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Afterhours al Postepay Rock in Roma 2016: un inno alla felicità [Report live e scaletta]

Ieri, 19 luglio, sul palco del Postepay Rock In Roma sono approdati gli Afterhours per la data romana del tour di Folfiri o Folfox.

In occasione della presentazione di Folfiri o Folfox ho posto a Manuel Agnelli un quesito, gli ho chiesto se davvero lui credesse alla “magia”. Ha borbottato delle cose e poi ha detto “Non lo so, la mia risposta è: non lo so”.
Credo che, anche se lui sia incerto, è la magia a credere negli Afterhours; ci crede a tal punto da trasformare un concerto rock in un altare di speranze.

Un’orchidea regna sovrana sul palco dove, con precisione quasi svizzera, poco prima delle 22 le corde di violino di Rodrigo D’Erasmo aprono le danze di un concerto tanto lungo quanto intenso.
Il parterre è gremito di gente e il benvenuto del pubblico alla band esplode sulle note di Grande.

L’intensità della voce di Agnelli, le struggenti parole del testo si fondono via via con la potenza dei suoni.
Sciolto il proverbiale ghiaccio, è tempo della profonda Ti Cambia Il Sapore, seguita dalla sfrontata Il Mio Popolo Si Fa e dal singolo ufficiale che ha anticipato l’album Non Voglio Ritrovare Il Tuo Nome. E su questo brano ci sono le prime parole che raccontano a che punto sono arrivati gli Afterhours.
“Bisogna imparare a chiudere dei cerchi” – dice Manuel - “Lasciar andare le cose”.
E sarà forse un caso, ma dopo questo omaggio musicale al neonato album, la scaletta cambia i toni pizzicando i brani nello storico repertorio degli Afterhours.

Così, diventa inevitabile portare l’attenzione su Fabio Rondanini e Stefano Pilia. Ballata Per La Mia Piccola Iena, Varanasi Baby e La Vedova Bianca hanno un sapore diverso, un significato diverso e un suono antico e nuovo allo stesso tempo. Sembra di ascoltare tutto per la prima volta, ma questo non impedisce all’accaldato pubblico di seguire ritmi e parole con la stessa voracità di sempre. Stesso varrà più in là nella scaletta con Costruire Per Distruggere in un arrangiamento con punte acid jazz.

Xabier Iriondo è sempre l’animale da palcoscenico che t’aspetti, inarrestabile e irrefrenabile tra i suoi suoni adorabilmente distorti.  Dell’Era e la molleggiante ritmica del suo basso non possono deludere e la poliedrica eleganza di Rodrigo D’Erasmo confinata in fondo al palco completa di preziosa luce un ensamble che sembra tutto da scoprire, tutto da conoscere ancora.

In una perfetta alternanza di vecchio e nuovo si susseguono i brani storici e le chicche della nuova fatica della band, tra cui l’intensa Se Io Fossi Il Giudice e la violenta Tra i Non Viventi Vivremo Noi e la struggente L’odore Della Giacca Di Mio Padre.

Tra le trame di Padania c’era  l’ umana finitudine, con Folfiri o Folfox sembra che la banda di Agnelli ci spinga a fare un passo più in là, questa volta oltre noi stessi. Ci si sposta altrove dove restano sospese tutte le domande alle quali non si può dare una risposta concreta, ma resta il rock’n’roll a far da luce con la sua catarsi.

L’emozione scivola dalle corde al cuore del pubblico in una serata che la stessa band non ha voglia di concludere. La sorpresa è sulla bocca d’Agnelli che non ha mai visto pogare su Riprendere Berlino, e sfida il pubblico: “Pogate questa!”. Parte Strategie. Un encore carico di volumi che non delude le aspettative dei più accaniti supporter dei milanesi.

Lo show si conclude sulle note di Bye Bye Bombay, dopo una sempre piacevole “Voglio Una Pelle Splendida“.
Termina così un live pieno di sudore ed energia. I più fedeli corrono verso l’Angelo Mai per “l’After degli After”; i più stanchi tornano a casa e i più romantici restano ancora un po’ sotto palco tra la polvere satura di rock.

In questa notte di quasi luna piena si è celebrata la rinascita. La libertà di volare. La scelta di essere felici. Ecco: questa è “magia”.

LA SCALETTA:
Grande
Ti cambia il sapore
Il mio popolo si fa
Non voglio ritrovare il tuo nome
Ballata per la mia piccola iena
Varanasi Baby
La vedova Bianca
Padania
Né pani né pesci
Male di Miele
Cetuximab
L’odore della giacca di mio padre
Il sangue di Giuda
Bungee Jumping
La sottile linea bianca
Costruire per distruggere
Fra i non viventi vivremo noi
Se io fossi il giudice
La verità che ricordavo
Riprendere Berlino
Strategie
Pop (una canzone Pop)
Non è per sempre
Bianca
Voglio una Pelle Splendida
Bye Bye Bombay

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