Home > Interviste > Afterhours: Hai paura della felicità?

Afterhours: Hai paura della felicità?

Un nome e una personalità importante.

Nel corso degli anni e della carriera degli Afterhours, sono circolate voci più o meno veritiere, attorno all’eclettico frontman del gruppo, Manuel Agnelli.

Sorge spontanea una domanda: siamo davvero sicuri di sapere di chi stiamo parlando?

Alla vigilia della quinta data del tour di “Hai Paura Del Buio?” – disco storico della band, riproposto di recente in una nuova veste – ho il piacere di chiacchierare proprio con Manuel e di scoprirne un lato inedito, lontano dal chiacchiericcio, talvolta ingobrante e fastidioso.

Ecco tutto quello che ci siamo detti.

Ciao Manuel, benvenuto su Loudvision! Qual è stata – se c’è stata- la scelta dietro alla riedizione di “Hai Paura Del Buio?”
Ciao, sono davvero felice di poterne parlare con voi.
Beh, scherzando Giorgio (Prette, ndr) dice sempre che abbiamo festeggiato il quindicinale del disco con due anni di ritardo!
Scherzi a parte, “Hai Paura del Buio?”, è stato uno dei dischi che ci ha dato più soddisfazioni, ad esempio l’anno scorso è stato premiato come miglior disco indipendente dal Mei; ma soprattutto è uno dei dischi a cui il nostro pubblico è più affezionato.
Abbiamo deciso di ripubblicarlo per svariati motivi, un po’ per vanità, per divertimento, come un’occasione speciale per collaborare con un sacco di gente che stimavamo.
Un po’ perché era davvero giunta l’ora di fare festa e di non avere timore di questa “celebrazione”.Sai, è molto più semplice poter collaborare con qualcuno in un album “già fatto”, che ha già una vita propria; un album di inediti ha una personalità, una storia molto più mutevole. Se sono presenti ospiti, rischiano di annacquarlo, di sviare l’attenzione sulla sua anima, una collaborazione rischia, quindi, di trasformarsi in un elemento di disturbo.
Invece, in questo modo, tutto è stato molto naturale, ha seguito il giusto corso.
In questo disco ci sono ospiti, amici, conosciuti in giro per il mondo, gente che stimo e con cui avevo già collaborato nel festival artistico “Hai Paura Del Buio?”.

C’è stato un criterio nella selezione degli artisti che avete ospitato nel disco?
Mah, sì e no.
Un vero e proprio criterio non c’è stato, abbiamo iniziato con le persone che avevano collaborato con noi nel festival di “Hai Paura Del Buio?” e con le quali si era creata una rete di contatti molto interessante e stimolante.
Successivamente, è venuta la collaborazione con gli Afghan Whigs, coi quali avevo già lavorato la scorsa estate, instaurando anche un bel rapporto di amicizia. Greg Dulli si è detto da subito felicissimo di poter prendere parte a questo progetto.
Poi è stato il turno delle persone con cui avevamo un legame molto forte, che ci conoscevano da più tempo, come Cristina Donà e Robert Wyatt, che proprio aveva visto il disco nascere, 17 anni fa.
Abbiamo lavorato anche con artisti che stimavamo reciprocamente come Joan As Police Woman e Finardi. Eugenio Finardi è un grande, per mille ragioni che vanno oltre l’ambito musicale; anche semplicemente per il fatto di aver vissuto in prima persona, gli anni della contestazione italiana. Io ho collaborato nel suo ultimo disco, a mio parere fra i più belli composti, proprio perché nato in un periodo artisticamente felice.
La sua versione di “Lasciami Leccare L’Adrenalina”, è molto diversa da quella originale. E questo ci è piaciuto moltissimo, perché cercavamo proprio questo tipo di lavoro. Dare un nuovo volto a pezzi storici.

Avete assegnato voi i brani da interpretare ad ogni singolo artista o sono stati loro ad avvicinarsi spontaneamente a ciò che era più “nelle loro corde”?
Un po’ e un po’. Greg Dulli ha voluto subito interpretare “Male Di Miele”, era il brano che più lo ispirava. Ma la stessa cosa è successa anche con Piero Pelù! (ride ndr.), quindi c’è stato un po’ un qui pro quo. Siccome Piero insisteva per fare “Male di Miele”, abbiamo inserito entrambe le versioni ed è divertente e stimolante vederle a confronto.
Robert Wyatt, invece, abbiamo fortemente voluto noi che interpretasse “Televisione”. Non ti nascondo, invece, che la scelta di Joan As Policewoman ci un po’ spiazzato: “Senza Finestra” è un brano molto particolare, ma la sua versione ci è piaciuta in toto, credo sia una delle più intime.

Concordo con te. La sua versione credo sia una delle più toccanti dell’intero album, dove sono comunque presenti versioni di qualità. Come state strutturando il disco nel live? Rispettate una scaletta precisa? Ci saranno date successive a quelle già annunciate sulla vostra pagina ufficiale?
No, faremo solo le date segnate. E questo per quello che ti dicevo all’inizio, ossia, dato che si tratta di un album celebrativo, la festa dev’essere circoscritta, deve durare poco. Se no, che festa è? (ride, ndr.) Per quanto riguarda la sua presentazione sul palco, è tutto molto teatrale: seguiamo fedelmente la scaletta del disco – una cosa che non abbiamo MAI fatto! – e ci vestiamo, muoviamo come facevamo all’epoca. Questo perché togliendo la cornice originaria, perderebbe tutto senso. Ad esempio, che senso avrebbe la canzone dove inveisco contro la mia fidanzata dell’epoca, se non la rappresentassi con lo spirito di 17 anni fa? Se cantassi una canzone del genere, lontana dal suo mood originario, con lo spirito odierno, sarei un imbecille! (ride ndr.)

