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All the best freaks are here!

Scelta peculiare quella di organizzare un concerto a Lecco. Per quanto la cittadina lacustre non risulti essere propriamente al centro dell’universo musicale, la prospettiva di unire il piacevole diversivo di una gita domenicale in riva al lago alla performance del branchiato front-man scozzese poteva fungere da richiamo per una partecipazione se non straordinaria quanto meno decente, viste anche le distanza non proibitiva dal capoluogo lombardo. La realtà dei fatti dice però il contrario, e ad applaudire l’ingresso sul palco del Gigante Pelato la conta dei presenti si ferma grosso modo a quota 150. Pochi ma buoni, comunque. Il nocciolo duro dei fan di Fish è presente a ranghi completi nonostante un cambio di venue all’ultimo secondo che, oltre a mettere a repentaglio il concerto stesso, ha spiazzato non pochi dei volenterosi che la gita domenicale hanno decisa di farla.

Pubblico rado ma assolutamente devoto, si diceva, e rumoroso quanto basta per colmare con l’entusiasmo la scarsa affluenza. Lo show di questa sera riprende il concetto del “Clutching At Stars” tour che già aveva toccato il nostro paese sul finire dello scorso anno: largo spazio ai brani di “13th Star” e viaggio a ritroso nel tempo con il revival del marillioniano “Clutching At Straws”. Le differenze? Pochine, ma di non secondaria rilevanza. Fish pare aver finalmente metabolizzato la crisi sentimentale con la cantante dei Mostly Autumn, e dopo aver raccolto i cocci del proprio cuore infranto si è presentato a Lecco bello rilassato ed in compagnia della nuova fiamma. La band ha purtroppo perso il bassista Steve Vantsis, che di “13th Star” è stato il motore creativo, oggi sostituito da tale Gavin Dickie.

Rispetto ai concerti novembrini, in scaletta troviamo una “Open Water” ed una “Zoe 25″ in più, ma una “White Russian” ed una “Johnny Punter” in meno: scelta dolorosissima, ma comprensibile in ottica di promozione del disco. La fredda cronaca ricorderà lo show di questa sera quasi alla stregua di un warm-up: atmosfera intima e conviviale, un rapporto straordinario con i propri fans, in cui complicità e venerazione viaggiano mano nella mano.

I quattro musicisti che accompagnano il Pesce hanno mostrato una coesione ed una compattezza ben al di sopra delle aspettative, con un Frank Usher in gran spolvero (eccellente il solo di “Cliché”) nonostante i recenti problemi di salute. Grazie al cielo la scarsa affluenza di pubblico non ha assolutamente minato la performance di Fish, la cui umoralità è oramai leggendaria: prestazione vocale a parte, peraltro mantenutasi su livelli medio alti per tutta la durata dello show, lo scozzese è stato e resta uno dei più grandi front-man in circolazione: la sua innata capacità di catturare l’attenzione dello spettatore, di dominarlo e di trascinarlo dentro lo show non ha eguali. La sua dialettica e la verve cabarettistica sono tali da rendere ogni concerto un’esperienza unica ed irripetibile, e questa serata non è stata da meno: ammiccamenti, aneddoti, confidenze, confessioni contrappuntano la serata e si alternano alla musica, ora suscitando l’ilarità del pubblico, ora sollecitandone la riflessione. Due ore sono fuggite e lo sparuto manipolo di presenti si disperde tra le vie di Lecco. La domanda più ricorrente? Ma domani dov’è che suona?

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