che includa balli tra etnie diverse, hip-hop e Julia Stiles.

Le eccezioni
Mmm… “Honey” (2003)? In fondo c’è Jessica Alba seminuda e sudata che… ma no, non prendiamoci in giro, “Honey” fa comunque cagare.
Purtroppo, non ci sono eccezioni a questa categoria. No, nemmeno “Dirty Dancing” (1987).
La carenza di film decenti che riguardino il ballo ci costringe a citare un film pressoché sconosciuto per salvare parzialmente capra e cavoli: “Sorority Babes in the Dance-A-Thon of Death” (1991). Perdonateci, è il massimo che riusciamo a fare.

Perché ha stufato?
Stufare: 2 vtr [famigliare] seccare, infastidire, stancare. Cosa presuppone questa definizione? Una modifica del sentimento nel corso del tempo, sensazioni positive che, con la reiterazione e la banalizzazione, diventano gradualmente più neutre e infine negative. Come un enorme piatto di risotto alle fragole: le prime cucchiaiate sono deliziose, poi diventano stucchevoli ma ancora gustose, per terminare poi in un pastone freddo e appiccicaticcio, dolciastro come melassa e del colore della Cherry Cola sgasata.
Ecco, tutto questo NON si applica ai film con la gente che balla. Perché? Perché fanno schifo, ecco perché. Hanno sempre fatto schifo e sempre lo faranno. Non se ne salva uno. Al primo passo di tip tap bisognerebbe stoppare il DVD, frantumarlo con un martello, bruciarlo, alimentare il falò con le copie della sceneggiatura originale, andare a cercare il regista, gli attori e le loro famiglie fino ai cugini di quinto grado, catturarli e condurli a un macello come fossero bestie, tritarli fino all’ultimo brandello di carne per ricavarne gustose bistecche da dare in pasto a un branco di dobermann a digiuno.
E poi ballare sulle loro tombe. Ehm.
[PAGEBREAK] 6.

La parola
“Hell”.

Le occorrenze
831, secondo Imdb. Niente di tragico, tutto sommato.

La prima occorrenza
“Panoramic View Of Hell Gate” (1902). Si sanno tre cose di questo film: è del novembre 1902, è in bianco e nero e fu prodotto dalla Selig Polyscope Company, che dal 1898 al 1921 ci regalò capolavori quali “Noon Time In Packing Town” (1901), “The Return Of Sopaweed Scotty” (1917) e il suo canto del cigno, “Miracles Of The Jungle” (1921).

L’ultima occorrenza
“Drag Me To Hell” (2009), di Sam Raimi, con il cognato di Bruce Willis e una gnocca random che ha fatto “Big Fish” e anche un film tratto da un disco dei Low. Nonostante tutto, questo film è OK. In fondo è di Sam Raimi. E Sam Raimi non può fare film brutti. Spidercosa? Mai sentito. Costume nero? Gemello cattivo? Buon Dio, allontanate da me quest’uomo, egli delira, poffare!

I peggiori
“Jason Goes to Hell: The Final Friday” (1993), “Hellraiser III: Hell On Earth” (1992).
E soprattutto “South Of Heaven, West Of Hell” (2000); fondamentalmente perché in un film del genere ci vorrebbe Tom Araya nella parte del protagonista con una motosega al posto del cazzo, Tom Araya nella parte di Satana alto venti metri e con due lanciarazzi al posto delle corna e Tom Araya truccato da donna e con una borsetta di metallo fuso a forma di teschio nella parte della damigella in pericolo salvata da Tom Araya che guida una moto infuocata con la faccia di Tom Araya al posto del muso.
E invece c’è Vince Vaughn.

