Home > Interviste > Aeon Spoke: Aeon Spoke, Cynic, Death. Un pezzo di storia.

Aeon Spoke: Aeon Spoke, Cynic, Death. Un pezzo di storia.

Disponibile e schietto, onesto e accurato nell’analizzarsi almeno quanto lo è nello scrivere canzoni, Paul Masvidal è il personaggio aperto e profondo che ci aspettavamo. Una chiacchierata sulla musica vista come mezzo di espressione, come linguaggio adatto alla trasmissione di concetti e temi propri della vita. Per la gioia dei vecchi e sempre numerosi fan dei Cynic, Paul non disdegna neanche qualche cenno al passato.

Iniziamo dalla fine, gli Æon Spoke sono l’ultimo dei tuoi progetti e ci mostrano un lato ancora sconosciuto – almeno per noi – della tua personalità. Fare un album del genere è un sogno che hai da tempo, il risultato delle tue ultime esperienze di vita o entrambe le cose?
Una combinazione di tutto. È il punto dove sono ora come autore/artista nel mondo in cui mi trovo. Dopo gli anni con i Cynic mi sono ibernato, ho suonato
jazz, ho letto, meditato e scritto molto (canzoni e testi). Ho iniziato ad esplorare nuovi colori e ambientazioni più intime. Con il tempo gli spazi più calmi e semplici sono diventati più attraenti per me. Mi sono aperto a nuovi aspetti di me come artista; il risultato di tutto questo sono gli Æon Spoke.

Dalle parole di Above The Buried Cry e dalla conoscenza del personaggio Paul Masvidal che ci siamo fatti attraverso le passate release, ti abbiamo immaginato come una persona altamente spirituale, con profondo interesse nell’auto-esplorazione e nelle relazioni con le persone. C’è un qualche tipo di filosofia che segui o dalla quale prendi ispirazione per costruire il tuo senso della vita? Se dovessi nominare l’ultima importante scoperta che hai fatto nella tua vita, che cosa diresti?
Prendo molto da diverse tradizioni spirituali, le studio, seleziono e le integro nella mia vita. La meditazione è stata il mio più grande maestro. Le sfide più importanti avvengono internamente ed è proprio lì che si svolge la maggior parte del lavoro. L’esterno è dove ho l’occasione di mettere in pratica, condividendo ed interagendo con gli altri esseri viventi. Ultimamente una scoperta importante per me è stata la sensibilità verso il mio corpo. Ho speso molti anni getting out of my body (qui interpretate come volete: rifuggendo, scappando dal mio corpo?… oppure viaggi astrali? -NdR) e ho trovato in questo ultimo anno una connessione più stretta tra corpo e mente, ho visto come il mio corpo abbia immagazzinato molte delle esperienze dolorose del passato. Trovare l’energia per muovermi in queste zone è stato davvero curativo.

Da un punto di vista meno spirituale ora: il tuo cantato è davvero fantastico. Quando hai scoperto che potevi usare la tua voce per esprimere sentimenti in modo così puro ed emozionale? Hai preso lezioni o è un dono che hai allenato da solo?
Grazie. Sono sempre stato un cantante “in segreto”! Ma sono diventato più confidente nel crederci quando finalmente ho trovato una identità che mi suonasse davvero aperta e cristallina. Ho speso molti anni cantando per me stesso, facendo pratica, ed ho preso anche qualche lezione ogni tanto.

Above The Buried Cry è un album molto compatto, tutte le canzoni scorrono l’una sull’altra, sembra essere basato sulle chitarre, ma come sono nati realmente i pezzi? Quale il ruolo dei vari membri nella stesura dell’album?

Le canzoni iniziano con una melodia, chitarra acustica o pianoforte per stabilire l’armonia, poi quando sento che il pezzo è completo in un modo basilare e grezzo, inclusi i testi, lo porto al resto della band e ne esploriamo l’interpretazione con ritmi e colori armonici. I pezzi diventano collettivi e riflettono l’intero gruppo una volta sviluppati.
[PAGEBREAK]
Ho trovato una sorta di linea immaginaria che unisce i testi e la musica su Above The Buried Cry; parlo del fatto che la musica sia onesta e diretta, profondamente emozionale, semplice e candida. Lo stesso avviene per i testi, spesso elementari e chiari, a volte più figurati e aperti a diverse interpretazioni. È questo il senso che volevi dare all’opera, un disco semplice e rilassato, ma profondamente emozionale, significativo e sincero?

Sì, hai indovinato esattamente! Sono dell’idea che per tradurre emozioni complesse bisogna che io le scomponga e semplifichi, per cercare di capirle. Molte di queste canzoni riguardano proprio il trovare la più pura traduzione dell’emozione, cercare di convogliarla in modo che sia chiara e trasmissibile.

Parli spesso di sofferenza e dolore, forse ti riferisci alle tue esperienze personali, le difficoltà che come esseri umani inevitabilmente affrontiamo nella vita. Come combatti la sofferenza? È una cosa legata al “dreaming above the buried cries”, dimenticare le ferite del passato ed avere la forza e la serenità di sognare al di sopra di tutte le cose “brutte”? How do you transform the pain – for good?
Spesso la mia sofferenza ha a che fare con il passato o con il futuro. Ma posso rimanere nel presente e solitamente non ci sono preoccupazioni. Nel presente non ci sono giudizi, solo chiarezza e arrendevolezza (inteso come abbandonarsi a sé stessi e al mondo senza forzare le proprie scelte -NdR). Mi capita sempre di riportare la mia mente indietro al qui e adesso, altrimenti potrebbe andare in terreni pericolosi. Le ferite del passato non se ne vanno
mai davvero, bisogna riuscire ad imparare come lasciarle esistere senza doverle giudicare. Se ora ho problemi con qualcosa è ok, va bene, questo sentimento non è permanente. La chiave è percepire ed arrendersi. Soffrire è davvero la prima benedizione che possa capitare.

