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A Scandinavian Portrait

20 anni di carriera: “Blackwater Park – Legacy Edition”.
Il 2010 segna il ventennale della carriera di uno dei gruppi più talentuosi e dallo spessore artistico più singolare di tutta la scena death metal: gli svedesi Opeth, grazie ai quali il genere, nel suo percorso evolutivo, si è trasformato in prog-death metal, con influssi ibridi stoner rock e prog delle origini (vedi gli evidenti richiami ai Pink Floyd).
Nel corso di questi 20 anni, il gruppo capitanato da Mikael Åkerfeldt si è distinto per originalità e tecnica, diventando una delle certezze più solide del panorama scandinavo. Gli album che hanno sfornato e che, all’inizio, sono stati apprezzati con non poche difficoltà, sono stati considerati in un certo qual modo eccessivi, data la lunghezza totale complessiva e delle singole canzoni, che sfioravano i 10 – 12 minuti.

Cosa ha spinto la band a pubblicare, fra tutti i loro lavori, proprio una versione speciale di “Blackwater Park”, su tutti i loro lavori? Secondo Åkerfeldt, “l’album non è il migliore, né il più bello o il più brillante, ma ha quel qualcosa che gli altri non hanno”. Questa versione speciale include alcune rarità, quali una versione live di “The Leper Affinity” e un DVD che contiene il documentario del making of del’album con interviste ai vari membri del gruppo, datate 2000 e riprese negli studi di registrazione. Nelle note del booklet il frontman racconta di aver rubato il titolo dell’album ad una band tedesca in stile Deep Purple. Inoltre, questo lavoro, a detta sua, contiene alcuni dei classici della band, come “Bleak”, “The Leper Affinity” e “Harvest”.

Gli inizi
Ripercorrendo la loro storia, è nel 1992 che muovono i primi passi con “Orchid”, a cui segue nel breve periodo “Morningrise”, due lavori che li portano in concerto con Impaled Nazareth prima e Cradle Of Filth e Morbid Angel poi, assicurandosi una buona dose di pubblico e fama in tutta Europa. Purtroppo, a causa di un periodo di crisi interna, la loro carriera sembra arrestarsi, portandoli addirittura allo scioglimento (temporaneo).
Tuttavia, dopo un anno, il combo svedese si rimette insieme con nuovi musicisti, rientra in studio e produce “My Arms, Your Hearse”. Il cd segna anche l’inizio del cambio di rotta stilistico della band, che inserisce nelle tracce death delle spruzzate di prog, conferendo al risultato finale un sound più doom rispetto ai precedenti. La svolta definitiva arriva nel 2001, quando esce quello che sembra essere il suo maggior successo, ovvero “Blackwater Park”, che li rende definitivamente famosi agli occhi della stampa mondiale.

L’evoluzione: “Deliverance” e “Damnation”.
Nel 2002 assistiamo ad un’altra svolta nel processo evolutivo della band, che decide (su consigli esterni) di dedicarsi a scrivere due album simili come se fossero le due facce di una stessa medaglia. È così che, pur avendo un bugdet limitato, vedono la luce “Deliverance” e “Damnation”: il primo molto death metal, il secondo più prog con sonorità pulite e richiami seventies decisamente forti. In seguito a “Damnation” e alla successiva tournée, esce il loro primo DVD, “Lamentations (Live At Shepherd’s Bush Empire 2003)”, che raccoglie il meglio delle date live a supporto di questi due album. Considerata una band che ha sempre cercato di fondere più stili musicali, questa prova dimostra che la sperimentazione e la ricerca della perfezione stilistica non hanno mai fine. Le atmosfere che si respirano in “Damnation” sono semplicemente uniche e lasciano l’ascoltatore di stucco di fronte a tanta bellezza poetica.

Da “Ghost Reveries” a oggi…
Purtroppo, i momenti di grazia non durano per sempre e il batterista Martin Lopez abbandona la band prima delle registrazioni di “The Ghost Reveries”, sostituito in primis da Gene Hoglan e poi da Martin Axenrot. Da qui a poco la formazione subirà ancora cambiamenti ma, non perdendosi d’animo e con la loro invariata voglia di sperimentare, gli Opeth entrano in studio e registrano la loro ultima fatica, “Watershed” che vede per la prima volta la presenza di una voce femminile nella band.

La continua evoluzione e ricerca del sound più adatto per dar voce al proprio stato d’animo, lo sforzo di dare emozioni con il semplice suono di una chitarra acustica, rendono gli Opeth una delle più grandi band di oggi, e “Damnation” lo dimostra con tutta la sua malinconia, cosa che lo rende unico nel genere e molto apprezzato. Gli ultimi due anni hanno rappresentato per la band dei passi importanti, con la partecipazione al Prog Nation Tour in compagnia dei Dream Theater, mentre il 2010 vede la band festeggiare i primi vent’anni di carriera, anniversario che la casa discografica e il gruppo ha deciso di celebrare con un’uscita speciale del capolavoro “Blackwater Park-Legacy Edition”. Il resto, come si dice, è storia…..

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