Le eccezioni
Molte, in realtà. I due “Hellboy”, per esempio. O anche “From Hell”, dove Johnny Depp scopre che Jack lo Squartatore è Bilbo Baggins, che è anche un androide spaziale che… ma stiamo divagando. La realtà è che…

Perché ha stufato?
… che l’Inferno, comunque la mettiate, è una figata. E i film che parlano dell’Inferno lo sono ancora di più. L’Inferno ci ha donato capolavori quali “Monster From Green Hell” (1958), “I Hope They Serve Beer In Hell” (2009), “A Nymphoid Barbarian In Dinosaur Hell” (1990), “Goremet, Zombie Chef from Hell” (1986).
I film con “hell” nel titolo si possono dividere in tre categorie: film horror/thriller che parlano dell’Inferno e sono belli, film horror/thriller che parlano dell’Inferno e sono brutti, film non-horror/thriller che parlano dell’Inferno e, necessariamente, NON sono belli. Purtroppo, negli ultimi anni, Hollywood ha abbandonato la buona abitudine di inventare film con un titolo lungo una riga e strutturato in questo modo:
(AGGETTIVO +) NOME + AGGETTIVO + COMPLEMENTI VARI + HELL
, preferendo dedicarsi a profonde introspezioni nelle quali l’Inferno rappresenta il nostro lato più oscuro, quell’interiorità selvaggia che ci consuma con il fuoco del peccato, oppure simboleggia il mondo esterno, il dramma che viviamo tutti i giorni, lo stivale sporco di fango che calpesta la nostra dignità e ci lascia piangenti e sanguinanti a dondolarci in un angolo, pregando perché la morte arrivi e ci porti via dall’incubo oscuro che sono diventate le nostre vite. Ce lo insegna Kieslowski (“L’Enfer”, 2005), ce l’ha raccontato quel filosofo della modernità che risponde al nome di Jean-Claude Van Damme (“In Hell”, 2003).
Ebbene, noi protestiamo a gran voce! Protestiamo contro questo monopolio dell’esistenzialismo e dell’Inferno usato come simbolo e segnale e metafora.
Chiediamo a gran voce che il cinema torni a confinare l’Inferno entro le deliranti mura nelle quali deve stare; quelle mura che ci hanno regalato perle quali “Night of the Kung Fu Zombie Bastards from Hell!” (2008). Il resto (tzè!) lo lasciamo ai cinefili.
[PAGEBREAK] Bonus track: le parole che non stufano mai.

La parola
“Zombie”.

Le occorrenze
226, secondo Imdb. Circa 53.000, secondo Dead Rising.

La prima occorrenza
“White Zombie” (1932). C’è Bela Lugosi. Ci sono gli zombie. C’è poco altro da dire, se non una storiella divertente: nel 1932 ci fu anche la prima di “Zombie”, un’opera teatrale che parlava di, ehm, gattini. L’autore di “Zombie”, Kenneth Webb, fece causa a Edward e Victor Halperin, produttori di “White Zombie”, per plagio. Gli Halperin vinsero, Webb perse, gli zombie dominarono la Terra fino all’avvento di Hitler e delle sue armate naziste di cacciatori di zombie. La storia moderna è una figata.

L’ultima occorrenza
“Zombieland” (2009), ovvero quel film che, vi assicuriamo, sarà il miglior film del 2009. Insieme a “Zombie Girl: The Movie”, ovviamente. E a “Rising Up: The Story of the Zombie Rights Movement”. E “Jean Claude: The Gumming Zombie”. E “Zombie Women Of Satan”. E “Attack At Zombie High!”. E “Don’t Call Me Zombie”. E “Half Alive: The Zombie Musical”. E… be’, insomma, ci siamo capiti, no?

I migliori
Uhm, qualsiasi film che contenga la parola “zombie” nel titolo è il miglior film di zombie di sempre, almeno fino a che non vedrete il prossimo. Ma se volete un consiglio disinteressato, guardatevi “Dead Set”. Che non contiene la parola “zombie” nel titolo, ma contiene più zombie di quanti il vostro cervello sia in grado di reggere. Ed è un capolavoro.

Le eccezioni
Forse potremmo citare “Scooby-Doo On Zombie Island”, perché pur non avendolo visto siamo abbastanza sicuri che non ci siano smembramenti o cadaveri putrefatti e sanguinolenti. Ma a parte questo…

