Home > Recensioni > Above Dark Waters

Correlati

Continua il nostro viaggio attorno al mondo nella sezione Generator + 18 di questo 44esimo Giffoni Film Festival.

Si vola su fino in Lapponia con “Above Dark Waters“, opera prima di Peter Franzèn, attore di grido della scena finlandese che abbiamo visto anche in produzioni made in U.S.A. (“CSI Miami”, “True Blood”). Il  film è tratto dal suo omonimo primo romanzo, e tratta di vicende strettamente autobiografiche.

Il piccolo Pete è ad un punto cruciale della sua giovane vita: sta per iniziare la scuola, e alle normali ansie ed insicurezze infantili si aggiunge il fardello di una situazione familiare non esattamente idilliaca.

Sua madre, Eeva, ha un divorzio alle spalle, e il suo nuovo compagno,  seppur capace di slanci di vera bontà ed affetto (soprattutto nei confronti del piccolo Pete), è un poliziotto alcoolizzato, violento e tormentato. Eeva non riesce a staccarsene, poiché incapace di ammettere il fallimento di un secondo matrimonio e per non essere additata in una piccola comunità dove un altro divorzio sarebbe una macchia incancellabile, e così continua a subire le sue violenze.

Figure cruciali sono i nonni del bambino, che con la loro saggezza e le loro storie riescono a tenere Pete e la sua sorellina lontani dai cattivi pensieri.

Il tema di “Above Dark Waters” è importante, soprattutto nel contesto di un festival per ragazzi come Giffoni: come la violenza domestica può irrompere e sconvolgere la vita di un bambino alle soglie dell’età adulta, e quanto sia fondamentale avere qualcuno accanto che ci guidi, che ci tenda una mano e ci tiri fuori dalle “acque oscure”.

Il punto di vista è focalizzato sul piccolo Pete, è dai suoi occhi che seguiamo la vicenda. La macchina da presa è sempre stretta su di lui, alla sua altezza, e regrediamo anche noi a quell’età, in cui il mondo è ancora un mistero da scoprire, dove gli uomini neri nell’armadio si trasformano in qualcosa di più reale e per questo più spaventoso, dove capiamo che quegli adulti a cui affidavamo le nostre vite e che ci facevano sentire tanto sicuri, possono essere fragili e fallibili quanto e più di noi.

Menzione speciale per le location: la Lapponia possiede degli scorci incredibili di natura pura ed incontaminata, e grazie all’ottima fotografia “Above Dark Waters” ci regala squarci di abbacinate bellezza, che contribuiscono a dare all’intera pellicola un’atmosfera sognante (a tratti ricorda lo stile di Malick in “The Tree of Life”).

Pro

Contro

Scroll To Top