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Alieni ed ambientalismo

In occasione dell’uscita, in contemporanea mondiale il 12 dicembre, di “Ultimatum alla Terra”, distribuito in Italia in 500 copie, il protagonista Keanu Reeves e il regista Scott Derrickson ci presentano il film nella conferenza stampa tenuta all’Hotel Eden di Roma.

Il film è un remake di un grande classico, popolato da robot divenuti ormai icone nell’immaginario collettivo. Che rapporto c’è con l’originale dal punto di vista visivo e nella costruzione dei personaggi, essendo riadattato in un’epoca totalmente diversa da quella originale?
Scott Derrickson: Proprio perché l’originale è un cult, ho prestato molta attenzione alla resa iconografica: la tuta spaziale, la navicella spaziale, la figura di Gorth ed alcune frasi come la celebre “Klaatu, Barada, Nikto!”: elementi che ho voluto mantenere come omaggio al film di Wise essendo già all’epoca molto progressisti. Il mio compito è stato quello di aggiornarlo mantenendo intatto lo spirito del film; all’epoca il pericolo era nucleare, al giorno d’oggi il rischio è ambientale.

Keanu Reeves: Io ho amato il film nella mia adolescenza e l’ho rivisto molte volte prima di girare; la nostra versione è diversa rispetto ad esso: siamo partiti da un punto di vista nuovo; per quanto riguarda il mio personaggio, ad esempio, nel film originale egli arriva sulla terra affabile e speranzoso ma lascia il nostro pianeta con aspetto sinistro; nella nostra versione invece Klaatu, man mano che conosce il nostro pianeta, si umanizza.

Sig. Reeves, in relazione alla sua storia personale, si è mai sentito un alieno nel conformismo generale?
La volta in cui mi sono sentito più alieno è stata quando ho cambiato liceo.

A distanza di tempo, dal ’51 ad oggi, pare che non sia cambiato niente; se prima ci ammazzavamo con l’atomica, oggi lo facciamo con l’inquinamento. C’è bisogno di un alieno per spingerci al cambiamento?
Scott Derrickson: Il film originale nasceva in un’epoca in cui c’era terrore riguardo alle armi nucleari. Esse esistono ancora, ma non si è giunti alla catastrofe che si temeva, non sono state impiegate. Credo che il genere umano sia propenso ad autodistruggersi, ma in situazioni estreme e di grande sofferenza, quando si sente vicino al baratro, è anche in grado di risolvere la situazione compiendo scelte decisive. Siamo in un momento in cui, se non si dà una svolta, si creeranno danni permanenti al pianeta, ma credo che saremo in grado di riscattarci; magari tra 60 anni ci sarà un’altra versione del film su altri argomenti, e l’uomo per allora sarà riuscito a risolvere il quesito che abbiamo posto oggi.

Keane Reeves: Non credo serva un alieno per farci cambiare, l’alieno fa parte di una storia e gli uomini hanno bisogno di storie per capire le cose.

Che rapporto ha col soprannaturale? Crede in mondi extra terrestri?
Keanu Reeves: Nell’universo non possiamo certo considerarci le uniche forme di vita senzienti; quindi si, decisamente credo negli alieni. Per quanto riguarda gli U.F.O. ho amici che sostengono di averci avuto a che fare, quindi perché no? (risate)

Tornando all’ecologia e alla distruzione della Terra. C’è bisogno di un’invasione aliena per salvarci?
Keanu Reeves: Non credo siano necessari gli alieni, il pianeta ce lo sta facendo capire da solo con i suoi sconvolgimenti. Sono convinto che l’umanità stia prendendo coscienza del problema e stia iniziando a risolverlo

Quali sono i suoi film di fantascienza preferiti?
Keanu Reeves: Direi i classici: Star Wars, Blade Runner, Solaris, 2001: Odissea nello spazio.

Quanto hanno influito i suoi studi di teologia nello sviluppo del film sig. Derrickson? L’aspetto religioso si affaccia molte volte nel film, che valore ha?
Scott Derrickson: Nel film originale c’era una forte connotazione allegorico – cristiana, quindi la religiosità era già intrinseca nella struttura stessa del film; alcuni elementi sono stati mantenuti, altri eliminati. Negli Usa molti elementi religiosi, e più in generale un certo tipo di religiosità, sono associati a movimenti di destra che non approvo. Quindi ho cercato di realizzare un film che fosse ricco di spiritualità e simboli religiosi ma che allo stesso tempo criticasse l’establishment americano degli ultimi anni, il coinvolgimento militare e la destra di cui prima parlavo.
[PAGEBREAK] C’è possibilità di un 4° episodio di Matrix?
Keanu Reeves: Il percorso di Neo è concluso, per quel che mi riguarda.

