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  • Aeon Spoke: Above The Buried Cry

    Aeon Spoke

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Il pianto liberatorio di Paul Masvidal

Sicuramente ricorderete Paul Masvidal e Sean Reinert, per l’apporto nei Death, per “Focus”, per i numerosi progetti ai quali hanno partecipato negli ultimi dieci anni. La musica da loro proposta negli Aeon Spoke non ha niente a che vedere con gli illustri trascorsi: si tratta di rock sofisticato, canzoni brevi che sfiorano la musicalità del pop, ritornelli che spesso entrano nel primo minuto, chitarre acustiche blandamente distorte, un guitar rock moderno con qualche richiamo alle sonorità progressive anni ’70. La prima piacevolissima sorpresa è la voce di Paul Masvidal, un angelo malinconico, sembra che ci stia parlando di se stesso – certamente è così – tanto è vulnerabile, spontaneo e immacolato. Le canzoni hanno un mood positivo, la tristezza è sublimata da quel modo semplice di vedere l’esistenza, una filosofia che Paul ha maturato per tutta la vita (negli ultimi anni assistendo malati terminali); ideali di amore, fede nel presente e nei propri mezzi, parole di chi ha conosciuto la sofferenza e ne è uscito con un sorriso: “so I’ll do my best, to suffer with some grace”. La musica è immediata, ma così stratificata e ricca che facendo attenzione si possono avvertire quei dettagli e quelle finezze tipici del musicista di classe. Le canzoni, superando qualche episodio più debole ed un’apparente ripetitività ai primi ascolti, sono un insieme di gemme tenere e delicate, un lavoro dal gusto squisito, colmo di ispirazione maturata e affinata dall’esperienza. I testi come i pezzi: a volte elementari, sempre intensi, colpiscono per la la loro veridicità così candida e semplice, figure forti e stralci di significato che sembrano filtrare tutto il dolore attraverso una luce rilassata e speranzosa. Aon Spoke è un nuovo bambino che guarda fuori e vede il vecchio mondo, con la sensibilità per ritrovare quello che da grande non ricordava più.

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