Perché non stuferà mai
Perché stiamo parlando di zombie, ecco perché! Fottuti ZOMBIE! Ecco, guardate qui e giudicate da voi. Quanti altri generi regalano perle quali “Zombie Cop vs. the Alien Terror” (2001), “Suburban Zombie Christmas” (2008) e “Zombie Jesus!” (2007)?
Nessuno, ecco quanti altri.
Pensavamo anche di dare motivazioni serie e plausibili a questo ragionamento, spiegando che lo zombie è un deus ex machina che consente di parlare di cosa voglia dire essere uomo, di imbastire profonde critiche alla società consumistica, di interrogarci sull’etica dell’omicidio e sulla nostra stessa morale, di riflettere sulla morte, di sperimentare con le situazioni più estreme e di costruire studi approfonditi sulle nostre pulsioni più profonde, di mettere a confronto il nostro lato umano con quello animale, di parlare di potere mediatico e verità, insomma di mettere a nudo l’essere umano e capirlo più approfonditamente.
Ma lo faremo un’altra volta: abbiamo appena finito di scaricare “The Incredibly Strange Creatures Who Stopped Living and Became Mixed-Up Zombies!!?” (1964) e non possiamo aspettare oltre.
[PAGEBREAK] 5.

La parola
“War”.

Le occorrenze
2075, secondo Imdb. 29 in corso, secondo Peace Reporter. I due insiemi non hanno alcuna intersezione.

La prima occorrenza
Ce ne sono 11 solo nel 1898. Tra queste, scegliamo senza esitazione “Indian War Council”, di Thomas A. Edison (lui), un film di mezzora che parla di “tre indiani sioux che danzano al suono di due tamburi situati sullo sfondo”. La descrizione è quantomeno affascinante: chi suona i tamburi? I concili di guerra degli indiani erano assimilabili a rave party a base di peyote? Cosa ci faceva Thomas Edison a un rave party? L’inventore della lampadina è anche l’inventore delle luci strobo?
Quest’ultimo dettaglio, in particolare, è pazzesco: Meucci aveva l’iPhone? Leonardo da Vinci viaggiava con Ryan Air? Gutenberg aveva il Kindle?

L’ultima occorrenza
“The Way Of War” (2009), che parla di Cuba Gooding Jr. e della guerra. Cuba Gooding Jr. è apparso in passato in film come “Pearl Harbor” (2001) e “Men Of Honor” (2000), che erano film che parlavano di Cuba Gooding Jr. e della guerra. Fatti due conti, è difficile fidarsi di film che parlino di Cuba Gooding Jr. e della guerra.

I peggiori
Semplice. Semplicissimo. Talmente semplice che non lo nomineremo, neanche sotto tortura.

Le eccezioni
Un discreto numero, c’è da dire. Per esempio la prima versione di quello che non nomineremo qui, quella degli anni ’50 basata sullo sceneggiato radio di Orson Welles basato sul romanzo di H.G. Wells. O il fondamentale “Caipiranha – War of Neighbours” (1998). Ah, e poi pare anche “Lord Of War” (2005) e “The War Of The Roses” (1989), ma non li ho ancora visti.

Perché ha stufato
Non che la lista dei motivi sia particolarmente lunga. In fondo, la guerra è brutta, no? E i film di guerra sono importanti per farci capire che la guerra è brutta. Quindi ben vengano titoli come “War” (2005), “War” (2002), “War” (1993), “War” (2006) o il fantasioso e sperimentale “War!” (2005).
No, il problema è un altro. Il problema è che quella dannata parola di tre lettere ha consentito al dannato attore con il nome composto di una dannata parola di tre lettere – che però è diversa dall’altra dannata parola di tre lettere, quella di cui stiamo parlando dall’inizio –, quello che mangia placente e crede in dittatori galattici e spiriti nei vulcani, quello che ha sposato il mostro della Laguna Nera (MISSION: IMPOSSIBLE!), quello che è riuscito a far perdere aplomb e autocontrollo persino a Nicole Kidman, quella parola, dicevamo, ha consentito a quello là di creare l’Orrore Supremo, il Buco Nero Cosmico Universale che un giorno inghiottirà tutto il cinema, lo masticherà, lo maciullerà e lo rigurgiterà sotto forma di bolo informe, senza ritmo, con pessimi effetti speciali e la faccia di Dakota Fanning. L’estremo abominio! Il peggior film della storia del cinema! L’orrore, L’ORRORE!
No, non scriveremo mai quelle quattro parole di fila. MAI.
[PAGEBREAK] 4.

La parola
“Murder”.

Le occorrenze
1048 risultati, dice Imdb.

