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Alla ricerca dell’umanità

Mercoledi, ore 11: suona la campanella della ricreazione, e in una sala del Liceo Classico-Linguistico Lucrezio Caro di Roma si abbassano le luci per l’anteprima di “Chi Nasce Tondo…”, secondo lungometraggio di Alessandro Valori, distribuito da Istituto Luce e in uscita il 16 maggio nella sola Roma e Provincia. Il luogo scelto per la presentazione del film alla stampa è in linea con il progetto di formazione lanciato dalla Scuola di Cinema Digital Desk: far partecipare gli studenti di alcuni licei romani a tutte le fasi di lavorazione del lungometraggio. Il film è una commedia dal sapore grottesco, ambientata a Roma ai giorni nostri, ma fortemente proiettata verso un recupero di atmosfere, personaggi e ambienti della Roma che fu.

Valori, che tipo di contributo hanno apportato al film i ragazzi dei licei?
I ragazzi hanno partecipato attivamente alla realizzazione del film: dalla stesura del soggetto e della sceneggiatura, attraverso tutte le fasi di preproduzione, fino a prendere parte alle riprese con mansioni di assistenza sul set o come semplici uditori. È stato uno scambio molto prezioso. Era importante per loro conoscere una realtà nuova, scoprire il cinema come mestiere, al di là del fascino che esercita come prodotto finito. Per molti ragazzi è stata un’opportunità per esplorare eventuali sbocchi professionali futuri. Quanto a me, la cosa che più mi ha stupito è stato notare in loro un’attenzione nuova al recupero di certe radici, una curiosità che non fosse estemporanea, ma scaturisse da un contesto preciso e riconosciuto, e la grande passione dimostrata nel recuperare un certo tipo di cinema, tutto basato su molta inventiva e scarsi mezzi.

La sua opera seconda è molto diversa dal suo primo film, Radio West…
Secondo me ogni film è un prototipo, e obbliga ad affrontare argomenti diversi. Non è solo una questione di stile da perpetrare, ma esiste una ricerca. È un progetto che mi ha coinvolto gradualmente. La mia è una ricerca dell’umanità dei personaggi. È questo che lega i miei film.

Come ha recuperato il materiale di repertorio presente sottoforma di inserti nel suo film? La scelta doveva essere ampia…
Il mio è stato un viaggio attraverso una Roma ormai quasi del tutto scomparsa, ma che molti di noi hanno vissuto e ricordano bene, e che è stato bello raccontare, insieme ai personaggi che la popolavano. Ho tenuto conto di questo anche nello scegliere le location, dalla Garbatella a Prati, da Trastevere a Primavalle: tutti quartieri popolari e densi di storia e di vissuto.

Il suo film è un piccolo acquerello romano. Lei ha vinto un premio all’ultimo RIFF (Rome Independent Film Festival, ndr). Perché una produzione così diversa, nuova e interessante trova tante difficoltà a livello di distribuzione?
Il mio film può avere mille difetti, ma non manca certo di autonomia e sincerità. A me interessa il recupero del particolare nel mondo globale. Come italiani, è importante che ci riferiamo al nostro bagaglio culturale e che recuperiamo quello che le altre cinematografie non hanno. Comunque io sono molto soddisfatto: arrivare in sala, anche se saranno pochissime, per un film indipendente come il mio è già un fatto straordinario.

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