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A proposito di Dave…

La strepitosa data di Lucca, tre ore e mezza di pura estasi sonora di cui potete trovare testimonianza nel recentemente pubblicato box-set “Europe 2009″, ha segnato indelebilmente il rapporto tra la Dave Matthews Band ed il pubblico italiano, un rapporto catalizzato dalla nota petizione lanciata da CON-FUSION e che finalmente si concretizza in un vero tour che esordisce questa sera al PalaSharp di Milano.

Il pubblico affluisce all’interno del palazzetto con lenta ma costante progressione fino a riempirlo quasi completamente, mentre l’atmosfera viene riscaldata dagli Alberta Cross, quintetto multinazionale di stanza a Brooklyn che opera sotto l’ala protettiva di Dave Matthews. Il loro rock di stampo classico che spesso e volentieri mostra guizzi alternative e derive blues ben si adatta alla serata ed al gusto dei presenti, che infatti mostrano di gradire non poco. Segnatevi il nome, ne sentiremo parlare ancora.

Sono da poco trascorse le 20:30 quando Dave Matthews porta la sua splendida creatura musicale sul palco del Pala Sharp, scatenando l’entusiasmo di un’audience letteralmente affamata. Ironicamente, il concerto cade in pieno aftermath sanremese. Come dire, San Davide salvaci da principi, pupi e abomini da reality show.

“Proudest Monkey” vara uno show la cui scaletta vede una massiccia presenza di estratti dal recente “Big Whiskey & The GrooGrux King”, tra cui si insinuano un paio di cover e perle più o meno recenti di una discografia invidiabile, pescando dalla quale difficilmente si sbaglia. Certo che lo status di culto a cui la band è assurta genera nei seguaci le tipiche reazioni da fan, ed è divertente origliare i commenti di chi abbiamo attorno quando il turbinio musicale in cui il feeling, l’improvvisazione o più semplicemente l’impatto viscerale che questi signori di Charlottesville trasfondono nella loro esibizione, prendono le sembianze di questo o quel brano, suscitando quella gioia o quella delusione che ogni singolo fan vive secondo la propria percezione ed i propri desideri. Per band di questa caratura non può esistere la scaletta perfetta, soprattutto quando questa è solo un’ottima scusa per salire su di un palco e suonare, suonare, suonare.

Due ore e quaranta minuti di concerto scorrono via fin troppo velocemente, trascinate dall’ennesima performance stellare di quella che viene (giustamente) citata tra le migliori live-band in circolazione. Volendo cercare il pelo nell’uovo, potremmo dire che si è trattato di uno show a doppia marcia: più raffinato e meno d’impatto nella prima parte, decisamente più sostenuto e travolgente nella seconda. Chapeau al cubo per Carter Beaudford, semplicemente devastante.

Onestamente avrebbe avuto poco senso aspettarsi una seconda Lucca. Che, paradossalmente, ha fissato uno standard difficilmente ripetibile in seno ad un tour come questo, ma che inevitabilmente istiga al paragone. E sotto questo punto di vista, non fatichiamo a comprendere quell’oncia di delusione che traspare da quei “si, però a Lucca…” percepibili tra le frange più oltranziste dei fan.

Proudest Monkey
Satellite
You Might Die Trying
Funny The Way It Is
Seven
Squirm
Crash Into Me
So Damn Lucky
Lying In The Hands Of God
Why I Am
Dancing Nancies
Shake Me Like A Moneky
Jimi Thing
Burning Down The House
You And Me
Don’t Drink The Water
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Baby Blue
Everyday
Ants Marching

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