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Al cinema tra arte e superdefinizione

Ripesco dall’armadio una vecchia maglietta di un concerto avvenuto a Torino, nel 2009. È la mia maglietta dei Muse, che avevo acquistato dopo quello che all’epoca pensavo fosse stato lo spettacolo live più mozzafiato di sempre.
Ricordo ancora quel concerto, le meraviglie della scenografia, il palco, le proiezioni, le luci, le esplosioni di fumo e colori. Magie per gli occhi che, accompagnate dalle canzoni egregiamente eseguite dai tre musicisti inglesi, avevano reso la serata unica, dal punto di vista artistico.

Ora, mentre riguardo la maglietta, ripenso allo show, “Muse – Live at Rome Olympic Stadium”, che ho appena avuto il privilegio di guardare in anteprima al cinema Arlecchino di Milano, e mi trovo costretta a ricredermi: questo 6 luglio, i Muse hanno dato un live che è riuscito a sorprendermi dal primo all’ultimo secondo, nonostante non fossi del tutto estranea a ciò che la band è capace di realizzare.

Dall’inizio del film fino all’ultima nota e all’ultimo saluto, quattro parole mi martellano la testa, una sola domanda: perché non ero lì?

Basti pensare che già durante il primo brano, “Supremacy”, mi si inumidiscono gli occhi per l’emozione. Cercate di capire, se siete fan della band conoscerete già la potenza musicale della chitarra di Matt Bellamy che diventa una sirena, della sua voce impeccabile ed intensa anche e soprattutto dal vivo, delle linee di basso che fanno vibrare il cuore, e non solo la cassa toracica, della batteria martellante che scandisce il pathos di ogni canzone. Non potete biasimarmi.

Lo spettacolo si rivela essere stato entusiasmante sotto ogni punto di vista. Goderselo comodamente seduti in poltrona non è certo una consolazione, ma rimane un’occasione imperdibile per condividere le mille emozioni che si susseguono durante la performance, emozioni che possiamo leggere nei tantissimi volti dei fan sotto al palco ripresi a cantare a squarciagola, saltare, battere le mani… E filmare e fotografare. Distese di smartphone e flash continui da ogni punto dello stadio.

I Muse stessi hanno dichiarato che quello a Roma è stato il loro migliore concerto dell’anno. Dal punto di vista scenografico ed artistico, suppongo non sia stato inferiore a nessun’altra tappa del loro tour, ma qualcosa del nostro Paese che purtroppo mi sfugge, deve aver colpito nel profondo la band.

A livello “cinematografico” si tratta di uno show per ora unico. Siamo ben lontani dalle riprese statiche e poco nitide di un tempo, la definizione altissima delle riprese è palese, le inquadrature sono interessanti e perfettamente composte per rendere un semplice concerto un vero e proprio spettacolo godibile e carico di tensioni ed esplosioni (non solo metaforicamente!). Non mancano dei piccoli extra della band nel backstage ed i momenti clou del pubblico.
È interessante anche la scelta di usare il bianco e nero per tre brani, tutti e tre caratterizzati da un metaspettacolo, un piccolo teatro apertamente critico durante l’esecuzione di “Animal” e “Feeling Good”, dove vediamo prima un avido uomo d’affari lanciare banconote sul pubblico, poi una donna in carriera ubriacarsi di benzina. Il terzo brano monocromatico “Gauding Light”, rimane più artistico e lieve, vediamo un’acrobata piroettare sospesa sotto una lampadina gigante che galleggia sopra il palco.

La band dimostra inoltre di sapersi sempre divertire facendo musica, e di amare il proprio pubblico. Ci regalano un concerto da vedere e rivedere fino allo sfinimento, se mai arriverà, perché la loro musica, dal vivo, diventa arte a 360°, che coinvolge inevitabilmente lo spettatore: tralasciando me, attaccata al fazzoletto e canticchiante, ho visto i miei compagni di sala battere le mani a tempo col pubblico, o simulare di star suonando la batteria al posto di Dominic Howard.

Impossibile non farsi trascinare, ed impossibile non recepire il loro messaggio: la critica contro una società accecata dalla lotta per il potere ed il denaro è evidente, e dobbiamo una volta per tutte aprire gli occhi di fronte alle conseguenze che ci attenderanno a causa del nostro sfruttamento sistematico e senza fine del pianeta.

Spero davvero che anche solo una percentuale di tutti i milioni di fan che può vantare oggi la band ascolti seriamente il messaggio diretto di ogni loro canzone. Se così fosse ci sarebbe una minima speranza per una presa di coscienza collettiva, di cui abbiamo tanto bisogno.
L’arte e la musica, in fondo, devono il loro valore anche allo scopo che perseguono: ecco perché sì, siamo di fronte ad un grande gruppo e ad un grande concerto, e sì, vale decisamente la pena andare a vedere questo film, per vivere o rivivere le emozioni che sanno regalare dal vivo.

E, sul serio, perché non eravamo lì?

SETLIST DEL FILM:

-Supremacy
-Panic Station
-Plug in Baby
-Resistance
-Aniamal
-Knights Of Cydonia
-Explorers
-Hysteria
-Feeling Good
-Follow Me
-Madness
-Time Is Running Out
-Gauding Light
-Undisclosed Desires
-Supermassive Black Hole
-Survival
-Uprising
-Starlight

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