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A-Tube: Incontro con Bruno Bozzetto

Il primo giorno della manifestazione A-tube è stato interamente dedicato a un genio indiscusso del cinema di animazione italiano: Bruno Bozzetto.
Chi non conosce Bozzetto ha comunque visto sicuramente i suoi personaggi e la sua animazione, magari navigando su internet, chi invece è un vero appassionato del settore, non può che considerarlo come un semidio, un vero mito vivente!
Nell’affollatissimo café del Multisala Impero di Varese, dove si è svolta l’inaugurazione della rassegna, l’agitazione sale e lo sguardo vaga alla ricerca del grande ospite!
E finalmente eccolo apparire: non un superuomo erculeo alla Vip, ma un semplice e distinto signore, piccolo e dagli occhietti furbi e vivaci, cordiale e disponibile, che ispira subito una grande simpatia: insomma l’incarnazione perfetta del suo Signor Rossi (calvizie a parte!).

A lui l’onore di inaugurare il festival e di affrontare il curioso pubblico di A-tube nel primo incontro previsto dal programma, dopo la visione del lungometraggio “West And Soda”.
Ed è proprio da “West And Soda” che Bruno Bozzetto inizia il suo intervento, raccontando divertenti episodi relativi alla realizzazione del film, e descrivendo, con una vena di malinconia, il clima di grande creatività e libertà che si respirava a quei tempi.
“Bisogna considerare – ricorda Bozzetto – che in quegli anni eravamo un po’ nel far west nel campo del disegno animato: non c’erano libri, non si conoscevano altri film oltre a quelli di Disney, e quindi era tutto un mondo nuovo da scoprire.
“West And Soda” è stato fatto in buona parte con passione e entusiasmo ma soprattutto con incoscienza: non sapevamo neppure cosa significasse fare un lungometraggio, eppure lo abbiamo affrontato e siamo riusciti ad arrivare alla fine”.

All’entusiasmo degli albori si aggiungeva anche la possibilità, in qualità di produttore dei suoi film, di fare i cambiamenti e di prendere tutte le decisioni che voleva, incondizionatamente. Oggi un percorso del genere è impossibile, la libertà dell’artista è imbrigliata e limitata da costi, esigenze e interessi troppo elevati e insormontabili.
Il racconto di Bruno Bozzetto continua, intervallato dalle domande di Giorgio Ghisolfi, ideatore del Festival, descrivendo l’amore per la semplicità e la purezza del disegno, la grande capacità di sintesi e l’elemento parodistico, a effetto sorpresa, che contraddistingue i suoi lungometraggi.

Divertente è inoltre l’aneddoto che svela la vera nascita del Signor Rossi, il personaggio più famoso di Bozzetto:
“A Bergamo c’era un festival dell’arte, e arrivavano cortometraggi da tutto il mondo. Mandai anche un mio cortometraggio, che fu immediatamente rifiutato. Questo film prese poi parecchi premi in Francia, Inghilterra e Germania. La cosa non mi fece molto piacere, anche perché in questo festival c’erano dei film orrendi.
Mi venne quindi l’idea di raccontare questa storia: creai un personaggio, il Signor Rossi, che diventa pazzo per realizzare un film, fa lavorare la moglie, distrugge la casa, sta sveglio la notte per montarlo, si sacrifica per terminarlo, lo manda al festival e viene rifiutato. Allora dalla rabbia distrugge il film, lo calpesta, lo perfora, lo butta in mezzo alla vernice, poi lo ripropone al festival e vince l’Oscar.
Non so quanto sia stato istintivo o voluto, comunque il Signor Rossi, personaggio di questo film, è nato dalla caricatura del direttore del Festival che rifiutò il mio corto”.

Oltre al Signor Rossi, che è diventato l’eroe sfortunato di molti episodi di grande successo, Bozzetto presenta i suoi ultimi lavori: “PsicoVip”, che vede il ritorno di MiniVip, protagonista del film “Vip Mio Fratello Superuomo” del 1968, alle prese con uno strampalato psicologo che cerca di curare i suoi complessi di inferiorità, e la serie in flash prodotta dalla Disney e intitolata ‘Bruno The Great”, che propone sketch divertenti e esilaranti destinati a un pubblico infantile.

L’intervento di Bozzetto si conclude descrivendo, con una punta di amarezza e pessimismo, l’attuale situazione del cinema d’animazione italiano, che, pur offrendo un panorama ancora ricco di artisti e di idee, si trova a dover affrontare, oltre alla scarsa lungimiranza dei produttori italiani, lo strapotere assoluto della produzione americana, e ne esce inevitabilmente perdente.

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