La prima occorrenza
“Murder Will Out” (1899). Un tizio entra in una stanza, ammazza una tizia, le ruba i gioielli, poi viene perseguitato dal fantasma della tizia morta – che, pare, impara più in fretta di Patrick Swayze in “Ghost” – e da altri quattro fantasmi, finché, ormai mezzo scemo, viene arrestato. CA PO LA VO RO.

L’ultima occorrenza
Una trentina. Solo quest’anno. Citiamo solo quello dal titolo più bello: “The Prosecution Of George W. Bush For Murder”. “Ah ah ah”, direte voi. “Il cazzo”, replicheremo noi: il film è un documentario sul tentativo di Vincent Bugliosi di intentare una causa contro Bush, accusandolo di crimini di guerra in Iraq. E pensare che il povero GWB non può più nemmeno usufruire dell’Alphan Lode.

I peggiori
Generalmente, tutti quelli che leghino l’omicidio a uno a scelta dei seguenti concetti: sesso, serialità, soprannaturale, Internet.

Le eccezioni
Gloriosamente e indubitabilmente, “Murder By Death” (1976), da noi conosciuto come “Invito A Cena Con Delitto”.
E non dimentichiamo tutti gli episodi (tranne uno) di “Murder, She Wrote” AKA “La Signora In Giallo” AKA il trionfo della sensualità ormonalmente devastante di una Angela Lansbury sempre più sex symbol.

Perché ha stufato
Intendiamoci, non c’è nulla di male nell’omicidio, anzi spesso può essere divertente da praticare e, in misura minore, da guardare. Ma TRENTA titoli nuovi solo quest’anno? Io posso capire che anche (peschiamo a caso) Paul Dusatko debba lavorare, povero tato, ma seriamente (citiamo letteralmente): “Un surfista schizofrenico si rende conto di stare per impazzire dopo aver ereditato un bar messicano”?
E poi, chi cazzo è Paul Dusatko?

(ve lo diciamo noi: The Cave (2005) (consultant: climbing), questo è l’apice della sua carriera)
[PAGEBREAK] 3, ovvero Un molto ben accetto contributo esterno.

La parola
“The”.

Le occorrenze
State scherzando? Sono assolutamente TROPPE! Ma dateci tempo di spiegare.

La prima occorrenza
Eddai! Ovviamente non andremo mai a spulciare L’INTERA STORIA DEL CINEMA alla ricerca di!

L’ultima occorrenza
Allora, ci date il tempo di spiegare dove vogliamo arrivare o dovete per forza STARE ADDOSSO?

I peggiori
Che noia. Eccovene qualcuno: “The Eye” (2008), “The Grudge” (2004), “The Haunting In Connecticut” (2009), “The Passion” (2004), “The Orphan” (2009), “The Gift” (2000).

Le eccezioni
I The The erano un gran gruppo.

Perché ha stufato
Ecco perché:

Psychocandy. dice: (16:23:32)
Mi serve una mano per una cosa.
Colui che ha dato il contributo esterno dice: (16:23:36)
vai
Psychocandy. dice: (16:24:10)
Pensa ai titoli dei film che senti in giro, vedi al cinema bla bla. Quali sono le parole che si usano più spesso, tanto che appena vedi un film con quella parola nel titolo pensi “che palle, ancora”?
Colui che ha dato il contributo esterno dice: (16:24:17)
*faccina stupita*
Colui che ha dato il contributo esterno dice: (16:24:18)
allora
Colui che ha dato il contributo esterno dice: (16:24:20)
The
Psychocandy. dice: (16:24:23)
asd
Colui che ha dato il contributo esterno dice: (16:24:29)
no davvero
Colui che ha dato il contributo esterno dice: (16:24:34)
gli horror con The + sostantivo
Colui che ha dato il contributo esterno dice: (16:24:38)
The butter – terrore dal frigo
Colui che ha dato il contributo esterno dice: (16:24:44)
The Grudge
Colui che ha dato il contributo esterno dice: (16:24:45)
The Ring
Psychocandy. dice: (16:24:46)
AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH
Psychocandy. dice: (16:24:52)
Cazzo geniale, aggiudicato.
Colui che ha dato il contributo esterno dice: (16:25:00)
ed è un genere specifico, cazzo
Colui che ha dato il contributo esterno dice: (16:25:07)
l’horror brutto asd
[PAGEBREAK] 2.

