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Abulico: Dietro i pensieri

Siamo al Contestaccio dove gli Abulico hanno appena terminato il soundcheck per il concerto che terranno più tardi. Dopo “Behind”, disco d’esordio completamente in inglese, sono tornati da poco con “Il Colore Dei Pensieri”, che si apprestano a presentare live al pubblico romano. Con Baba, ovvero Gianpaolo Improta, Andrea De Luca e Carlo Di Natale parliamo del disco della musica indipendente in italia senza dimenticare l’imminente Festival di Sanremo, sul si inserisce con una battuta anche Alessandro, il cantante.

Iniziamo parlando del vostro ultimo lavoro, “Il Colore Dei Pensieri”, come nasce?
Baba
: “Il Colore Dei Pensieri” è il secondo disco degli Abulico, abbiamo cercato di dare una nuova direzione rispetto al disco precedente perché in “Behind” i toni erano molto chiusi, molto scuri, risultava più aggressivo mentre in questo album abbiamo cercato dei toni più aperti, dei colori appunto, anche la lingua italiana dà più espressività, è un’esplosione di colori con delle sonorità più nordeuropee e in un certo senso più pop. Noi siamo molto contenti del risultato e ci siamo divertiti anche a registrarlo!

Come stanno reagendo i fans?
Baba
: Quando cambi qualcosa in quello che fai, qualcuno è contento e qualcuno no. Alcuni nostri fans sono rimasti piacevolmente colpiti da questa evoluzione. Ci sembrava riduttivo rifare le stesso cose di “Behind”. Abbiamo voluto aprirci al pubblico e, visto che ci piace raccontare delle storie, abbiamo voluto farlo in italiano così che tutti ci capissero. Logicamente a qualcuno non è piaciuto, ma in generale stiamo avendo dei buoni risultati, siamo contenti noi ed è contento chi ci ascolta.

Quindi il cambiamento della lingua dipende dalla volontà di farsi capire meglio?
Bab
a: Beh diciamo che i testi in italiano ci aiutano a farci capire meglio, che è una cosa molto importante perché l’inglese purtroppo in Italia non è la lingua adatta se vuoi raccontare delle cose. Poi sta ai posteri decidere se è un bene o un male.
Andrea: Nell’evoluzione di un gruppo c’è anche la voglia di mettersi in discussione, di sperimentare e il cantare in italiano era anche un po’ una scommessa. Cantare in inglese, visti anche gli ascolti e il background che ha ognuno di noi, era la via più semplice, mentre cantare in italiano e scrivere testi in italiano che fossero musicali e avessero una buona riuscita era per noi una scommessa e una nuova sperimentazione.

Nel processo creativo comunque c’è differenza tra scrivere in italiano e scrivere in inglese, com’è cambiato?
Baba
: Il processo creativo è cambiato perché i testi li ha sempre scritti Alessandro, chitarra e voce, e poi li portava in sala, e noi pensavamo all’arrangiamento tutti insieme. In questo caso invece ci siamo messi un po’ tutti a riscrivere i testi delle canzoni perché comunque certe parole possono suonare meglio, alcune possono suonare peggio e ognuno di noi ha dato il suo contributo per rendere i testi omogenei e corrispondenti a quanto volevamo dire.

Il primo singolo, “Fragile”, ha un video molto particolare, com’è nata l’idea?

Andrea: È nato dalla collaborazione con Nello Giordano, regista di Torre Del Greco, vicino Napoli, che ho conosciuto su internet. Ho visto dei video che aveva fatto, mi hanno colpito molto e ho deciso di contattarlo e fortunatamente ci è stata subito un’intesa forte, fin dai primi brainstorming insieme. Il concetto del video di “Fragile” l’ha deciso lui ed era proprio un gioco di produzione video, Nello voleva sperimentare con la stilycam che hanno costruito dei suoi amici: si tratta di un braccio di legno che mantiene la telecamera ed è una cosa pesantissima che Alessandro ha tenuto addosso per 8 ore per far uscire 3 minuti di video.
Carlo: Era tipo via Crucis!
Andrea: Forse peggio! Alessandro l’ha tenuta addosso tutto il giorno, alla fine sta distrutto! Il risultato, però, ci ha reso entusiasti tutti quanti.
Baba: Comunque è uscito anche un secondo singolo, “Althusser (Così Uccisi Helen)”, con la produzione sempre di Nello Giordano, un video che è stato in anteprima sul Rolling Stone . Questo video ha una linea più narrativa, più attinente alla storia che raccontiamo nella canzone, che è appunto un estratto della biografia del filosofo Althusser, che in questo suo libro “Il Futuro Dura A Lungo” racconta l’omicidio della moglie commesso da lui stesso. Althusser era un’anima in pena, una persona molto turbata al punto che diceva di aver ucciso la moglie per il troppo amore. Ci siamo incuriositi e ne abbiamo scritto un pezzo. E anche il video segue questa storia, col soggetto del buon Andrea De Luca.

Ad anticipare il disco, insieme a Fragile, anche “Colpa Del Ghiaccio”, in base a cosa avete scelto questi due brani?

Baba: Forse perché sono quelli più rappresentativi della svolta…
Andrea: “Fragile” era innanzitutto un pezzo che è piaciuto molto a tutti quanti noi, e poi ci è sembrato insieme a “Colpa Del Ghiaccio” quello che meglio faceva capire il cambio del mood interiore che avevamo e il sound che abbiamo tirato fuori nel “Colore Dei Pensieri”.

