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Adult Oriented Rock: Aor Ora

A differenza di molti altri generi musicali, l’Adult Oriented Rock non è mai passato di moda. Lo testimonia, tra l’altro, la sopravvivenza di una serie di label che hanno sposato questo modello con formula esclusiva. E anche qui, è la Svezia ad incrementare maggiormente le fila dei musicisti di qualità.
Pur con un oggettivo decadimento di originalità, trattandosi di uno stile che non si è mai rinnovato, l’affezione del pubblico, tra nuove e vecchie generazioni, consente comunque di pensare ad un mercato ancora non stanco.
Al di là dei nomi noti, il panorama offre anche nel tessuto underground qualche sorpresa.
Questo mese ce ne sono capitate ben tre.

Iniziamo dall’omonimo album degli Optimystical, band svedese che propone un sound al confine tra l’AOR e l’hard rock di Malmsteen. Un debutto, dall’artwork suggestivo, che non lascerà il segno, se non nei limiti dell’orecchiabilità dei suoi dodici motivi. “Distant Encounters” presenta, infatti, diversi momenti scontati, ma l’esecuzione di qualità non presta fianco a critiche. Peraltro, qualche rimando agli anni ’80 colpisce il cuore del nostalgico, giocando sull’effetto emozionale.

Novità non giungono neanche dai Frozen Rain, progetto del belga Kurt Vereecke, il quale ha accomunato sotto il proprio songwriting oltre venti guest. Tra essi si fanno notare nomi come Tommy Denander (Radioactive, A.O.R..), Jim Santos (Norway), l’instancabile Daniel Flores (Mind’s Eye) e Ollie Oldenburg (ex-Zinatra). “Frozen Rain” si presenta come un cd perfetto per un easy listening, ma senza pretese in termini di originalità. In esso, si sposano melodie e cori con un amore tanto sincero da non lasciar adito a cattivi pensieri. Non c’è spazio che per sognare, per un sound che ha smussato ogni aspetto spigoloso del rock e appare forse fin troppo mellifluo.

Abbandoniamo la Avenue Of Allies, label che ha sponsorizzato i due predetti debutti, per passare alla Escape Records. È da qui che proviene il lavoro di maggiore qualità.

I Radio Silence di Mats Olausson (ex Malmsteen, Ark, Talisman) riescono a combinare essenzialità, rock, melodia. Pur gravitando sull’orbita di Toto e Giant, c’è un piglio di freschezza in più nel sound dei britannici, giunti al loro terzo full length. Lo stile, di prima scelta, non ama fronzoli e compendia alla perfezione l’AOR dell’ultimo decennio, con uno sguardo al weast coast dell’altro continente. “Whose Skin Are You Under Now” è dunque, dei tre, il platter che ci è piaciuto di più, complice anche una solarità innata che lo avvicina a talune melodie da telefilm americano.

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