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Re-immagina che…

Immagina che una terra misconosciuta e di nicchia come il symphonic power metal diventi per magia una piccola miniera d’oro; la conseguenza è ovvia: molti limitrofi abitanti di quelle lande si affannerebbero a recarvisi brandendo pala e piccone. È più o meno quello che è accaduto da quando i Nightwish hanno ridisegnato alcune delle gerarchie economiche della scena metal. Gli After Forever, non più fessi di altri, hanno anch’essi colto il trend, rimodellandosi in una veste più easy, meno gotica e più “leggera” che infondo non era loro del tutto estranea. Modifiche dunque e non stravolgimenti che producono per l’appunto “Remagine”. Un complessivo alleggerimento sonoro ben laccato e lucidato, con Floor Jansen che sireneggia serenamente sui ricchi litorali tutto ritmo e (sagaci) orchestrazioni. Bello e ruffiano, il platter è stato costruito pezzo a pezzo per trasudare appeal da tutti i pori, per evocare divertendo. Non troppo easy né troppo impegnato, s’impenna sulle vette di “Boundaries Are Open” e di “Only Everything” (unico vero pezzo d’arte del disco) lasciando alternatamente dietro di sé strascichi di godimento e di perplessità.
Pomposità perfettina.

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