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Albakiara-Un Gioco Da Ragazze: Ecco le cattive ragazze del cinema italiano

Divieto sì o divieto no, “Un Gioco Da Ragazze” e “Albakiara” sono uscite cinematografiche che avrebbero in ogni caso suscitato almeno qualche dibattuto. Niente di nuovo all’orizzonte per quanto riguarda la violenza, la droga e i problemi scolastici dei ragazzi di oggi. Oltretutto, in qualche cinema è ancora possibile gustare le due ore di “La Classe” di Laurent Cantet, che già ci aveva aperto la strada al ritratto, in parte ancora inedito, di una generazione priva del rispetto che, almeno fino a due decenni fa, si usava ancora portare verso gli adulti e gli insegnanti – monellerie a parte, s’intende.

Ciò che più urta nelle due pellicole che ora andremo a confrontare è il fatto che i protagonisti non sono violenti fustacchioni di periferia, ma attraenti adolescenti del gentil sesso, talvolta di alto lignaggio, ma capaci di una sregolatezza o addirittura di una perfidia che finora, qui in Italia, raramente avevamo visto sul grande schermo.
In realtà, la tradizione delle bad girls ha lunga data. “Cruel Intentions” dice nulla? O anche “Mean Girls”, “Ragazze Interrotte” e, se vogliamo aggiungere una punta di trash, “Cattive Ragazze”, incredibile – e non certo in senso positivo – film di Marina Ripa di Meana, realizzato, oltretutto, con l’apporto di finanziamenti statali.

Con “Un Gioco da Ragazze”, film d’esordio di Matteo Rovere, e “Albakiara”, spregiudicato ritratto della Generazione K diretto dall’autore di videoclip Stefano Salvati, le ragazze, però, diventano davvero ragazzacce, e non certo per inseguire ideali femministi o perpetrare vendette contro il genere maschile. Lo fanno così… per divertirsi.
E noi, per divertici, mettiamo le due pellicole l’una di fronte all’altra e proviamo a confrontarle, punto per punto, cominciando ovviamente da loro: le ragazze.

RAGAZZE. Laura Gigante, nei panni della Chiara protagonista del film di Salvati, non è certo bellissima. E il suo personaggio è una ragazza come tante, attenta alla moda – quella più alla portata di tutti, s’intende – e, apparentemente, non troppo sveglia, almeno nello studio. Elena Chiantini, interpretata da Chiara Chiti, ha tutto un altro fascino: veste rigorosamente alta moda, sfoggia un fisico da modella e ha uno sguardo di ghiaccio, fermo e deciso, lontano miglia e miglia da quello, a tratti ebete, di (Alba)Chiara.

SESSO. Ecco un capitolo che in “Albakiara” risulta decisamente fastidioso, a cominciare dalle gare di pompini – termine in questo caso incensurabile – a cui si sottopongono alcune ragazze. Più scialbe, ma giustamente volgari, le riprese pornografiche in maschera che Nico, fidanzato non troppo per bene di Chiara, gira per il suo nuovo sito internet. In “Un Gioco Da Ragazze”, invece, le scene di sesso hanno ben altro senso. Contribuiscono infatti a delineare un netto spartiacque tra rapporti sani – qualunque cosa questo termine voglia dire – e sveltine animalesche o, peggio, a scopo di ricatto.

DROGA. Scorre letteralmente a fiumi in “Albakiara”. Non a caso al centro delle vicende ci sono ben 200 kg di cocaina purissima di cui Chiara viene in possesso per un terribile scherzo del destino. Non che lei non fosse già pratica al tema. Pasticche in discoteca, spinelli a scuola e, per completare il piatto, sigarette e alcool a volontà. Le protagoniste di “Un Gioco Da Ragazze” si limitano invece a pasticche per disinibirsi meglio sulla pista da ballo, anche se il sostrato, evidentemente, lascia presagire, dietro le quinte, ben altro.

ROCK ‘N ROLL. Qui è inutile instaurare confronti. Ad “Albakiara”, con la sua colonna sonora firmata quasi interamente da Vasco Rossi, va la palma: dal brano quasi omonimo a “Rewind”, fino a “Colpa Del Whisky” e “Ti Prendo E Ti Porto Via”, le canzoni del Blasco sono, non a caso, la colonna sonora perfetta per un film del genere. Più di classe e altolocata è invece la colonna sonora del patinatissimo film di Rovere, con brani che coniugano l’elettronica e gli archi. Sicuramente di grande effetto.

A chi la vittoria dunque? Probabilmente a nessuno dei due… I valori che emergono da entrambe le pellicole sono ben pochi. “Albakiara” ha il merito di un innegabile estro da maestro del videoclip, mentre “Un Gioco Da Ragazze” può vantare un’ottima fotografia a fronte però di una trama degna più di una fiction televisiva, penalizzata senza dubbio da un’escalation iperbolica di perversioni che finisce, a contri fatti, per risultare poco credibile. Le cattive ragazze che vogliamo? Le stiamo ancora aspettando…

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