Visto che sta ritornando spesse volte nel corso di questa telefonata, cosa mi dici del festival di “Hai Paura Del Buio”? Cosa ti ha lasciato a livello artistico ed umano e cosa pensi che abbia trasmesso a chi è venuto a vedervi?
È stato un orgoglio. Dico davvero, una marea di sentimenti bellissimi. Questo festival ha cementato anche il nostro rapporto fra di noi, sia come band, sia come uomini, ci ha trasmesso un senso di comunità e ancor di più fiducia al 100%. E credimi, di questi tempi, non è poco.
A livello pratico, abbiamo potuto contare su una squadra forte, organizzata in maniera incredibile. Si è creata una rete di contatti molto fitta, c’era tantissimo entusiasmo.
Questo ci ha permesso di cogliere anche le prime adesioni fra gli artisti che desideravano collaborare alla riedizione del disco “Hai Paura Del Buio?”.
Credo che tutto quello che ti sto raccontando abbia toccato anche il pubblico presente, mai così partecipativo ed attento.
E posso dirti che tutto questo tornerà.
Almeno una data quest’anno ho intenzione di farla. Anche più di una, eh!

Mi sembra un’idea bellissima. È bello saperti così attivo e partecipativo! Avete altri progetti in cantiere? Sia tuoi che con gli Afterhours.
Guarda, innanzitutto c’è questa cosa del festival, poi sì ci sono collaborazioni future, progetti in ballo più o meno definiti. Con gli altri artisti coinvolti in “Hai Paura Del Buio?” stiamo fantasticando alla grande. È bellissimo. Quindi, aspettatevi qualcosa di grande.

Ti sento davvero positivo e sereno, ma Manuel, tu come ti senti oggi?
Parlo a livello umano ed artistico. Ci sono cose che cancelleresti del tuo passato più o meno recente?
Guarda, se uno è soddisfatto del momento che sta vivendo, riesce a capire fino in fondo cos’ha fatto sin ora. E a trarne dei “bilanci”.
Sono molto contento della posizione che ho raggiunto.
Non ti dico che sono felice, perché non è da me, la mia indole non è positiva, purtroppo. Però sono contento.
Sento molto affetto anche nel pubblico che ci segue, lo vedo cambiato, maturato rispetto agli anni scorsi. E non parlo a livello anagrafico! Lo sento partecipe e questo breve tour lo sta confermando: meno gente che filma il concerto, più gente che guarda, partecipa, canta, segue con attenzione i testi!
È una figata assoluta! Pensavamo che queste date fossero la semplice occasione per far festa, invece sono state la prova tangibile di come il nostro, sia un pubblico attento.
Non potevamo desiderare di meglio.
Per quanto riguarda il livello organizzativo, abbiamo molta più credibilità di un tempo, ciò ci rende molto soddisfatti. Possiamo gestire tutto con le persone più competenti ed adatte.
Del passato, più che cambiare le cose, cambierei il mio atteggiamento: mi farei coinvolgere meno da ciò che la gente pensa sul mio conto, cercherei di essere più rilassato e meno incazzato.
Queste sono cose che impari col tempo, con la maturità necessaria. Ognuno impiega il tempo che impiega, ma prima o poi tutti ci arriviamo.

Già, ti capisco bene. Si tratta di dare alle cose il giusto peso. Lasciarsi alle spalle la negatività e imparare ad essere più rilassati.
Sì, guarda, è lasciarsi alle spalle una brutta atmosfera e capire, che veramente, molti problemi che ci sembrano insormontabili, sono in realtà delle cazzate da niente. Le nascite, le morti, questi sono davvero eventi in grado di sconvolgere la vita. Da quando è nata mia figlia, qualcosa è cambiato in me. E anche lei sta crescendo proprio come me, con questa perenne insoddisfazione, questo desiderio di fare, di non accontentarsi. Penso da… quando ha imparato a ragionare!
Oggi ha otto anni.

Visto che è la festa del papà (e anche tu lo sei), auguri Manuel!
Grazie, me li ha appena fatti anche lei. (ride, ndr)

Questo mood rilassato si avverte anche nel tono della tua voce, riesci a trasmettermelo proprio a fondo.
Sai, ieri, appena ho saputo che ti avrei intervistato, continuavo a canticchiare la tua “Sinfonia Dei Topi”!
“Voglio vivere nel sole…”

“… Con il mio miglior vestito!” (ride, ndr.)
Davvero? Ma dai!
Sono stato felice anch’io di questa chiacchierata.
In bocca al lupo!

Non ci resta che lasciarci sorprendere dal genio di Manuel, dalla sua capacità continua di reinventarsi, dal suo essere uomo senza paura.
E chi se ne importa delle critiche, dell’odio, che sarà anche un carburante nobile, ma alla fine forse fa un po’ male.
Meglio vivere nel sole”Voglio vivere nel sole
con il mio miglior vestito
voglio vivere nel sole
e godere all’infinito
tanto non sarò astronauta
perché fluttuo nel tuo vuoto
e ho scoperto che è godendo
che mi sento più pulito.

 

Scroll To Top