La tua visione della musica: durante la tua crescita hai mai raggiunto un’idea su come le emozioni siano trasportate dalle note musicali (se pensi che ci sia in effetti una risposta a questa domanda)? In che modo la musica ti ha aiutato, come uomo?
La musica porta in sé energia, quindi sì, emozioni e vibrazioni permeano le cellule della musica e del suono. Tutto sta nel come arrangiamo le note e le sculture soniche che creiamo. La musica mi ha trasformato e curato. È dove riesco ad abbandonare tutto, dove sono maggiormente vulnerabile. Mi ha aiutato ad avere meno paura di vivere.

Ora guardiamo indietro: i Cynic sono stati una delle più uniche ed influenti band degli anni novanta, almeno pensando al mondo “metal”. Quali sono i tuoi sentimenti attuali riguardo a Focus? Sapevi, al tempo, che stavi facendo qualcosa per il quale saresti stato ricordato e amato per anni a venire?

Non sapevamo che cosa stessimo facendo. È stato tutto frutto dei nostri istinti; abbiamo seguito il nostro cuore senza paura e senza lasciare che nessun altro ci dicesse cosa fare. Abbiamo messo tutta la nostra energia in quel lavoro, e sono felice che l’amore che abbiamo messo in Focus riesca ancora a comunicare con chi lo ascolta.

Penso che un artista debba seguire la propria strada, qualunque sia, fin quando si sente sincero ed a suo agio con quello che sta facendo. Molte persone non sono completamente d’accordo, e magari sarebbero felici di sentire le vecchie intricate fusion-death “Paul things” di nuovo… ami ancora la scena estrema? Capita mai a qualche vecchio metal riff di saltare fuori mentre fai pratica o scrivi? C’è ancora quel Paul dentro di te?

Sì sarà sempre una parte di me. Tutti gli aspetti del mio passato musicale sono parte del mio presente. A volte mi viene voglia di ascoltare gli Obituary o altre band death metal, solo per sentire la loro brutalità semplice e senza compromessi. A volte con Sean (Reinert, batterista nei Cynic, Æon Spoke, Gordian Knot, Aghora etc. -NdR) durante le prove saltano fuori vecchi metal riff e sicuramente ci divertiamo a suonarli.
[PAGEBREAK] Sean Reinert ti ha seguito negli Spoke, che cosa riguardo agli altri membri dell’era Cynic, sei ancora in contatto con loro? Ci sono chance che vi vedremo di nuovo insieme in qualche progetto?
Forse. Siamo ancora tutti in contatto gli uni con gli altri. Ognuno di noi è molto occupato ora con i propri progetti, ma chi lo sa? …è possibile.

So che hai il tuo studio di registrazione personale e lavori anche come produttore per altre band. Ti piace concentrarti sul progetto di qualcun altro, magari continuando a portare a vanti i tuoi?
Ho lavorato con altre band e sono aperto ad esplorare altri progetti esterni se mi sembra giusto.

Hai ricordi piacevoli che vorresti condividere con noi dei tempi spesi con i compagni nei Death? Una frase, qualsiasi cosa tu voglia ricordare di quel periodo, o anche niente:

Chuck era un grande fan della musica. Non dimenticherò mai la sua gentilezza quando ero diciottenne e mi chiese di andare in tour con lui. Mi prese come un fratello maggiore ed era protettivo ed affettuoso. Gli sarò sempre grato per la sua gentilezza e pazienza quando stavo appena imparando che cosa fosse il music business.

Il progetto Portal è completamente chiuso? Vedremo mai vecchio materiale pubblicato? Ho sentito anche alcune voci riguardanti un DVD dei Cynic. Puoi chiarirci entrambe le situazioni?

Il demo (disco!) dei Portal alla fine sarà pubblicato. Potrebbe volerci un po’ perché la Roadrunner ha ancora i diritti della musica. Anche il DVD dei Cynic sarà fatto, dobbiamo solo finire di editare tutto il materiale.

Torniamo agli Æon Spoke: pensi di avere avuto quello che volevi da questo progetto, in termini di responso del pubblico – se ti interessa – (e ovviamente non necessariamente in termini monetari)? Parlando del risultato finale, c’è qualcosa che avresti cambiato nell’album?
Cerco di non aspettarmi nient’altro del meglio che posso fare per me stesso. Le persone stanno rispondendo in maniera positiva ed incoraggiante alla musica degli Æon Spoke, e sono loro grato per questo. Penso troppo a tutti i dettagli, sono sicuro che potrei trovare qualcosa che avrei cambiato, ma devo credere al momento in cui ero lì e li ho registrati. Sommariamente, come disco di debutto, è una collezione solida di canzoni interessanti e vitali

Che cosa nel futuro degli Æon Spoke e di Paul Masvidal? Album, progetti musicali, live show (in Italia?)

Il 2005 sarà dedicato alla promozione di “Above The Buried Cry”. Rilasceremo un nuovo disco Æon Spoke nei primi mesi del prossimo anno e forse un EP prima di questo. Pianifichiamo di venire a suonare in Italia prima della fine dell’anno.

Ok, è abbastanza per questa volta, spero di risentirti, magari anche per altri progetti, grazie per la disponibilità e ovviamente se vuoi aggiungere qualcosa sei il benvenuto:

Grazie per l’ottima intervista e grazie a chiunque abbia trovato il tempo di leggerla. Visitate www.aeonspoke.com e www.whatthebleep.com.

Scroll To Top