Conoscendola meglio non sembrerebbe il tipo di persona che spesso interpreta, sia la figura di Neo che quella di Klaatu sono così distanti, così aliene. Come si sente ingabbiato in questi ruoli?
Keanu Reeves: Sono stati entrambi ruoli molto belli in film molto belli, quindi ritengo di essere stato chiuso in due bellissime gabbie e ne sono molto contento.

Il bambino (Jaden Smith) è un altro alieno, è problematico, è contro tutti, si sente incompreso e distante da tutti. L’ha creato lei così?
Scott Derrickson: Il bambino, come nel film originale, rappresenta la frantumazione della famiglia, che oggi più che allora è un modello molto presente, soprattutto negli Usa. Mi piaceva il contrasto tra la giovane età e la grande sofferenza già percorsa. Tutti i suoi contrasti vengono risolti nella scena finale di riconciliazione nel cimitero, che fa capire il senso profondo dell’umanità anche a Klaatu, il saper crescere nelle difficoltà. Il bambino inizia il suo percorso pieno di preconcetti e durante il film è in grado di cambiare e rivalutare molte cose, come Klaatu, come ognuno di noi.

Nel libro è Gorth ad essere a capo di Klaatu, nel film di Wise è Klaatu a comandare Gorth. Nel suo film come stanno le cose?
Keanu Reeves: Sono io il capo (risate). Però la sentinella Gorth ha una capacità di pensiero autonoma, abbiamo accentuato l’idea originale della reazione all’attacco; Gorth agisce solo in presenza di violenza.

Recentemente Peter Jackson ha fatto un remake di un altro classico: “King Kong”, lasciandolo ambientato negli anni ’30. Perché la scelta di attualizzarlo al 2008 e non realizzarlo magari in costume, rimanendo negli anni ’50?

Scott Derrickson: Quando si fa un remake bisogna avere ottime ragioni per farlo. Nel mio caso la prima è che molte persone, oggi, non hanno visto l’originale; secondo, era già nella sceneggiatura propostami la contestualizzazione moderna, ed è stato uno dei motivi che mi ha spinto a dirigerlo

Sig. Reeves, ha detto di aver lavorato molto, insieme al regista, in fase di stesura della sceneggiatura, qual è stato il suo contributo?
Keanu Reeves: Ho avuto la grande opportunità di partecipare con Scott all’ultima stesura della sceneggiatura. Il mio contributo specifico credo sia stato dal punto di vista recitativo, come le cose potevano funzionare o meno in scena, quindi mi sono concentrato soprattutto sul personaggio di Klaatu.

Scott Derrickson: Non è vero, fin dall’inizio ti sei concentrato sulla storia generale, e solo successivamente ti sei dedicato al tuo personaggio; e ciò è stato molto importante per me.

Cosa le dà il mestiere dell’attore? E qual è stato il regista che l’ ha diretta meglio?
Keanu Reeves: La recitazione mi dà un’immensa libertà, è un’opportunità bellissima poter vivere altre vite; mi fa sentire libero e ovviamente mi diverte moltissimo. Era finita qui la domanda vero? (risate)

Perché avete lasciato la gestione della crisi al Segretario di Stato e non al Presidente? Dipende dal fatto che non si sapeva chi sarebbe stato eletto? Quindi non si sapeva di che colore scegliere l’attore? (risate)
Keanu Reeves: Credo che il Presidente, nel film, sia solo un’idea più che una persona. Un’idea statica. Ci bastava rappresentare l’idea, non ci serviva il personaggio. Al contrario la figura della Segretaria di Stato nel corso del film prende coscienza della crisi e riesce a cambiare.

Scott Derrickson: Mentre realizzavo il film sapevo già che l’uscita si sarebbe collocata tra la vittoria delle elezioni e l’insediamento del nuovo presidente. Non avevo la minima idea del risultato elettorale, ma sentivo che la gente aveva bisogno di un cambiamento; indipendentemente dal risultato, il periodo dell’uscita del film sarebbe stato un periodo di grandi speranze ed ottimismo, quindi mettere la figura del presidente sarebbe stato controproducente. Meglio il Segretario di Stato, con una mentalità più militare.

Se il suo alieno sbarcasse davanti alla Casa Bianca, cosa direbbe ad Obama?
Keanu Reeves: mantieni le promesse e … Good Luck.

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