Home > Recensioni > A Place To Bury Strangers: Onwards To The Wall

Tranquilli ché ci seppelliamo da soli

“Onwards To The Wall”, ovvero: i Place To Bury Strangers che si danno una testata contro il muro e continuano finché qualcuno non li ferma.
Cinque brani in cui i protagonisti sono i riff pesanti (perché vanno in loop come le capocciate sui mattoni) di chitarra distorta, in mezzo ai quali si confonde la voce (anch’essa non esente da interferenze distruttive) di Oliver Ackermann. Questo è il nuovo EP della band.

C’è ancora lo shoegaze, benché ottenebrato dal ben più presente noise rock; c’è una voce femminile che sbuca all’improvviso; ci sono risentimento e pessimismo, manco si tornasse al periodo buio dei Cure e di tutti quei gruppi che si esibivano mogi negli anni ’80.

A Place To Bury Strangers, vi facciamo pat-pat sulle spalle.

Che poi a guardare bene voi siete pure bravi, eh. Nel senso, uno che non vi ha mai sentiti ma che apprezza le cose post-punk tinte di nero di sicuro se si mette ad ascoltare l’EP fa il balletto di Snoopy quando è felice. Però ecco, siete un po’ sempre uguali a voi stessi e soprattutto RIPETITIVI fino alla morte.
Dai, elaborate novità vere per il futuro.

Pro

Contro

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