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    Adele

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Fossero tutti così, i ventunenni

È tornata, Adele, con il suo secodo disco: “21″. Come gli anni che ha.

Non lasciatevi ingannare da “Rolling In The Deep”. Tutto il resto, è lento. Ma questo va bene, perché lo spiccato senso di rythm che caratterizza “21″ contribuisce in maniera decisamente elevata alla buona riuscita di questo secondo lavoro della giovane Adele.

Il riferimento agli anni ’50 e ’60, al soul e al blues è lampante, ma il risultato riesce a non essere uno scimmiottamento. Adele ci mette del suo.

Adele ci mette del suo. Ad esempio, le canzoni sono tutte scritte da lei medesima. E ancora: Adele dimostra di saper dosare gli ingredienti, e non parte mai per la tangente in improbabili maratone di vocalizzi. Nemmeno quando è molto triste. E anche se il platter non rivela pezzi da storia, si fa ascoltare. Perché non fai in tempo a dire “beh, vabbeh, ti pareva che non partiva con una sfilza di lenti”, che arriva una “I’ll Be Waiting” a farti ricredere. O una cover di “Lovesong” da farti quasi dimenticare che “Lovesong” è una canzone dei Cure.

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