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  • Aeternitas: La Danse Macabre

    Aeternitas

    Data di uscita: 26-07-2004

    Loudvision:
    Lettori:

No no no no no, ancora una volta per favore!

Vi è un’assurda gaiezza immotivata nel modo in cui dalla Germania arrivano sempre più cocktail musicali confezionati con lussuosa copertina che assembla simbologie enigmatiche senza senso, premesse pompose di commistioni di generi ma il cui risultato è come mischiare Kahlùa con Limoncello. I cinque anni di carriera hanno portato questa atipica formazione (tre voci, due chitarre, un basso e una tastiera) a preferire un album di 13 canzoni piuttosto che uno lungo la metà. Rischiando di inflazionare il contenuto. Visto che ora, poi, stiamo per parlare del contenuto, ci si potrà rendere conto di quale danno vada a costituire quest’ultimo particolare.
La teatralità promessa viene mantenuta in fatto di orchestrazioni ben campionate ma niente affatto nella sostanza. Le canzoni viaggiano sull’onda del gothic rock animato e ridicolo nel suo apparire drammatico ma con brio. Allegre e pompose, si sciolgono magari in un inserto pianistico elementare o prevedibile, in qualche artificioso break di viola, cello e violino per recuperare di colpo la gravità dell’atmosfera ormai andata a spasso insieme al declamare quasi comico dei versi in latino e tedesco. Strapieno di frasi fatte, non dimentica tuttavia di sorprendere, magari inserendo quel frizzantino che l’elettronica riesce a dare con i suoi techno beat inconfondibili. E il gruppo trova anche spazio per qualche inserimento pretenzioso di Black Metal, nella traccia numero otto “Papst”. Non è ancora tutto. Nell’undicesima traccia, per motivi a me ignoti, il cantante si improvvisa istruttore o direttore d’orchestra, che interrompe l’esecuzione pianistica di una di quelle sonate che spesso accompagnano i filmati umoristici senza audio. E in italiano, come al solito declamato con un sacco di enfasi e carica emotiva (ma in fondo questa percezione pregiudiziale dell’italiano nel mondo è la cosa più vera in tutto il disco), urla “No no no no no, Ancora una volta per favore! Uno Due Tre Quattro!”.
Dal momento che metà di loro ha fatto pure studi classici, non mi sorprende l’idea della parodia. Né mi sorprende che dimostrino tecnicamente di saper suonare puliti e diligenti. Ma a livello di creatività, siamo proprio in un territorio altrove dove non regna il senso. Sta bene se l’intento del gruppo non è quello di prendersi seriamente. E quindi, spetta a me il compito di farlo.

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