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  • AC/DC: Highway To Hell

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Il re è morto, lunga vita al re!

E così il cerchio si chiude con il seminale “Highway To Hell”. Gli AC/DC, consci di aver di fronte una carriera sempre più in discesa, decisero di non fermarsi e si riunirono nel ’79 a Londra, liberi da ogni impegno dopo l’estenuante ma ricco di soddisfazioni “Powerage World Tour”. Le registrazioni per l’occasione furono monitorate da John ‘Mutt’ Lange, che rispetto all’abituale duo Young-Vanda fornì al sound una veste diversa, decisamente azzeccata in più punti. Le canzoni acquistarono in professionalità e pulizia sonoro-esecutiva; ma allo stesso modo va esaltato uno stile sempre più consolidato: le composizioni di “Highway To Hell” dimostrano maturazione e grande padronanza delle proprie potenzialità, proiettando l’album di diritto tra i grandi classici dell’hard-rock mondiale. Il gruppo è molto affiatato e ciò si percepisce dalla scioltezza e dall’entusiasmo con cui vengono proposti piccoli capolavori uno dietro l’altro. “Highway To Hell”, “Girls Got Rhythm”, “Walk All Over You”, “Shot Down In Flames” (in cui Bon narra un memorabile 4 di picche!) e “If You Want Blood (You’ve Got It)” sono emblemi dell’hard-rock’n’roll che tutti vorrebbero suonare e che ognuno vorrebbe sentire, unici ed esplosivi concentrati di energia messi in musica. Il solito memorabile Bon Scott con il suo inconfondibile timbro racconta dettagliatamente le sue scappatelle sentimentali, coadiuvato dai 2 scatenati fratelli Young, i quali sguinzagliano tutto l’ardore possibile delle loro 6 corde. Ci troviamo di fronte a un prodotto da tramandare ai posteri, un album con il quale nessuno, nemmeno gli AC/DC stessi, è mai riuscito a competere. Il magico groove di un album del genere rimarrà scolpito per secoli nelle orecchie di parecchie generazioni di rocker. E come non rimanere incantati dal quasi-metal di “Touch Too Much” o dall’isterico boogie di “Beating Around The Bush”? Strepitosa poi la chiusura del disco con “Night Prowler”, commovente congedo in semi-ballad in cui Bon urla la disperazione del perfetto vagabondo notturno.
Ma i sogni, come la buona sorte, si interrompono. Nel caso di Bon, troppo prematuramente. La solita bevuta di troppo lo tradì una notte di inizio 1980 nella sua ‘sin city’, Londra, reduce dal tour più memorabile che qualsiasi gruppo rock potesse mai sognare. Il mondo era ai suoi piedi ma lui se ne fregò altamente. Il Peter Pan sceso in terra salutò tutti alla sua maniera, sempre da protagonista.
Il gruppo, sconvolto, decise di andare avanti, sapendo tuttavia di aver perso un insostituibile frontman e fratello maggiore e sapendo anche che niente sarebbe stato più lo stesso, a partire dalla musica.

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