Home > Interviste > Alberto Fortis: “All those years ago…”

Alberto Fortis: “All those years ago…”

Alberto Fortis fa il punto della situazione. lo fa con una raccolta che in realtà è una delicata mistura di suoni vecchi e nuovi, di ricordi e speranze. È un intreccio tra memorie italiane e strappi di vita americana. Alberto si racconta con classe, come sempre. Con stile. Quello stile che trapela con discrezione e orgoglio in ogni suo lavoro e che anche oggi, a 30 anni dal suo primo album, non manca di accarezzarci con di ottimismo e umanità.

Ciao Alberto! Allora, “Vai Protetto”, il tuo ultimo lavoro, è una raccolta con inediti. Perché hai sentito il bisogno di fare il punto della situazione?
Innanzitutto perché “Vai Protetto” celebra il trentennale dal primo album uscito nel 1979. E, per dare ancora più enfasi al momento ho voluto inserire ben tre inediti, alcune versioni solo voce e piano live che non avevo mai incluso in altri miei album, brani in inglese, a testimoniare il mio lavoro fatto all’estero, e infine tre cover come omaggio a Tenco, De Andrè e Venditti e come testimonianza di quell’anomala esperienza che ho fatto all’interno della Music Farm.

Perché aprire proprio con la tanto “mormorata” canzone “S.O.S. A Voi Romani”?
Perché è stato un brano che, nel tempo, mi ha portato conseguenze molto forti. È stata una canzone assolutamente fraintesa, all’epoca. Io l’ho composta indirizzandola a quella che era una palese forma di malgoverno di allora. Il misunderstanding si è prolungato negli anni: molti hanno voluto non capire. Così, ho deciso di aprire l’album con questa versione che vede due ospiti eccellenti: uno è Franco Califano, l’altro è l’allora senatore Barach Obama, del quale ho voluto inserire una parte di discorso a sottolineare tutta la mia speranza nelle elezioni successive.

A proposito di Obama, cosa ne pensi delle recenti elezioni americane e del futuro degli Stati Uniti?
Vivo questo momento come un miracolo. Ricordo Martin Luther King col suo discorso “I have a dream…” e mi sembra che quel sogno si stia ora finalmente per realizzare. Ho la sensazione di essere alla vigilia di una sorta di Rinascimento, dove si stanno esaurendo le linee negative del potere e dell’economia. Tutte le religioni dipingono il 2012 come un anno catastrofico. In realtà è un anno di passaggio tra due grandi epoche millenarie, dall’era del ferro all’era dell’oro. Perciò ci si dovrebbe aspettare un risveglio del pensiero sociale rivolto a una comprensione più alta e forse la fine del credo che l’economia e i cosiddetti “corsi e ricorsi” debbano passare per forza attraverso la guerra, orribile purificazione ma income di denaro, otto anni di piattaforma politica di Bush. Perciò Obama potrebbe essere una soluzione, una svolta. Per me è un evento epocale.

Tornando all’album: su quale base hai scelto i brani non inediti?
L’itinerario è di carattere sociale. “Tu puoi Maria” è una chiara denuncia dell’allora situazione socio-politica; “Roma Capoccia”, invece, è una testimonianza proveniente dalla Music Farm; mentre i brani in inglese sono un omaggio al mio amore per gli anni trascorsi in America. Il filo conduttore dei pezzi del mio album è, se si può dire, quasi rinascimentale. Comunque umano e umanitario. Ed è proprio l’ultimo brano a sottolineare questo aspetto: “Hey Mama”, che esplode in un’orchestra di 90 elementi.

Come lo vedi, a questo proposito, il panorama musicale attuale?
A detta di tutti, sono anni che non si registra un’onda di autenticità. Sono anni che non ci si imbatte in quella musica che parla dei nostri tempi, dei tempi moderni, fatta però con sostanza. Si contano sulla punta delle dita gi artisti nuovi che si cimentano in questo tipo di composizioni.
[PAGEBREAK] Qual è stato il tuo rapporto con gli autori delle cover presenti su “Vai Protetto”?
De Andrè l’ho conosciuto molto bene, perché era il periodo del mio primo album e avevo da poco registrato con la Premiata Forneria Marconi, la quale aveva fatto uscire l’LP live insieme a Fabrizio. Per quanto riguarda Tenco e Venditti, li ho conosciuti entrambi all’interno della Music Farm.

“Ce le diamo di santa ragione, ma la magia è la Qabbalah”: è una frase del brano “Vai Protetto”. Me la commenti?
La Quabbalah è il riassunto del percorso umanitario e spirituale dell’uomo. Spirituale inteso come non bigotto, ma alchemico. Come ciò che può risolvere i momenti oscuri, il centro di tante regolamentazioni a livello internazionale. In chiave di potere, è una delle corde principali. È un rischio ammettere questo, visto il panorama che ci circonda in cui la religione è diventata ormai dogma, dottrina negativa e, perciò, strumentalizzata in malo modo. Lo studio della Quabbalah è lo studio degli equilibri nel tentativo di creare armonia tra l’aspetto religioso, sociale, politico e umanitario.

Con chi duetteresti se ne avessi la possibilità? In campo nazionale e internazionale.
Fuori dai confini italiani sicuramente Alanis Morissette, che adoro anche in termini di figura femminile. Qui in Italia, Elisa. È un’artista che è riuscita a mantenersi in un binario di internazionalità soprattutto nel gusto dei suoi arrangiamenti.

Ultima domanda: una curiosità. Nella canzone “I Will Say You Goodbay” è presente il mellotron e la mia mente è volata a “Strawberry Fields Forever” dei Beatles. Coincidenza o richiamo voluto?
Non è voluto, ma sicuramente è inconscio. È un suono che si replica al contrario, infantile ma cosmico, onirico e naturalmente psichedelico. Mi piaceva l’idea di citare uno dei momenti più importanti della sperimentazione musicale degli anni Sessanta. Poi, “Strawberry Fields Forever” è la mia canzone bandiera dei Beatles e di Lennon in particolare.

Perché proprio in quella canzone il mellotron?
Perché il tipo di scrittura lo richiedeva. E poi soprattutto perché mi piace caratterizzare ogni brano con una sua sonorità, con una sua caratteristica. Ed è proprio ciò che ho cercato di fare in questo mio ultimo lavoro.

Scroll To Top