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È ancora presto per la storia

Originariamente era il solo Paolo Agosta, che insieme all’amico Pierpaolo Mazzella e a “Bicio” Grenghi diede vita al progetto Agosta dando alle stampe “Nuove Strade” (2005). Dopo il tour promozionale di quell’album, ecco che aggiungono un batterista e un bassista determinando così la trasformazione in band vera e propria, passando da Agosta a “gli” Agosta.

Il sound non si discosta molto dal pop britannico firmato Coldplay-Radiohead-Starsailor, stringendo l’occhio anche a band di casa nostra. Il disco è un pop-rock nella forma più classica, schitarrata, con ballad che rallentano il ritmo (che torna poi veloce). Testi non male, ma alcuni potrebbero essere meno scontati. Il fatto che non ci sia inventiva penalizza un po’ la band, che però ha realizzato un disco immediato e che fa breccia sin da subito.

Partiamo dalla perla del disco: “Sahara”. È posta esattamente a metà dell’album, proprio nel cuore. Ha il testo migliore, la musica migliore e la melodia migliore. Come non premiarla come miglior brano del disco? Questo è quello che nella domenica calcistica si definisce “uomo partita Sky”.

Insieme a “Pezzi Di Vetro” (bellissimo testo tra l’altro), fa venire voglia di riascoltare l’album solo per il gusto di arrivare lì, al gioiello da spararsi nello stereo. Nel complesso il disco manca però di quel “quid” che faccia gridare al grande album. Sì, è un buon lavoro e non è affatto da buttare, ma forse è ancora presto per entrare nella storia.

Pro

Contro

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