Home > Recensioni > All Cats are Grey

Di notte tutti i gatti sono bigi (ovvero grigi), perché non si riesce a distinguerli. Questa ardita metafora nel titolo, che viene da un modo di dire, diventa più chiara nella parte finale del film, “All Cats are Grey“, presentato nella sezione Alice nella Città del Festival del Film di Roma 2014. Svelarla prima rovinerebbe non già la sorpresa, che non è così importante nell’equilibrio della storia, ma piuttosto qualche battutina che potrebbe scappare ai recensori più volgari… quali noi comunque non siamo!

Così la regista belga Savina Dellicour ci lega le mani e ci obbliga, se già la nostra decenza non fosse bastata, a parlare dell’argomento in maniera delicata, come fa il film stesso. Lo spinoso argomento è il padre ignoto della protagonista Dorothy.

Dorothy (l’esordiente Manon Capelle) vive con sua madre e l’uomo che ha sempre creduto essere suo padre. Da adolescente però comincia a nutrire dubbi sulla questione. Per coincidenza proprio in quei giorni torna in città Paul (Bouli Lannes, attore ma anche regista del recente “Un estate da giganti“), un investigatore privato che la madre di Dorothy ha conosciuto molti anni prima ma che è scappato in Inghilterra alla notizia della sua gravidanza.

La professione di Paul torna molto conveniente per evolvere questa storia (padre e figlia lontani che si cercano) in una indagine dai risvolti continuamente sorprendenti. Non è sensazionalista però, tenendosi sempre nei confini dell’intimità delle tre figure di Paul, Dorothy e la madre, anche e soprattutto al momento del colpo di scena finale.
Ben costruito il personaggio di Paul, dall’aspetto ingannevolmente tipico dell’investigatore privato tarchiato, sporco, immorale, ma che invece si dimostra essere oltre che un padre apprensivo anche un uomo onesto, all’occorrenza forte o delicato.

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Contro

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