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  • Alice Tambourine Lover: Like A Rose, la recensione

    Go Down Records / Goodfellas

    Data di uscita: 21-06-2015

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Recensione a cura di Francesco Chini.

Laddove dei vigorosi accenti rock degli originari ALix non si hanno da tempo più notizie, è nell’esperienza degli Alice Tambourine Lover che Alice Albertazzi e Gianfranco Romanelli sembrano oramai star investendo le maggiori e migliori energie creative.

Partito come un progetto che aveva tutta l’aria di essere estemporaneo e legato al momento (sembrava suggerirlo l’esordio, nudo appunto, di “Naked Songs” del 2012), quello che porta i nostri al terzo capitolo della propria saga è invece un percorso che ha ragioni solidissime per considerarsi significativo e destinato a durare, oltreché sempre più strutturato.
Ne sono prova, senza praticamente cedimenti né inciampi di sorta, le otto tracce di questo “Like A Rose”, che sembra prendere le ruvidezze del precedente (anch’esso notevolissimo) “Star Rovers” per immergerle in una botte di miele ed acquavite.
Ecco così che l’iniziale “Dance Floor” è un limbo atlantideo che incanta e seduce, si evidenzia da subito come uno degli episodi migliori (se non il migliore: potenza dei baluginii della lap steel di Sergio Altamura, che mette lo zampino anche nella successiva “Never Boulevard” che porta le firme di John Garcia e Dandy Brown, già Hermano) e pare influenzare anche “Watch It Go”, che arriverà più avanti.
Non solo: mentre nella tagliente liquidità della title track par di sentire gli stranianti tagli vocali di una sorta di Ani Difranco appena più levigata (merito anche dei cori di Giulia Meci, dei quali è ornata anche “Lonely”), le sorti di “Cherry Lady” giocano invece su intrecci dalla filigrana robusta e delicata insieme, un po’ Costello un po’ Cockburn un po’ Kate Bush.
Quarantaquattro minuti di un ascolto caldo e avvolgente che porta con grande rapidità alla conclusiva, quieta solennità di “Before Me” (che vanta il contributo prezioso dell’ukulele di Laura “Matumaini” Masi, già Minor Swing Quartet e Pristine Moods, così come il fascino discreto del flauto di Laura Bartoli).
Ma, ci si chiedeva in apertura, che ne è degli ALix?
Sulle sorti “ufficiali” della band non molto è dato sapere: sicché, in assenza di informazioni attendibili in tal senso, è bello e anche plausibile ipotizzare che i nostri ne conservino sempre vivo il retaggio.
Non tanto per via dell’inclusione in tracklist della già citata, riacconciata (e catchissima) “Lonely” che proprio dal repertorio della band madre proviene.
No, il motivo è che il vero grande picco di questo “Like A Rose” si chiama “Singing Roads”, ed è il brano che più degli altri sancisce l’oramai affidabile riconoscibilità della scrittura dei due, tanto nelle architetture essenziali e ricche di Gianfranco quanto nella seduzione abbacinante della vocalità di Alice, una dalla quale il buon Nick Cave farebbe bene a stare alla larga, se non vuole finire di nuovo come con PJ.
Minimale eppure multiforme e magmatico, placido ed avvincente: insomma, anche anche stavolta il cosmic blues degli Alice Tambourine Lover imbrocca un centro pieno e detta coordinate di stile ed eleganza mai meno che attuali.
Voto: 4,5.

Pro

Contro

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