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Addio controllo preventivo

L’ormai nota pellicola di Ang Lee “I Segreti di Brokeback Mountain”, tratta dall’omonimo racconto del premio Pulitzer Anne Proulx, a quasi tre anni dall’uscita nelle sale cinematografiche continua a far parlare di sé. La storia dell’amore omosessuale tra due cowboy, inizialmente vietata ai minori di 14 anni (provvedimento che fu successivamente revocato con revisione ministeriale del 22 maggio 2007), è approdata su RaiDue lo scorso Dicembre. Ma la versione passata sul piccolo schermo è stata ridotta delle sequenze giudicate più imbarazzanti.

Prevedibile il coro di protesta sollevato dalle associazioni omosessuali (e non solo), che hanno chiesto lumi sia al direttore della rete che al presidente della Rai. L’Aduc, l’associazione di tutela dei diritti degli utenti e dei consumatori, ha parlato di “censura indegna anche se non sorprendente, che non offende solo l’arte cinematografica, ma tutti quei contribuenti che continuano a pagare una tassa per tenere in vita questa indegna tv di Stato“.
Un imbarazzatissimo presidente della rete, infine, intervenuto a dare spiegazioni, ha chiarito che il taglio non è dipeso dalla tv di Stato, dove invece il film era già arrivato sottoposto alla censura, e ha promesso una imminente replica nella versione integrale.

Sistematico nei regimi dittatoriali, eccezionale invece nei sistemi democratici, l’istituto della censura trova riconoscimento, nel nostro ordinamento, grazie all’art. 21 Cost., il quale afferma che sono vietati gli spettacoli e tutte le manifestazioni contrarie al buon costume.
La legge n. 161 del 21 aprile 1962 sulla Revisione dei film e dei lavori teatrali, ha modificato notevolmente il sistema di censura cinematografica. La nuova normativa abolisce il previo controllo governativo (ossia il sistema censorio preventivo) per abdicare in favore di una sorta di autocertificazione operata da parte del produttore e del distributore: questi ultimi soggetti sono oggi tenuti (e così responsabilizzati) a classificare il proprio prodotto, dichiarandone la natura.

A seguito di tale autocertificazione, cui è subordinata la diffusione della pellicola, la Commissione di classificazione dei film per la tutela dei minori ha il compito di convalidare la classificazione effettuata dall’imprenditore o di esprimere un parere sulle eventuali violazioni dei parametri e degli obblighi stabiliti dalla legge. Tra gli elementi di cui tener conto, il linguaggio, la violenza, l’uso di sostanze stupefacenti, le condotte criminali, le discriminazioni.

In passato, anche il Consiglio di Stato ha espresso giudizi sulla censura di alcune pellicole: vietando, per esempio, ai minori di quattordici anni, “Arancia Meccanica” “in quanto i modelli e le relazioni personali prospettati dal film sono in totale contrasto con i doveri minimi di solidarietà di qualsiasi cittadino e appaiono il frutto maturo e consapevole di un libertinaggio che non costituisce un modo familiare per gli adolescenti, la cui sensibilità può essere facilmente vulnerata“.
È ancora il caso del film “Pulp Fiction”, limitato ai minori di quattordici anni, dato che “la sua estetica complessiva è tale da rappresentare i personaggi della vicenda come soggetti grotteschi, alieni da qualunque eroicità e quindi irriducibili a modelli da seguire“.

Gli organi di censura, tuttavia, ci tengono a ribadire che il divieto di visione di un film per i minori non è incompatibile con i riconoscimenti ricevuti dal film stesso ed attestanti il suo “particolare interesse culturale”: poiché la rilevanza culturale di un’opera cinematografica non esclude la sua capacità di incidere negativamente sul pubblico giovanile meno maturo.

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