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Afterhours: #iosochisono tour 2015 a Bergamo, live report

Qualche giorno fa, dopo l’uscita del nuovo disco dei Verdena, un amico mi ha riportato un articolo di una grossa rivista italiana, che definiva la band bergamasca come la più grande rock band italiana. Sull’onda del momento e per una sorta di campanilismo cittadino, mi sono trovato d’accordo con quella affermazione.

Oggi, guardando il calendario sotto la data 07/02/2015, vedo spiccare in rosso la scritta: “Afterhours: Teatro Creberg”. A quel punto mi è tornato in mente la facilità con cui mi ero mostrato d’accordo e una domanda mi è venuta in mente: “gli Afterhours allora chi sono?” Per capire davvero quale sia la più grande rock band italiana, quale occasione migliore di un live in un teatro? Per di più un live in trasferta, proprio nella terra dei Verdena.

Con questi dubbi che vagavano nella testa, entriamo nel Teatro Creberg di Bergamo tirato a lucido per l’occasione. Le luci si spengono e l’attenzione si concentra sul sipario. Da dietro le nostre spalle, emerge la voce decisa e calma di Manuel Agnelli, che recita il testo della canzone “Io So Chi Sono”, come se fosse un testo di prosa. Il primo impatto è disorientante, ma questo modo di recitare, regala nuove sfumature alle parole.

#Iosochisono ripete con insistenza Manuel, come a voler rispondere inconsapevolmente ai dubbi che mi vagavano nella testa.

Sale sul palco e finalmente il sipario si apre svelando al pubblico la nuova formazione d’attacco: Manuel, Xabier, Rondanini, Pilia, Dell’Era e Rodrigo. Sembra quasi una formazione di calcio. Ognuno con il proprio ruolo all’interno della schema di gioco e consapevoli di quello che devono fare.

La disposizione sembra studiata ad arte per mettere in risalto i due nuovi acquisti. Quando cominciano a suonare, ogni dubbio sulla nuova line up viene spazzato via. La band suona in modo fantastico: Manuel incanta con gli acuti della sua voce; Xabier fa stridere la sua chitarra e si muove come un consumato attore di teatro; Rondanini non si perde una nota e quando impugna le spazzole regala un tocco di jazz alla serata; Pilia suona la chitarra con energia e con il contrabbasso, costituisce insieme a Rodrigo una vera e propria sezione di archi all’interno della band.

I brani dell’ultimo disco “Padania” si alternano ai vari classici del repertorio degli Afterhours. Brani come “Baby Fiducia” e “Sangue di Giuda” fanno esaltare il pubblico, che si sente costretto nelle poltroncine rosse. Il tema dell’identità è centrale lungo tutta la serata e lo si capisce, non solo dal tema iniziale di “Io So Chi Sono”, ma anche dalle diverse letture che Manuel propone sul palco. C’è Gramsci con brano tratto da “La Città Futura”, ci sono Ginsberg, Pasolini e infine anche Pessoa.

Si chiude il sipario sulla prima parte del concerto e riappaiono in mezzo al teatro imbracciando gli strumenti acustici. Senza microfoni o diavolerie elettroniche, come a voler mostrarsi nudi ai propri fan, guardandosi in viso uno ad uno. Partono le note di “Non E’ Per Sempre” e il pubblico comincia a cantare insieme a Manuel, prima timidamente e poi sempre più convinto.

Sapete cosa vi dico? Arrivare a capire quale sia la rock band più grande della storia italiana è una cosa del tutto irrilevante. La cosa importante è sapere cosa ha rappresentato questa band per ciascuno di noi. Siamo ancora qui insieme a Manuel Agnelli, provando la stessa gioia di sempre nel cantare le sue canzoni. Se ad un certo punto fossero apparsi anche i Verdena sul palco, sarebbe stato un cortocircuito perfetto e non credo che il cuore avrebbe retto.

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