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  • AA.VV.: Neurot Recordings I

    AA.VV.

    Data di uscita: 25-09-2004

    Loudvision:
    Lettori:

Un best of della produzione Neurotica

La Neurot Recordings, nata dalla follia insana dei Neurosis, ha collezionato negli anni gruppi ed opere importanti. Spesso il concetto di musica per le band della Neurot ha valore multimediale, ed ecco allora il significato di una compilation che affianca CD e DVD raccogliendo più di due ore complessive di musica sperimentale a vari livelli, assolutamente eterogenea.
L’incipit è assegnato ai Neurosis che proprio nel 2004 hanno rotto un silenzio durato anni; il brano “Burn” viene proprio dal nuovo “The Eye Of Every Storm”, battezzando l’atmosfera con vocals soffuse nei momenti più minimalisti e intimi, chitarre e voce che urlano un’armonia soffocata, allucinata e prolungata estendendosi con fatalismo e solennità nel finale. A seguire e a spiazzare l’ascoltatore arrivano gli Oxbow, ovvero la musica che ritrae “le volontà sonore ed il testamento di una umanità fallita”, che si descrivono come “la quieta strage nella strada di campagna, il tempo prima del momento in cui tutto va storto, le ultime 16 ore di quella grande storia d’amore”; il loro rock affonda nella carne con la voce di Eugene Robinson, sporca, selvaggia e delirante, oscena nell’espressione come nei testi, accompagnata da ritmiche di chitarra deviate o selvaggiamente distorte alternate a momenti di attesa scanditi da una bile corrosiva e lenta. Si cambia nuovamente ritmo e mood, che con i Grails, eccellente gruppo al momento atteso per la seconda prova di cui ci propone un assaggio con “Reprieve”. Un post-rock jazzato minimalista e melodico, di ampio respiro, immediatamente atmosferico e capace di crescere d’intensità con coerenti inserti pianistici e arpeggi chitarristici ben incastonati insieme. Gli Enablers non interrompono la continuità proseguendo con un minimalista e ossessivo indie rock, cantato in recitativo-parlato, decisamente più diretto con i suoi refrain dilatati e distorti. A seguire i Sabers, che rarefanno l’atmosfera con rifrazioni di suoni, texture chitarristiche distorte, batteria nervosamente animata con qualche elemento tribale, anticipando in parte lo stile dei Lotus Eaters che seguono con il brano “Untitled II”, armonioso intreccio di arpeggi chitarristici e di suoni prolungati come di xilofoni, una musica che suggerisce ricerca interiore ma prodotta in modo da suonare lievemente appannata, tremolante nelle frequenze più alte, come a mimare il disturbo che spesso la memoria incontra durante l’emersione del materiale rimosso nei ricordi.[PAGEBREAK]Una tranquillità più autentica ci trasporta in “Breathe” di Steve Von Till, autore di un tranquillo e minimale folk rock, costruito da una triade di note di full organ, da un accompagnamento chitarristico immediato e accomodante e da una voce molto calda. I britannici Isis ci riportano all’avantgarde, con una ritmica chitarristica malinconica attraversata da un tappeto di sottili effetti elettronici, suoni estesi, voci in dissolvenza, riverberi che aggiungono respiro e profondità immaginativa a livelli quasi cinematici. Con violenza si viene riportati in uno scenario più concreto dalla simpatica voce di Kazuyuki Kishino che ci fa sperimentare con i Zeni Geva quello che lui chiama un “progressive hardcore trio”. La cosa più notevole è sicuramente l’uso della voce e delle tipiche tonalità perentorie della lingua nipponica, inserite tutto sommato in un contesto hardcore mediocre. Mutiamo nuovamente sfera sensoriale ed entriamo nella musica dei Culper Ring (nome abbastanza orignale per un gruppo, quello cioè di un gruppo speciale di spie di George Washington all’epoca della Rivoluzione Americana), che articolano una melodia ripetitiva, ovattata e introversa di chitarra in stile Raison D’etre, e rinfrescano la sua ricorsività variando l’accento ritmico di ogni battuta e inserendo lente e sfuggevoli variazioni con strumenti ad archi e campionamenti. I Tarantola Hawk con la seguente “Untitled” spalancano