Home > Recensioni > Action: Action
  • Action: Action

    Action

    Data di uscita: 07-12-2007

    Loudvision:
    Lettori:

Correlati

It’s only Rock’n’Roll

Gli anni ’80 sono il luogo, i Journey, Boston, Europe, Bon Jovi (volendo Guns’n’Roses e Skid Row) gli amici più stretti, e gli Action i protagonisti di un’operazione nostalgia talmente evidente ed invadente da risultare fastidiosamente simpatica. Simpatica ma non travolgente – complice un livello qualitativo generale non così fuori dal comune.
Gli Action vengono dagli USA (e si sente), sono un progetto del chitarrista David “Chip” Ramos, e danno oggi alla luce un debut album formato da pezzi scritti dallo stesso Ramos negli anni – e dobbiamo iniziarli a contare dal 1985, a quanto pare – passati alla ricerca del famigerato contratto. I risultati si esplicano attraverso canzoni che ci tengono a dimostrare tutti gli anni che si portano sul groppone e tutta la loro attitudine d’annata. Quasi volessero tranquillizzare tutti gli amanti (meno avanguardisti) dell’Aor americano più vicino all’hard melodico, i quali troveranno in questo disco un buon compagno di viaggio, in forza di una proposta fedele e attenta a non apportare sconvolgimento alcuno a una ricetta collaudata e già amata.
La grintosa e spensierata opener “Without Your Love” è un esempio, come lo sono “Don’t Leave Me Lonely”, che sembra scritta sulla falsariga di “18 & Life” degli Skid Row, o la veloce “Cinderella”. Se ne potrebbero citare però altre (“Here In My Heart” o “Is It Love”), vista una tracklist ricca e piuttosto omogenea, dal punto di vista sia stilistico che qualitativo, come lo è quella del debut album degli Action. Omogeneità che non vuol dire noia tout-court. La proposta degli Action appare sì vecchia (pardon: attempata), ma la band dimostra comunque di credere in ciò che fa e riesce a far trasparire e comunicare la propria convinzione all’ascoltatore, cosicché quest’ultimo si ritrova catapultato in atmosfere appartenneti a dimensioni spazio-temporali lontane, ma crediamo mai dimenticate, magari con un sottile piacere.
Sebbene questo debutto del combo statunitense possa facilmente e inevitabilmente essere etichettato come inutile (sembra un formulario di riff e cliché dell’Hard Rock/Aor, come altri ma più integralista di altri), certo non può negarsi la convinzione, passione e competenza che si respirano lungo le sue 11 traccie. Non è moltissimo, per emergere definitivamente ci vuole altro, ma ad alcuni potrà bastare.

Scroll To Top