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A volte ritornano… e meno male!!

Alzi la mano chi non ha mai canticchiato “To Be With You” sotto la doccia o alla propria bella, o chi non ha mai sfrecciato in macchina con “Colorado Bulldog” nell’autoradio, o chi non ha pogato come un pazzo al concerto di Milano del 2009. È questo l’effetto che fanno i Mr. Big, tornati da un paio d’anni alla ribalta della scena hard rock e in formazione originale, dopo più di sette anni di silenzio.

La band di Eric Martin e Co. si è riformata con un annuncio ufficiale ad una radio giapponese durante il programma “Heavy Metal Syndicate by Koh Sakai”, cui è seguito un minitour nel Sol Levante, dando il via a quella che forse è una delle reunion più gradite e inaspettate del panorama rock. Ma se all’inizio sembrava fosse destinato a durare lo spazio di qualche data in Asia, il sodalizio artistico della band americana ha rivelato invece delle fondamenta solide e si proietta nel futuro, come testimonia l’album “What If..” uscito in questi giorni in Italia. I quattro sono in gran forma e sembrano essere passati solo pochi mesi da “Lean Into It” (1991), tanto è fresco e potente il suono del ritorno. Lungi dal riproporre qualcosa di nostalgico o un tentativo di recuperare il tempo che fu, l’energia che sprigiona nel 2011 è genuina e riproietta direttamente i fan ai primi anni ’90.
Ma che hanno fatto i Mr. Big in questi anni?

2002: Lo scioglimento
I Mr. Big sono in realtà una super band formata da star che vantavano una lunga carriera solista che, intorno al 2002, decisero di riprendere. Le costanti tensioni con Billy Sheehan minarono la stabilità della band, che si sciolse dopo un’ultima, rosicata tournée d’addio in Giappone.
Eric Martin proseguì con la sua Eric Martin Band, riscuotendo un grosso successo in Asia e in Sud America. Nel 2004, poi, collabora con i TMG (Tak Matsumoto Group) del chitarrista giapponese più famoso al mondo. Poi, si dedica a numerosi progetti solisti, collabora con diverse band e fa un tour di due anni, quando inizia a balenare l’idea di riformare i Mr. Big.
Paul Gilbert aveva lasciato i Mr. Big già nel 1997, per continuare la sua carriera solista. Infatti, rientra nei suoi Racer X, che peraltro non aveva mai sciolto, e partecipa ad altri progetti, fra cui l’edizione 2007 del G3 (con Joe Satriani e John Petrucci), il super combo dei Yellow Matter Custard, che, come suggerisce il nome, è una cover band dei Beatles, con Mike Portnoy e Neal Morse (ex Spock’s Beard) fra gli altri membri. Gilbert sembra amare particolarmente partecipare alle tribute band, dato che si lancia in un progetto dedicato ai Led Zeppelin e, soprattutto, ad un tributo agli Who con Portnoy, Gary Cherone e Billy Sheehan.
Billy Sheehan: del geniale bassista dei Mr. Big si sono perse un po’ le tracce nel periodo di separazione della band. Si sa infatti che ha collaborato intensamente con Steve Vai, ha inciso un paio di album solisti e partecipato a jam session di numerosi musicisti, sempre accompagnato dal suo fedele Yamaha ATT LTD2 (o “The Wife”, come lo definisce affettuosamente).
Pat Torpey si è occupato principalmente di clinic, di laboratori e di proseguire la carriera di insegnante di batteria, oltre a partecipare a centinaia di collaborazioni, soprattutto a livello di jam session.

La reunion
Paul Gilbert è stato il principale fautore del ritorno dei Mr. Big. Il talentuoso chitarrista, che era in buoni rapporti con Billy Sheehan, ha chiamato i suoi ex compagni per riformare la band.
Così, dopo la prima uscita insieme alla House Of Blues di LA nel 2008, in cui riscoprono l’alchimia di suonare insieme, la band annuncia ufficialmente il ritorno nel febbraio 2009 ad una radio giapponese. Segue poi il solito can-can d’interviste, la pubblicazione di un greatest hits in versione CD e DVD e un tour trionfale che li porta in tutto il mondo, Italia compresa, con l’eccezionale concerto sold out all’Alcatraz nel settembre 2009. E ora, da qualche giorno, è uscito “What If….”, il nuovo lavoro dei rinati Mr. Big.
Il resto, come si dice, è storia, e in questo caso le pagine della storia dell’hard rock sono riscritte con entusiasmo da uno dei suoi esponenti più significativi. Rock on, baby!

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