invece un muro fitto e alto di distorsione monolitica e acida, prima delle chitarre elettriche, poi del noise elettronico che viene accompagnato dalle chitarre elettriche. In chiusura della prima parte di questo viaggio cinematico-musicale vi sono i Blood & Time di Scott Kelly (Neurosis) con “A Silver Ocean Storm” che cingono l’atmosfera entro dei melodici e minimali accordi psichedelici, una trama di malata bellezza che introverte e lascia spazio per il colpo finale di Jarboe con Neurosis: “His Last Words”, dal celebrato album uscito lo scorso inverno. [PAGEBREAK]Inserendo il DVD si viene accolti nella sala di un cinema di periferia, con sedie in velluto rosso, palco, sipario e quant’altro renda un ambiente tipicamente da cinema d’essai-teatro. Come già detto molte band della Neurot hanno una vocazione multimediale; il caso più eclatante è certamente quello della Tribe Of Neurots, progetto audio-visivo di visionarietà assoluta. Per non rovinare troppo la sorpresa commenterò solamente uno dei due video qui a disposizione, sotto l’impeccabile regia di Josh Graham, ovvero l’inedita “Duality”, che si esplica con trame sonore interamente catturate da rumori naturali, effetti di risonanza a frequenza costante in sottofondo, che mimano alla perfezione quelli di rifrazione di luce su superfici d’acqua; e ancora un tramonto ripreso in reverse dai colori soprannaturali, un rosso scarlatto estremamente marcato, poi il bagliore a flash di un sole coperto da un sottile strato di nubi, mentre linee sinuose di piante si vanno a costruire sull’immagine panoramica (dettaglio e forma sopra uno spazio e un’ampiezza che si vorrebbero sterminati), infine inquietanti panorami sdoppiati e speculari che mostrano la loro evoluzione dividendo lo schermo a metà come una immaginaria linea d’orizzonte. Del tutto diverso è il tenore del già famoso video di “Stones From The Sky” dei Neurosis, medesima regia, comparso nel DVD di “A Sun That Never Sets”. Il video mostra la band al di sotto di un cielo completamente coperto da nubi violacee, livide e formanti una coltre impenetrabile; un corvo simboleggia presagi di morte, e volando rivela le figure in controluce di ponti in acciaio, cavi elettrici, geometrie estese fino all’orizzonte e claustrofobiche in uno scenario post-industrial. Completamente diverso è invece l’immaginario dei Bee & Flower, gruppo newyorkese della polistrumentista Dana Schechter, che si prefigge di creare una musica indie da score cinematografico e psico-emotiva. La struttura è quella di un videoclip tradizionale, con un setting ben caratterizzato: periferia di una città nel deserto, pub notturno dove si esibiscono tiratori di coltelli e attrici fallite di cabaret, più altri elementi classici della schermaglia amorosa. Musicalmente la voce sinuosa e maliziosa di Dana suona perfetta nel miscuglio di suoni ben orchestrati, tra pianoforte, tastiere, elettronica vintage, percussioni melodiche e delicate. E poi ancora le scandalose performance dal vivo degli Oxbow, e un’altra serie solo audio di musica dal forte impatto cinematico, costruita su distese sonore, rumori d’attesa come il suono dei violini che si accordano prima dell’inizio del concerto, ed altri campionamenti per una serie di gruppi che, come gli artisti che hanno diretto i video e hanno scritto la musica per questa compilation, omaggiano l’opera complessa ma assolutamente analogica, fatta con tutto ciò che esiste in natura e quindi più autentica.
Questa compilation mette a segno un punto della situazione significativo per la Neurot Recordings: l’avere cioè raggruppato a sé compositori e musicisti, troppo spesso discontinui per il bisogno che esiste di musica come questa, votati all’avanguardia e alla creazione di opere d’arte sperimentali, dal gusto magari discutibile, ma sempre di valore. E questa collezione che garantisce longevità con le sue due ore abbondanti di materiale, assolve in pieno al compito di presentarci estratti importanti, e sufficienti a rappresentare l’operato di ogni gruppo.

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