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Ace Wilder: intervista a una svedese in America

Dopo i recenti successi di AVICII e Icona Pop, ecco un’altra promessa della scena pop svedese: Ace Wilder.
Cresciuta tra la Svezia e la Florida, Alice Gernandt ha fatto del suo nome d’arte un tributo a Kim Wilde, famosa cantante pop idolo negli anni ’80 e fonte d’ispirazione per la sua tecnica vocale.
La sua carriera inizia come ballerina e poi come parte del trio pop Paper Moon Dragon. Dal 2007 scrive testi per diversi artisti della scena pop internazionale e nel 2013 da il via alla sua carriera solista.
Con i singoli “Do It” e “Bitches Like Fridays” Ace lancia il suo album di debutto “A Wilder”, un album molto apprezzato in terra scandinava tanto da meritarsi il premio “Best Music Album of the Year” agli Scandipop Awards 2013.
Il nuovo singolo di quest’anno è “Busy Doin’ Nothin”, un successo da doppio disco di platino, già nella top 10 della classifica globale di Spotify prima ancora del lancio ufficiale.
Forte di questi successi Ace si prepara al debutto internazionale e lunedì scorso si è esibita con uno showcase a Milano sulla Terrazza Aperol, durante la Vogue Fashion’s Night Out.
Ovviamente noi di LoudVision c’eravamo e l’abbiamo incontrata prima dell’esibizione (guarda le foto del live di Ace Wilder). Sorridente ed un po’ intimidita durante l’intervista, Ace è completamente cambiata sul palco dove ha tirato fuori tutta la sua energia regalandoci una buona performance vocale e musica a tutto volume.

Sappiamo che l’idea per la canzone “Busy Doin’ Nothin” ti è venuta dopo aver visto uno show televisivo. Puoi dirci qualcosa di più?

Stavo guardando un programma della tv americana e gli ospiti stavano parlando delle nuove generazioni di lavoratori.
Il succo del discorso è che i giovani d’oggi non hanno molta voglia di lavorare ma sono pieni d’impegni di altro tipo. Vanno in palestra, escono con gli amici, pianificano viaggi e pensano poco al lavoro. Sono molto diversi dai loro genitori che hanno un posto fisso in un’azienda alla quale sono dediti.
Era un dibattito molto interessante.

Con la canzone hai voluto muovere una critica alle nuove generazioni? Senti di appartenere a questa categoria di giovani?

Nella canzone ho voluto fare un ritratto delle cose così come sono. Non voglio criticare lo stile di vita di questi giovani. A volte sento di essere come loro, a volte no.
Penso che il mio caso sia diverso. Nell’industria musicale è impossibile parlare di lavoro stabile e fedeltà all’azienda perché si tratta di un mondo che è sempre stato più precario degli altri.

Sono diversi anni che lavori nello spettacolo. Come hai iniziato?

Quando avevo sei anni ero affascinata dai balli di Michael Jackson e provavo ad imitarli davanti allo specchio nella mia camera. Mia madre pensava avessi talento e mi fece studiare danza. Sono stata una ballerina fino a diciotto anni.
Ora mi dedico al canto e alla scrittura delle canzoni ma il ballo rimane molto importante per me.

Che ricordi hai del periodo in cui facevi parte del trio Paper Moon Dragon?

Ricordo molti litigi e molti compromessi. Quando lavori insieme ad altri ragazzi con personalità e sogni diversi, devi imparare a scendere a compromessi.
Ho imparato anche il lavoro di squadra, come stare sul palco e tante altre cose. Sono stati bei tempi ma ora abbiamo deciso di prendere ognuno la propria strada.

Questa è la serata della Vogue Fashion’s Night che da inizio alla settimana della moda a Milano. Ti piace la moda?

Amo tantissimo la moda e leggo Vogue da quando avevo quindici anni. Mi piace farmi ispirare da questa rivista ma anche da ciò che vedo nei videoclip e al cinema. Non sono legata ad una particolare marca o ad un particolare negozio.
Mi piace vestirmi secondo come mi sento in un determinato momento. I vestiti che indosso nel videoclip di “Busy…” li ho comprati in un negozio di articoli vintage e penso siano coerenti con la musica e con lo stile della canzone.

Le tue origini svedesi hanno influenzato il tuo modo di fare musica e il successo che hai avuto in Scandinavia?

Non mi hanno influenzato molto. Mi sono trasferita negli Stati Uniti quando ero piccola e i miei genitori ascoltavano i Beatles, Elvis ed i Bee Gees. Non conoscevo nessun artista scandinavo. Ho scoperto gli ABBA solo al mio ritorno in Svezia (ride, ndr).
Sicuramente le mie origini hanno contribuito a farmi apprezzare in Scandinavia ma molto dipende anche dalla musica.

Dove trovi l’ispirazione per scrivere le tue canzoni?

Mi faccio ispirare da qualunque cosa: un film che ho visto, un libro che ho letto, un discorso fatto tra amici.
Quando mi viene in mente un’idea scrivo alcuni spunti sul telefono e poi scrivo il testo quando sono in studio.

Qual è la differenza tra scrivere canzoni per altri artisti ad essere tu l’artista?

Quando scrivi per qualcun altro hai bisogno di conoscere il suo stile e farlo tuo. Devi entrare nella sua testa ed ispiranti a quello che pensi sia il suo mondo. Quando scrivi per te stessa devi scoprire qual è il tuo stile. Mi piace fare entrambe le cose ma scrivere per me stessa è più difficile perché ti devi guardare dentro e l’ispirazione può arrivare da qualunque cosa.

Cosa dobbiamo aspettarci dal nuovo album? Che tipo di musica ascolteremo?

Troverete tante ispirazioni diverse dell’album. Si tratta di musica pop ma con diverse influenze. Ci sarà anche un po’ di country, di samba… (ride, ndr) Ci ho messo dentro molte cose e mi piace molto il risultato finale.

Quali sono i tuoi programmi in questo periodo?

In questo momento devo viaggiare molto per presentare il mio lavoro. Farò diverse interviste e molti showcase.
Nel frattempo scriverò altri testi per altre canzoni.

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