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  • AA.VV.: Post Punk, Electro & Leftfield Disco Classics 1974-1986

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My spine is the Bassline

Terzo volume da parte della Strut, ed ennesima riverniciata della corrente a cavallo tra dancefloor e storture avant, made in New York. “Disco Not Disco”, appunto. Coerentemente agli assunti di base, il disco indaga tutta una serie di artisti la cui parabola bene o male è sempre stata tangente a quell’universo poi ricalibrato secondo le matrici garage e house. Il punto è che una compilation di questo tipo, anche in un momento storico in cui l’infatuazione per “quegli” anni continua purtroppo a imperversare, non ha semplicemente senso, soprattutto considerando che le prime due parti sono uscite a cavallo del nuovo millennio. Sarebbe molto più interessante, piuttosto, riprendere alcuni dei successi indie – e non – degli ultimi anni, e affiancare all’ascolto brani scelti dall’originale scena Eighties per ragionare sul senso e l’economia delle musiche odierne.
D’altro canto, a prescindere da considerazioni di questo tipo, brani tipo “Launderette” di Vivien Goldman, “Mind Your Own Business” dei Delta 5, “Contort Yourself” remixato da Kid Creole, e ancora gli interventi di Liaisons Dangereuses, Maximum Joy e A Number Of Names, ci ricordano cosa volesse dire il gusto per la sperimentazione e il ritmo, all’interno anche di una volontà pop. Tra bassi monumentalmente dub, scorie electro, vocals evanescenti e scienza ritmica applicata, a goderne è: a-il ricordo. b-il dancefloor. c-la riflessione criticamente sociologica.
Oggi abbiamo Kanye West, Timbaland, Daft Punk e co. Al lettore sta l’indagare le differenze, i pro e i contro.
ps. fermo restando che almeno metà delle tracce presenti sono spettacolari.

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