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  • AC/DC: Let There Be Rock

    AC/DC

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“The music was good and the music was loud”

Instancabili AC/DC, che tra un tour e l’altro tra Australia e Gran Bretagna trovarono il tempo nel ’77 di uscire con il loro terzo album (quarto, se consideriamo le edizioni australiane). Da notare la produzione, più professionale ma non per questo meno sporca e sudata, con le chitarre degli Young sempre in grande evidenza.
Un titolo come “Let There Be Rock” non fa altro che rimandarci ai vecchi tempi, quando la musica aveva effetti guaritori sulla plebaglia grazie al suo potere a tratti mistico. La title-track è una cavalcata hard-rock strepitosa, quasi un’omelia, in cui Bon ripercorre la storia di 20 anni di rock’n’roll, riassumendo il tutto nella famigerata preghiera: “Let there be light…Sound…Drums…Guitar…Let there be rock!!!”. Per non parlare dello spassosissimo videoclip della canzone che vede protagonista Mr. Scott nelle vesti di sacerdote affiancato da un folle Angus, per l’occasione sdentato chierichetto.
Le composizioni in “Let There Be Rock” seguono un incedere energico ed esplosivo rispetto ai vicini esordi della band, probabilmente forgiate dalle inesauribili esibizioni live in cui il quintetto si lasciava andare in animaleschi assalti sonori. Il risultato è altissimo: la tracklist di “Let There Be Rock” è zeppa di classici immortali della band, pezzi di storia indimenticabile ancora suonati a distanza di decenni.
L’unico appunto può essere mosso verso un Bon Scott vocalmente forse troppo poco “cane randagio”, anche se si rifarà alla grande sui palchi di tutto il mondo, confermando, se ce ne fosse ancora bisogno, chi comanda nella graduatoria dei frontman rock di quegli anni. Il campo in cui invece Bon si esprime con maggiore sfacciataggine è come sempre quello delle lyrics. Le consuete avventure sessuali del singer vengono esaltate in “Go Down”, “Overdose” e soprattutto in “Whole Lotta Rosie”, quest’ultima la celebrazione di tale Rosie, una groupie extra-large, al cui fascino Bon non seppe proprio resistere. Ma “Let There Be Rock” è anche luogo di cantici di ribellione: come la protesta sociale di “Dog Eat Dog” o le insoddisfazioni personali di “Hell Ain’t A Bad Place To Be” e “Problem Child”, tra l’altro 2 gemme hard-rock di superba fattura. E in chiusura come non citare “Bad Boy Boogie”, manuale del perfetto ragazzaccio, canzone che di lì a poco diverrà un must di ogni live-show accompagnando l’immancabile spogliarello di un Angus Young posseduto dal demonio.
Difficile trovare grossi difetti nei 40 magici minuti del disco: insomma, “Let There Be Rock” è una conferma incredibile, il primo grande classico e manifesto del modo di essere e di suonare della band.

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