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Alicia e l’elemento della libertà

Il bollettino meteo non aveva lasciato molti dubbi al riguardo: domenica 2 maggio precipitazioni a carattere intenso su tutto il veronese. Nessuno si è salvato dalla pioggia, nemmeno sulle poltronissime.

Grazie alla puntualità ineccepibile dell’organizzazione, intorno alle 20.50 davanti ad una Arena ancora semivuota viene annunciata Melanie Fiona, emergente artista pop/R&B di cui già abbiamo avuto modo di parlare positivamente quando venne a presentare il suo debut album nel 2009 a Milano. Si introduce ad effetto intonando una sua versione di “Bang Bang” di Nancy Sinatra, che si congiunge subito al suo omonimo brano dal debut “The Bridge”. Riparte quindi da “Give It To Me Right” giocandosi subito le carte più familiari per innescare una risposta immediata del pubblico. L’Arena per tutta risposta inizia a popolarsi, l’atmosfera decolla e Melanie diventa una pantera da palcoscenico che trascina e fa capire che nonostante la pioggia, questa sera la musica ci sarà.

Si muove sinuosamente, ha una tenuta vocale invidiabile e un timbro pulito, di quelli che si riconoscono subito. L’acustica è buona e questo giova al suo show dai ritmi abbastanza vari, che vanno dall’acustico intimista di “Teach Him” alle pulsanti “Ay-yo” e “Monday Morning” dotate di orecchiabilità e movimento. Quando si sono accese le luci, si è maturata anche la certezza che vedremo presto Melanie Fiona su un main stage europeo. È il destino di qualunque opening act che non induce a guardare l’orologio durante l’esibizione.
[PAGEBREAK] Quaranta minuti dopo, ingannati guardando lentamente il palco popolarsi di musicisti e coriste, le luci si spengono e “Caged Bird” solleva gli animi pronti a dare il benvenuto ad Alicia Keys. Che arriva rinchiusa in una gabbia trascinata dall’unico ballerino della serata. Mentre l’Arena inizia a fare prove di boati generali, l’incipit dello show si fa introspettivo e passionale: “Love Is Blind”, carismatica ed evocativa opener di “The Element Of Freedom”, apre l’incastro perfetto tra coristi e voce solista, e si espande per tutto l’anfiteatro con i suoi arrangiamenti e percussioni, toccando un po’ il funky in un inedito finale.

A questo proposito si apre un capitolo sull’improvvisazione: questa sera ce ne sarà, senza eccessi, ma per spiegare che in un genere come questo contano l’intesa tra musicisti, il calore e la partecipazione. Per Alicia, come per il gruppo che la segue, l’esecuzione perfetta e la tecnica ineccepibile sono solo i preliminari. La ritmica perfetta di “Another Way To Die” è soltanto la parte più estetica di uno show incentrato sulla melodia e sull’emozione.

Alicia, come nella buona tradizione del blues o del soul, è alla ricerca di un rapporto col pubblico, che se instaurato positivamente consente varie catarsi, ed una condivisione della passione e dei sentimenti cantati nei suoi brani. “You Don’t Know My Name” e “Karma” fanno buona rappresentanza del suo Diario, accarezzando con il loro soul e la loro energia gentile.

Ma il vero cuore dello show risiede nei brani più emozionali. Nella “Fallin’” presentata questa sera in una veste più nuda, raccolta nell’essenza della linea vocale e di un sintetizzatore, eppure capace di veicolare le stesse sensazioni di sempre. Esperimento ripetuto per il penultimo singolo “Try Sleeping With A Broken Heart”, sospeso in una surreale e rallentata atmosfera di archi sintetici, e nell’incipit di “Like The Sea”. Ed in tutti quei brani che nascono per il pianoforte di Alicia.

Il pianoforte arriva sul palco poco prima di “Pray For Forgiveness”, un bell’esemplare a coda che presenta lungo la parte posteriore un pannello LED in grado di visualizzare immagini e testi. Alicia, con la sua voce calda e bassa, annuncia la curiosa apparizione dell’ospite inatteso che in quel momento visualizza il messaggio “Play me”. Chiede quindi al pubblico il permesso di suonarlo; risposta scontata. Ma è il modo caldo, prezioso e raro in cui Alicia risponde “Great! I love to play for you” che colpisce. Nell’azione di condivisione della musica c’è l’amore di suonare per i presenti e il modo in cui lo fa stasera con quattro particolarissimi capolavori di melodia e respiro: “Diary”, “Superwoman” “Unthinkable” e “If I Ain’t Got You” toglie ogni fantasma che questo sia un consumato trucco di chi sa comunicare ed arruffianarsi il pubblico con qualche semplice gioco di ruoli.

Elementi R&B e funky non mancano ad animare il palco dopo i piccoli momenti di estasi, e in “Go Ahead” il coinvolgimento viene colorato dal finto duello tra la cantante, che indossa per l’occasione una keytar, ed il chitarrista solista impegnato a sciorinare qualche assolo rock.

Al termine della performance, per colpa anche del clima bastardo, la grana della voce di Alicia inizia ad assottigliarsi. Ma non viene ad essere un gran danno poiché il pubblico giunge in soccorso del palco. Sono tutti proiettili buoni e molto attesi quelli sparati con le due finali e l’encore: “It Doesn’t Mean Anything”, “No One” e “Empire State Of Mind”. All’attacco della prima il pubblico dell’Arena non sta più nella pelle; durante la seconda scattano tutti in piedi e cantano “When the rain is pouring down” in un momento di identificazione collettivo, come se in effetti non potesse esserci niente di più vero dopo tre ore di precipitazioni incessanti e persistenti. Per l’ultima c’è ascolto incredulo, silenzio e pace.

Anche se piove e c’è vento, tutto diviene memorabile. Come il poter credere al flautato pensiero di questa muliebre bellezza, di questa femminea ed energica presenza che scalda l’Arena e che canta di sentimenti infallibili in grado di resistere nonostante tutto. Facendo sentire i presenti partecipi di qualcosa di speciale: l’elemento della libertà, quell’amore di cui spesso parla. Vissuto insieme.

- Caged Bird
- Love Is Blind
- You Don’t Know My Name
- Fallin’
- Another Way To Die
- Karma
- Like The Sea
- I Need You
- Pray For Forgiveness
- Diary
- Like You’ll Never See Me Again
- Wait To You See My Smile
- Go Ahead
- Put It In A Love Song
- Un-Thinkable (I’m Ready)
- Try Sleeping With A Broken Heart
- Superwoman
- If I Ain’t Got You
- Doesn’t Mean Anything
- No One

Encore:
- Empire State Of Mind

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