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Alcova: Festa e delirio nell’alcova degli Alcova

Succede. Succede che a volte senza aspettarcelo incappiamo in una band che per un motivo o per l’altro riesce ad attirare la nostra attenzione. Anche per via di un modo originale di proporre se stessa e la propria musica. Gli Alcova di Milano riescono ad impossessarsi delle orecchie dell’ascoltatore offrendo una musica che ricorda tutti e nessuno, che suona fresca nonostante le diverse influenze che ne formano la radice facciano bella mostra di se. Abbiamo interpellato il singer Francesco per capire più a fondo la band.

Allora Francesco, due parole introduttive per presentare ai nostri lettori il progetto Alcova, i musicisti che ne fanno parte e la filosofia della band.
Siamo gli Alcova e facciamo rock, il 23 novembre è uscito il nostro primo disco, “Muscolo Cuore” e il 26 febbraio abbiamo concluso, a Torino, il tour di presentazione. Siamo in quattro, Francesco Ghezzi, Riccardo Cremon, Marco Nebuloni, Andrea Spilinga. Veniamo tutti da formazioni ed esperienze molto diverse tra loro, gli Alcova sono il nostro punto di incontro, il luogo in cui tentiamo di dare una forma unica a diverse propulsioni.
La nostra filosofia è molto semplice: fare sempre fottuto rock’n’roll!!!

Nella line-up ufficiale della band non è presente un bassista, è una scelta mirata o frutto di circostanze legate ad un’instabilità della formazione?
La scelta di stare senza bassista è voluta, gli Alcova siamo noi quattro e per ora funziona bene così! Non pensiamo che l’assenza di un bassista in carne e ossa influenzi più di tanto i nostri live e, dal momento che scrivo io le parti di basso, non abbiamo particolari problemi nemmeno in fase compositiva. Ma, come si dice, mai dire mai!

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Rock, alternative, dark, pop. Molte le influenze che si possono cogliere dall’ ascolto della vostra musica. Come definireste la vostra identità musicale?
C’è una notevole tradizione italiana che ha saputo coniugare l’anima mediterranea del nostro paese con l’ampio respiro del rock d’oltremanica ed è anche la nostra ambizione; gli ascolti di ciascuno sono molto diversi, le nostre influenze sono molteplici, alcune magari più chiare, altre meno; sicuramente però il debito più evidente è con la new wave e il punk: CCCP, CSI, primi Litfiba, Bauhaus, Kina e Bowie sono i primi che ci vengono in mente.

Il cantato in italiano è spesso rischioso per chi si avventura al di fuori del cantautorato. Parlami dei vostri testi, del vostro approccio ad essi e del significato che volete esprimere attraverso di essi.
L’italiano è la mia lingua ed è una lingua molto bella, armoniosa ed adatta al canto; noi cerchiamo di essere immediati e un’altra lingua ci toglierebbe proprio l’immediatezza e l’essere diretti. I nostri testi più che raccontare storie parlano delle emozioni suscitate da quello che quotidianamente viviamo, mi piace giocare con le parole, il loro suono, il significato, ma non voglio essere complicato a tutti i costi, se devi esprimere un concetto semplice è meglio un’espressione diretta. Non abbiamo l’ambizione di lanciare messaggi.

Vuoi riassumere i punti salienti di “Muscolo Cuore” cercando di trasmetterne il messaggio ai lettori di Loudvision?
Il titolo è provocatorio, nel senso che spesso vorremmo che il cuore fosse solo un muscolo, proprio perché in realtà ci è molto difficile restare indifferenti a quello che viviamo. Il cd è diviso in quattro parti che crediamo siano esperienze universalmente condivise e fondamentali della vita di ognuno. L’amore, le donne e la solitudine sono realtà con cui ci confrontiamo direttamente e sono semi da cui comunque nasce qualcosa, che sia un frutto buono o amaro dipende anche da come curi ciò che hai seminato. La guerra è invece un capitolo a parte, nel senso che non c’è niente di positivo, è solo dolore e sterilità. La ricostruzione, il mondo nuovo e perfetto sono tutte cazzate. Dopo qualche anno ogni guerra diventa uguale, assolutamente inutile.

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Torino è l’ultima tappa del vostro tour promozionale a supporto del cd “Muscolo Cuore”. Vogliamo tirare le somme sia del cd che del tour?
“Muscolo Cuore” è il nostro esordio ed è davvero tutto nostro nel bene e nel male. Abbiamo fatto quello che volevamo, senza particolari indicazioni. Ci sono pezzi dalle strutture più classiche e pezzi più ricercati, ma abbiamo anche giocato molto; l’abbiamo fatto, suonato e cantato con molta passione e credo che uno dei motivi per cui sta andando bene sia proprio questo. Chi ascolta sente l’energia che ci abbiamo messo, al di la delle canzoni, delle considerazioni tecniche e dei gusti individuali.
Anche il tour è stato un’esperienza fantastica e vitale. Suonare dal vivo e stare sul palco ci fa stare bene, ci divertiamo, è la dimensione in cui ci troviamo più a nostro agio. In questi due mesi abbiamo incontrato persone straordinarie, abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con palchi diversi e pubblici diversi e questo che ci ha arricchito molto sia come musicisti che come persone. Non vediamo l’ora di ricominciare.

Cosa succederà ora nell’alcova degli Alcova?
Per prima cosa dormiremo per le prossime due settimane… A parte gli scherzi dalla settimana prossima torneremo in sala prove, un po’ per rilassarci un po’ per cominciare a risistemare la scaletta in vista dei concerti estivi.

Grazie del tempo dedicatoci, concludi come vuoi.
Che sia sempre festa, delirio e rock’n’roll!!!!

E che sia sempre suonato con il (muscolo) cuore..

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