La parola
“Movie”.

Le occorrenze
Quasi 1500 secondo Imdb.

La prima occorrenza
Nel 1915 uscirono una decina di film con la parola “movie” nel titolo. In fondo il cinema era ai suoi esordi, aveva appena scoperto di esistere e stava dando il via a profonde riflessioni sulla sua essenza, la sua natura, la sua identità. Scegliamo di citare “The Nightmare Of A Movie Fan”, un film con Beatrice Van che parla di BOH!

L’ultima occorrenza
“Sex Movie” (2009), che ci consente peraltro di accennare il motivo per cui questa parola è così in alto nella nostra lista. Ecco l’accenno: stiamo parlando di un vizio molto italiano, e quando questa rubrica sarà diventata famosa, pronta per essere pubblicata come bestseller e distribuita nelle librerie di tutto il mondo, questa voce in particolare andrà emendata o sostituita. Quindi, fortunati che la leggete già oggi, salvatevela da qualche parte, e tra dieci anni potrete dire all’affascinante ragazza incontrata in un sushi bar che “eh, mi ricordo quando uscì quello che oggi è il capitolo 47 del libro, io ero lì, davanti allo schermo, e bevevo avidamente quelle parole di saggezza. Era il 2009, l’erba era più verde, l’aria più pulita e il sesso più sporco”.

I peggiori
Secondo indizio: qualsiasi film che nel titolo originale NON comprenda la parola “movie”. Ci state arrivando da soli, sì?

Le eccezioni
“Silent Movie” (1976), nello Stivale conosciuto come “L’ultima follia di Mel Brooks”. Dice che da allora l’amico Mel tiene sempre una mano sui coglioni.

Perché ha stufato
OK, ci siamo. Possiamo dirlo. Il momento è quello giusto. Siamo arrivati al limite. Urliamolo al mondo.
CI SIAMO ROTTI I COGLIONI dei traduttori italiani che prendono QUALSIASI parodia arrivi dall’America, ne cancellano, eliminano, obliterano il titolo e lo sostituiscono con “XXX Movie”. Fino a “Scary Movie” poteva andare bene, anche se sfugge il motivo per cui, a fronte di miliardi di film il cui titolo è stato tradotto per venire incontro all’ignoranza degli italiani, questo sia stato mantenuto in originale. MA! Facciamo finta di nulla. Ignoriamo anche le colpe degli americani, che non contenti del successo del primo hanno pensato di spremere la franchigia fino al midollo inventando fantasiosissimi titoli quali “Scary Movie 2″ e “Scary Movie 3″. Quello su cui non possiamo soprassedere è la mania di utilizzare quel dannato “movie” per OGNI FOTTUTA TRADUZIONE di una parodia.
“Sex Drive”? Traduciamolo come “Sex Movie In 4D”.
“Meet The Spartans” (2008)? Meglio, molto meglio “Epic Movie”.
Attendiamo con pazienza “Movie Movie” (2012, all’incirca verso dicembre).

E quando pensi che non possa andare peggio, ci si mettono gli americani stessi! “Disaster Movie” (2008)? “Extreme Movie” (2008)? “Not Another Tolkien Movie” (2004)? “Hannah Montana: THE MOVIE” (2009)?
Signor Cinema di Hollywood, Le svelerò un segreto: se andiamo al CINEMA sappiamo già che andremo a vedere un FILM (= MOVIE). Vede, Shakespeare non ha mai scritto “Romeo And Juliet: THE PLAY”, né Beethoven ha mai scritto “9. Sinfonie in d-Moll op. 125: DIE SINFONIE”. Forse, signor Cinema di Hollywood, quando Lei si reca nel talamo con sua moglie annuncia a gran voce: “Ciao, cara, ecco in arrivo il mio pene: IL PENE”?

Tutto ciò ci fa sentire mortalmente stupidi, e a noi non piace sentirci mortalmente stupidi.
[PAGEBREAK] 1.

La parola
“Love”.

Le occorrenze
Quasi 8000 titoli, secondo Imdb. E chi siamo noi per smentire Imdb?

La prima occorrenza
“Love At 55″ (1900), con della gente in bianco e nero. C’è un anziano con una parrucca, un’anziana con una parrucca e alcuni equivoci. Se l’avete visto sentitevi liberi di contattarci. Siamo curiosi.

