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Alla ricerca di se stessi

Arriva l’estate e si cominciano a ripescare titoli mai usciti in sala, magari di qualche anno fa, sperando che, complice la calura (che quest’anno tarda ad arrivare) qualcuno li vada a vedere. Si tratta in genere di horror d’importazione che neanche in patria hanno avuto grosso riscontro, oppure film passati dai festival e che non hanno avuto distribuzione. Da quest’opera di ripescaggio possono uscire fuori sia cavolate immani che perle inaspettate: vediamo qual è il caso di questo “Oggetti smarriti“.

Guido è un architetto di successo: casa da sogno, macchina extralusso, donne che cadono ai suoi piedi. Ha anche un’ex moglie, Silvia, e unabambina di sei anni di nome Arianna che lo adora e che lui trascura. Un bel giorno Silvia piomba a casa di Guido imponendogli di badare alla figlioletta per una notte, sarà l’inizio di una strana e personalissima odissea: prima con la perdita di un cacciavite, poi con la scomparsa della figlia stessa. Guido, persona pratica e razionale, inizialmente pensa che si tratti di uno scherzo, ma quando si accorge che Arianna non si trova e che è impossibile che sia uscita senza che lui se ne accorgesse, inizia a perdere la testa. Ad aiutarlo ci saranno un improbabile quanto kafkiano “ufficio degli oggetti smarriti” ed una misteriosa e bellissima vicina di casa,che lo accompagnerà in un viaggio tra i ricordi alla ricerca della figlia e di se stesso.

La pellicola inizia in maniera estremamente intrigante, con il “direttore” dell’ufficio oggetti smarriti (Michelangelo Pulci, proveniente dal gruppo comico dei Cavalli marci) che ci enumera le sette regole per ritrovare qualcosa che abbiamo perso, concentrandosi soprattutto sulla sesta, e cioè: siete voi stessi ad essere smarriti. Questo è il concetto chiave, bisogna ritrovare se stessi per poter godere e dare la giusta importanza a ciò che ci sta attorno. Il film si svolge come un viaggio interiore e la prima parte è sicuramente quella più riuscita, con un buon ritmo ed una sana dose d’ironia, con l’introduzione di personaggi surreali come il succitato direttore, la telefonista che smista le chiamate e che interpreta da sé la voce preregistrata dando vita ad alcune spassose gag (Giorgia Wurth, che interpreta anche l’ex moglie, cosa che ci fa intendere che da un certo punto in poi, ciò che succede è solo una proiezione mentale del protagonista), o il puntiglioso operatore che consiglierà Guido nelle varie fasi della ricerca. Anche Roberto Farnesi ha le physique du rôle per interpretare un personaggio inizialmente cinico e misantropo come il nostro protagonista.

Qualche problema arriva con la seconda parte, ovvero da quando entra in scena la misteriosa vicina (Chiara Gensini, bellissima): l’ironia viene lasciata da parte, in favore di un tono più intimista che non giova al ritmo del film. L’interazione tra i due risulta un po’ stantia e ripetitiva, ed una regia con qualche guizzo onirico in più avrebbe di certo giovato, visto che da qui Guido inizia un viaggio nel passato che ci condurrà ai problemi della sua infanzia, vittima anch’esso di un padre assente. Certo, questa è una produzione sostanzialmente indipendente, quindi a basso budget, ma il nostro passato cinematografico c’insegna che la penuria di fondi può anche essere una spinta ad inventarsi soluzioni di regia che sopperiscano a questa mancanza (Lucio Fulci insegna…) dando alle pellicole un tono ancora più originale. Qui la regia è sostanzialmente piatta, e nella seconda parte la sceneggiatura non aiuta.

“Oggetti smarriti” è sicuramente un esperimento interessante, con alcuni momenti davvero validi ma che avrebbe dovuto osare di più (soprattutto stilisticamente) per essere un film davvero memorabile. Resta un piccolo quesito: il film fu presentato al festival di Giffoni del 2011, dove vinse il premio ANEC, quindi perché farlo uscire a due anni di distanza, quando anche la minima possibilità di passaparola o di visibilità data dall’importante festival è ormai sfumata? Questo ovviamente è un discorso che non riguarda soltanto questo film. Misteri della distribuzione italiana

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