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A Roma “Glow” unplugged

Torna finalmente in Italia Kaki King, compositrice statunitense e regina incontrastata del fingerstyle, con un tour di ben sei appuntamenti.

Il 7 novembre è la volta di Roma, e la scelta della location è a dir poco inusuale – ma non per questo inadatta. Dopo l’Auditorium Parco della Musica, stavolta la musicista di Atlanta arriva al Blackout Rock Club (locale di riferimento per la scena alternativa della capitale) che per l’occasione si è reinventato in una nuova dimensione. Lo spazio solitamente occupato dal pubblico in piedi è stato, infatti, allestito come un enorme salotto, cercando di ricreare un ambiente intimo e confortevole grazie alla presenza di numerosi divanetti in pelle.

Dopo un’introduzione raccolta, con le esecuzioni di Livia Ferri (piacevole rivelazione) e Vera di Lecce, poco dopo le 22.30 finalmente arriva lei, la protagonista indiscussa della serata. Kaki si presenta come sempre, adorna solo della sua più totale semplicità.

L’allestimento sul palco è scarno, essenziale: una sedia al centro e diverse chitarre tutt’intorno sono i soli elementi presenti ed illuminati dai riflettori. Timidi sorrisi appena accennati e poche parole, poi al via lo spettacolo che propone l’esecuzione di “Glow” in versione unplugged.

Dando uno sguardo alla carriera di questa straordinaria chitarrista, “Glow” risulta essere l’album della svolta, quello della consacrazione di Kaki King. Dopo un periodo di stasi con la produzione di alcuni Ep, finalmente “Glow” ha visto la luce con una completezza strutturale sorprendente. Sarà il fascino di questo nuovo lavoro o la bravura di Kaki? Difficile scegliere.

Ad ogni modo, ciò che conta è che l’atmosfera al Blackout è raccolta, il pubblico attento e colpito. Gli occhi sono puntati sullo scorrere veloce delle dita che pizzicano, battono e tirano le corde di diverse chitarre. Ad ogni pezzo cambia lo strumento ed ogni brano è suonato senza plettro. Si percepisce un rapporto totalitario di controllo e maniacale perfezione durante l’esecuzione. Kaki stessa si muove poco, piega lateralmente la testa per ascoltare le melodie che sta eseguendo, socchiude gli occhi e si lascia trasportare dagli arpeggi.

È un atteggiamento confidenziale che crea un’atmosfera unica e surreale, riuscendo a fondere in un grande ed unico essere sé stessa e il suo pubblico, racchiudendo il tutto in un abbraccio sonoro che torna all’orecchio morbido, caldo e pulito. La musica è nel cuore di Kaki e di ogni persona presente e, anche se quando il concerto se ne vorrebbe ancora, una nota la porta ognuno via con sé.

Great Round Burn
Bone Chaos In The Castle
Holding The Severed Self
Fences
Cargo Cult
Kelvinator, Kelvinator!
Streetlight In The Egg
Bowen Island
Wrong Thing
Carmine St.
Playing With Pink Noise
Goby
Night After Sidewalk
The Fire Eater
King Pizel
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