L’ultima occorrenza
“Love Happens” (2009), con Aaron Eckhart, Jennifer Aniston, Martin Sheen. Parla di Harvey Dent prima che gli succedesse quella brutta cosa. Parla anche di Jennifer Aniston dopo che le è successa quell’altra brutta cosa. In qualche modo non meglio specificato i due si innamoreranno e faranno sesso, alla fine. Poi Harvey Dent si trasferirà a Gotham City e Jennifer Aniston avrà delle crisi isteriche e piangerà e invocherà il nome di Brad Pitt – ma questo, pare, sarà il sequel.

I peggiori
“Love Actually” (2003), “Are You Ready For Love?” (2006), “Love Is Eternal While It Lasts” (2004) – e altri 7000 e passa. Con chi? Andateveli a cercare, noi non vogliamo saperne nulla.
E poi quello sulla danza citato all’inizio. L’avete notato? “Love” e “dance” nello stesso titolo. FATALITY.
Ah già, dimenticanza! “Scusa Ma Ti Chiamo Amore” (2008). Dobbiamo spiegarla?

Le eccezioni
Poche. Vengono in mente “From Russia With Love” (1963), nel quale, sorpresa!, la parola “love” è pretestuosa. Oppure “In The Mood For Love” (2000), che fa schifino ma lo fa in modo artistico e sicuramente apprezzabile da tutti coloro che amano Herman Hesse, Paulo Coelho e, supponiamo, gli eccidi di massa. Poi, ovviamente, “Love And Death” (1975), di e con Woody Allen, e “Doctor Strangelove” (1964) di Stanley Kubrick.

Perché ha stufato
Ah! L’amore! Gioco di sguardi, mani che si sfiorano, intesa, complicità, palpitazioni e farfalle nello stomaco – una meravigliosa mascherata che ha come scopo ultimo il riuscire a farsi una sana scopata.
L’amor che move il Sole e l’altre stelle, e che move anche le ragazzine in fregola accompagnate dai loro riluttanti chaperon; l’amor che move le casalinghe disperate in cerca di evasione, i romantici in cerca di sogni e i single in cerca di un buco dove ficcarsi. Move alle lacrime financo maschi palestrati e irsuti misantropi, poiché l’amore è il motore del mondo, ciò per cui viviamo, lottiamo, piangiamo e, a volte, moriamo. E allora cosa c’è di male? In fondo…
[PAGEBREAK] … in fondo sappiamo tutto sull’amore. E anche voi che leggete sapete tutto sull’amore. Tutti, TUTTI!, sanno tutto sull’amore. Se ci sediamo sul divano di casa, popcorn in una mano, birra nell’altra, e poi ci accorgiamo che il telecomando è sull’altro divano, e allora ci alziamo e andiamo a recuperarlo, e ci sediamo di nuovo sul divano, e ci rendiamo conto che se non mettiamo il DVD nel lettore non vedremo mai un cazzo, e allora ci ri-alziamo e andiamo a prendere il nostro bel DVD, e intanto la birra s’è sgasata e i popcorn si sono raffreddati, ma noi, sì, NOI! abbiamo finalmente acceso la TV e il lettore DVD e stiamo guardando la schermata iniziale di “Loving Love In The Mood For The Love Of Love”, nuovo film di e con Jennifer Love Hewitt, colonna sonora a cura dei Love, comprendente una fenomenale cover di “All You Need Is Love” intitolata “All-er You Need Is More Love Than Ever”, e siamo pronti a vivere la dolce storia d’amore tra Jennifer Love Hewitt, cameriera in un Winky’s ma con ambizioni di poetessa e amante del cinema polacco degli anni ’40, e il burbero dal cuore d’oro interpretato da un redivivo Lyle Lovett, ecco… ECCO! che sappiamo già TUTTO del film che stiamo per vedere, e ci annoieremo per un’ora e ventinove minuti in attesa del bacio finale, che ci farà tirare un sospiro di sollievo profumato di piacere e nostalgia e popcorn freddi e birra sgasata.
Vi basta?

(E ricordate! Da ora in avanti questa rubrica avrà regolare cadenza bisettimanale!)

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