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Alla ricerca del live

Che nessuno abbia fretta, procederemo con ordine.

Scoprire i Baustelle è un’esperienza che lascia il segno. Per chi li conosce dal primo lavoro – “Sussidiario Illustrato Della Giovinezza” (2000) – non è semplice non lasciarsi trasportare da quelle immagini dal gusto pop colorato. In quell’ironia si cade piacevolmente. Perché ti accorgi che quei ritmi canticchiabili accompagnano dei testi che si fanno leggere, e volentieri. Un po’ ti innamori di questi toscani dall’aria vintage che continuano a girare nel tuo lettore cd. Poi arriva il secondo disco – “La Moda Del Lento” (2003) – e ti rendi conto che quello sguardo al di fuori del conforme fotografa una realtà che necessita di sana autocritica. E ti piace, sì. Così come ti piace il lavoro successivo – “La Malavita” (2005) -. Cominci a non essere il solo ad ascoltarli: singoli orecchiabili hanno oramai fatto breccia nei cuori delle radio e, sempre più spesso, le sottili voci di Francesco e Rachele, e quelle citazioni cinematografiche cantate, accompagnano una giornata passata in auto o in ufficio.
A inizio 2008 esce “Amen”. È l’album che ha preso la vetrina centrale, quella più in vista. Forse il primo album atteso dei Baustelle. Potevano giocare di facile astuzia i ragazzi di Montepulciano, invece offrono al mercato discografico un lavoro degno di nota. Più che apprezzabile in ogni aspetto della sua composizione, il nuovo lavoro si preannuncia un grande successo.
Bene, ora siamo arrivati al passo successivo da compiere. Non si può non desiderare di ascoltare dal vivo un gruppo capace di stupirti ad ogni brano, ad ogni intuizione. Prima o poi il tour farà tappa nella tua città e sarà d’obbligo soddisfare la curiosità. Come saranno sul palco? Che atmosfera si riprodurrà senza la precisione degli strumenti in studio? E come sapranno conquistare chi decide di conoscerli partendo dalla loro dimensione live?

Dev’essere un’ardua impresa, lo sarà per tutti i musicisti. E a malincuore occorre riconoscere che lo spettacolo dal vivo non è la forma che meglio calza a Bianconi & co. Hanno stile, lo si nota dai movimenti che lasciano muovere la bella Rachele e il fascinoso Francesco sul palco. I musicisti vengono presentati e non gli si nega un caloroso applauso, come un grazie che va al di là della sufficienza della prova. Perché, probabilmente, la prova è sufficiente solo per chi riesce a chiudere gli occhi e disegnare, ancora una volta, quelle immagini coi toni da fumetti. Solo chi si gode il racconto di una commovente “Alfredo” prende dal concerto ciò che i Baustelle intendono donare. Solo chi si lascia divertire da “Charlie Fa Surf” o dal medley “Gomma”/ “La Canzone Del Riformatorio” riesce a far scivolare il peccato d’orecchio a cui sono sottoposte le sonorità qui alla Casa della Musica di Napoli – sì, la Musica ha deciso di alloggiare proprio qui! -. Una versione acustica di “Bruci La Città” – il brano che Francesco ha scritto per Irene Grandi – è la sorpresa della serata. “Baudelaire” perde il ritmo travolgente che ha nell’album, ma “Il Corvo Joe” è quello che ti aspetti da un cantastorie tutto da ascoltare. Il problema c’è, ed è grande: l’acustica non permette di ascoltare le parole, fulcro dell’indagine artistica dei Baustelle. E come si fa allora ripercorrere lo stesso stupore di un disco quando i mezzi che hai a disposizione somigliano ad un karaoke improvvisato?
Il luogo sta giocando a sfavore questa sera, il calore del pubblico c’è, l’empatia col gruppo anche. Manca tutto il resto, non ciò di cui si ha bisogno per promuovere un concerto ad evento dell’anno, piuttosto ciò che fa riconoscere il nome del gruppo stampato sul biglietto che hai in mano con quello che leggi sulla copertina dell’album.

Alla prossima, ragazzi. Perché la fiducia di quattro bei lavori non la rinneghiamo in una serata.

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