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C’è un brano a cui vi sentite più legati?
Baba: È diverso per ognuno di noi, io mi sento fortemente legato a tre brani: “Colpa Del Ghiaccio”, molto divertente da suonare per me che suono il basso, “Autunno 1972 (Un Architetto)”, che secondo me è una sintesi perfetta di quello che volevamo fare, e poi una nota d’orgoglio ad “Althusser (Così Uccisi Helen)”, di cui ho scritto il testo.
Andrea: In realtà penso che “Autunno 1972 (Un Architetto)” sia un po’ la canzone a cui tutti ci sentiamo più legati e che ci teniamo per un possibile terzo video perché piace anche al pubblico. Quando la suoniamo ci guardiamo tra di noi come a dire “Stiamo facendo qualcosa di bello!”
Carlo: Io li amo e li odio tutti! (ride, ndr) Mi sono interfacciato molto con la produzione dei brani e avendoli visti tutti crescere li amo tutti però al tempo stesso sentendoli e risentendoli e risentendoli li odio anche! (ride, ndr) Scherzo ovviamente ma è vero che li amo tutti perché li ho sentiti crescere nota dopo nota.
Baba: Il povero Carlo Natale, che è uno scienziato, si è dovuto subire tutte le fasi di mastering, di missaggio, mentre a noi spettava il compito divertente perché Andrea De Luca si occupa della grafica, dalle copertine alle immagini del booklet, e io faccio finta di occuparmi degli arrangiamenti (ride, ndr), Carlo ha sempre i compiti più importanti ma più fastidiosi. Anche Alessandro ha un compito molto difficile, perché è anche il presidente di un’agenzia di booking, che oltre agli Abulico segue anche gli Onirica e una serie di band di Napoli.
Andrea: Siamo davvero un gruppo indipendente perché facciamo tutto da noi! (Ridono, ndr)

“Fragile” è stato distribuito in free download, vedete la rete come un’opportunità?
Andrea: Assolutamente! È un nuovo mezzo di comunicazione su cui non vediamo alcun lato negativo, per cui perché non utilizzarlo e sfruttarlo al meglio? Ormai è abitudine di tutti i giorni comunicare con internet e i social network.

Beh però molti la additano come colpevole della crisi del mercato discografico…
Baba: Sono gli apocalittici!
Andrea: In realtà io sono convinto che se i dischi non si vendono più, cosa sicuramente vera, non dipende dai media che ti buttano in faccia le canzoni, anzi quello è un aiuto a far scoprire nuova musica. Il disco è anche una cosa un po’ feticista, il comprare la copia fisica per averla, annusare le pagine del booklet, leggersi i testi, guardare le immagini… queste sono cose che potrai sempre fare solo comprando il disco. Per ora non si fa perché c’è crisi economica per cui spesso anche spendere 10 euro è difficile. E lo capisco perché anche noi la viviamo.
Baba: Io sono un sostenitore del copyleft perché per me la rete è veramente un’occasione da sfruttare, mettere in free download un pezzo vuol dire essere conosciuti, far sì che la tua musica giri e che la gente riconosca il tuo sound e quindi venga ai concerti, che oggi sono diventati l’unico modo per guadagnare facendo musica e tra l’altro sono anche la cosa più bella per una band.

Recentemente in Italia molti artisti stanno ricorrendo a piattaforme di crowdfunding per realizzare i propri lavori, voi che ne pensate? Ad esempio c’è Musicraiser.
Andrea: L’ho notata solo pochi giorni fa, ho visto di cosa si tratta ma non mi sono ancora fatto un’idea. Ho visto che ci sono diverse band, tra cui anche Lo Stato Sociale, che ha raccolto 5.000 euro con Musicraiser. Potrebbe essere uno strumento utile. Se è un modo per aiutare il mercato della musica e soprattutto il finanziamento delle band indipendenti ben venga!

Napoli è spesso vista come una città povera di opportunità, pensate che vi sarebbe stato d’aiuto esser nati a Bologna o a Milano?
Baba: Si! Non è vero che Napoli è priva di opportunità, Napoli è priva di mezzi e c’è una differenza sostanziale perché l’opportunità te la crei, il mezzo no o comunque rischi di perderci troppo. Credo che se fossimo nati a Milano qualcosa sarebbe andata diversamente, ma forse sarebbe bastato nascere a Roma!
Andrea: C’è ancora un muro tra il nord e il sud e questo si vede anche nella musica indipendente, spesso molte band del sud non riescono ad andare a suonare a Milano, Bergamo.

Come descrivereste la scena indie campana?
Baba: Piena di grandissimi musicisti! Io ho vissuto a Roma e vado spesso a Milano, ma per me i musicisti più bravi come idee e proposte musicali sono i campani perché proprio per la mancanza di mezzi aguzziamo l’ingegno e ci creiamo le opportunità. In Campania troverai 10-15 gruppi, ognuno che fa una cosa diversa ma dannatamente bene. La scena indipendente campana, e napoletana in particolare, è eccezionale!

Tra poco meno di un mese ci sarà il festival di Sanremo, anche voi tra un paio d’anni proverete a bruciare le tappe salendo direttamente sul palco dell’Ariston? Oppure seguirete la tradizionale gavetta che prevede prima un talent show?
Baba: Io vorrei tantissimo andare a Sanremo! Voglio che sia messo bene in chiaro! (ride, ndr)
Andrea: Stavamo pensando di occupare Sanremo!
Baba: I talent show penso mai! Quelli servono quando sei uno che canta sotto la doccia e spera di arrivare a fare un certo tipo di musica, noi siamo musicisti!
Andrea: Vorremmo portare la gavetta che già abbiamo fatto e continuiamo a fare direttamente a Sanremo!
Alessandro: Non vogliamo andare a X-Factor? (ride, ndr)

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