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A tavola

L’unità d’Italia e la patria intesa come una comunità aperta e senza barriere sono stati il tema della quarta edizione di Poiesis, il festival dedicato alle arti nato a Fabriano nel 2008.
Ferzan Ozpetek incontra il pubblico e il curatore della sezione cinema del festival Tatti Sanguineti nella bella cornice del Museo della carta e parla di quanto i concetti di condivisione e accoglienza siano centrali nel proprio cinema.

Il regista di origine turca commenta la scena della tavolata finale di “Mine Vaganti“: «Nel film torno due volte sull’ambiente familiare della tavolata, all’inizio e alla fine, mi piace che nelle mie storie ci sia un elemento di ciclicità. In questo caso c’è l’accettazione di un figlio da parte del genitore, non parlo però solo di sessualità: i genitori si tormentano sempre pensando “cosa farà mio figlio?” ma raramente si domandano “mio figlio è felice?”».

“Le Fate Ignoranti” è uno dei tuoi film più amati e, proprio grazie alla sua popolarità, non è azzardato dire che abbia contribuito ad innescare dei processi positivi di apertura e dialogo nel Paese.
Ricordo la lavorazione di “Le Fate Ignoranti” come un momento molto felice della mia vita: non c’era ancora stato l’11 settembre, in Italia e nel mondo si respirava un’atmosfera diversa da quella in cui viviamo immersi oggi. Ci trovavamo talmente bene sul set da essere dispiaciuti, ogni sera, che un’altra giornata di lavoro fosse finita. Gli argomenti che mettevamo in scena – il cibo, la sessualità, i rapporti d’amore e d’amicizia – ci regalavano un grande entusiasmo.
Realizzare “Le Fate Ignoranti” ora sarebbe incredibilmente più difficile.
L’uscita del film fu inizialmente ritardata di due mesi e infine arrivammo nelle sale con appena 40 copie; in poco tempo si creò un passaparola contagioso, le copie diventarono 200 e tutt’oggi “Le Fate Ignoranti” è, tra i miei titoli, quello che vende meglio in dvd.
Fu un successo improvviso ed entusiasmante: andavo al bar e sentivo le persone parlare del mio film, “è meraviglioso, devi vederlo”. Il mio nome era sull’elenco telefonico e sul citofono così spesso ricevevo regali e segni di gratitudine dagli spettatori. Mi arrivò persino una scatola di pizze.

Si stava meglio prima, insomma. E oggi?
Sento una forte diffidenza e ristrettezza di sguardo che chiaramente si ripercuote negativamente soprattutto sulle giovani generazioni. Le difficoltà agli esordi sono sempre esistite, però negli ultimi anni manca il desiderio di investire, di rischiare e tutto ruota intorno al dio denaro, così se un ragazzo ha una buona idea che però sulla carta non funziona è quasi impossibile trovare il modo di portarla a termine. E poi anche un pizzico di fortuna non guasta:
Il Bagno Turco“, ad esempio, fu molto visto anche all’estero, girò per festival e mi regalò un’immediata visibilità.
Per quanto mi riguarda, non farei il produttore in prima persona, sarebbe un lavoro completamente diverso, però leggo i nuovi soggetti, cerco di dare qualche consiglio agli aspiranti registi e sceneggiatori: innanzitutto essere pratici, elastici e sapersi adattare. I limiti e la mancanza di mezzi stimolano la creatività, l’ho sperimentato in prima persona.

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