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A tutta forza

La Brunori Sas gioca in casa e piazza il concerto a Bonifati, tra le palme del Chichiri Beach, locale vista mare pochi chilometri più a nord della ormai famosa Guardia Piemontese. Da un lato il sinuoso frusciare delle onde, dall’altro lo sferraglio dei treni. A mezza via il palco, già colmo di strumenti, alcuni anche piuttosto improbabili. Guadagna la transenna il “reparto geriatrico”, come lo definirà lo stesso cantautore, con mamma Brunori e svariati parenti che le elementari le hanno finite da un pezzo. Completano la prima fila un Senatore e alcuni fan di Drupi, che forse hanno sbagliato concerto.

A mezzanotte i piatti del DJ, per nulla discotecari e sorprendentemente grondanti di Police e Ramones, si fermano. Il socio accomandatario e gli accomandanti cominciano a mostrare i prodotti della loro azienda. Nello specifico, i pezzi di “Vol. 2: Poveri Cristi”, secondo episodio discografico della band, con quella sua scrittura “amara e speranzosa, solo apparentemente tragica”.

Si parte “Fra Milioni Di Stelle” e il calore della band irradia l’atmosfera fresca e festaiola. Brunori non offre un concerto ma uno spettacolo. Azzera la distanza col pubblico, gli si mette di fianco e lo prende un po’ per il culo, come si fa con i vecchi amici. Fa altrettanto con se stesso e le sue canzoni, non smettendo mai di sottolineare quanto siano terribili e banali, in una parola “normali”.
Qualcuno gli grida “fai (qualche canzone di) Ligabue!” e lui risponde divertito “maledetto!”. La scaletta ricalca le montagne russe, con quell’alternanza litio/adrenalina che è un saliscendi di emozioni.
Gli occhi timidamente rivolti al cielo quando canta “com’è triste il Natale, senza mio padre” (da “Come Stai”), la dolcezza di “Una Domenica Notte”, le paturnie dell’emigrante meridionale (“Rosa”), la forza esplosiva di “Animal Colletti” e “L’Imprenditore”. E valzerini, twist. Fino a che l’introduzione di “Nanà” rimanda al Brunori cabarettista: “Adesso vi faccio una canzone con cui ho vinto molti premi e francamente non capisco il perché, dato che per ¾ il pezzo fa nanà e nell’altro ¼ ho scritto scemenze adolescenziali“.
C’è anche spazio per maghi e fattucchiere – il talento locale Nino Strano gliene renderà merito – per un elogio al taglio di capelli del tastierista Dario Della Rossa e alcune schitarrate alla guitar hero, “perché mica sa farlo solo Alex Britti!”.

Nessuno sapeva quale canzone avrebbe aperto la serata ma tutti intuivano quella che l’avrebbe chiusa: “Guardia ’82”. Peccato che su questo pezzo nessuno sia riuscito a sentire la voce di Brunori, tanta era la veemenza e la passione con cui il pubblico urlava il suo inno nazional popolare, la canzone sulle onde della quale è inevitabile buttare le corde vocali oltre l’ostacolo.

La serata finisce e consegna agli appagati avventori la sua verità: in quest’Italia in crisi, c’è solo un’azienda che va a tutta forza. È la Brunori Sas.

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