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Allen e l’omaggio-oltraggio a Fellini

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Sappiamo bene che il geniale e prolifico newyorchese Woody Allen è un amante del cinema felliniano, più volte richiamato, palesemente o meno, in molte delle sue opere.

Non è da meno il suo ultimo “To Rome With Love“, boccaccesco puzzle di diverse storie e personaggi che vivono le loro vite, piene di amore e di drammi, nella capitale italiana, ripresa sicuramente in tutta la sua magnificenza, ma probabilmente in maniera un po’ troppo scontata e stereotipata.

E a proposito di stereotipi non possiamo non citare il filone narrativo di questo film interamente dedicato a Federico Fellini, cosa di cui si saranno accorti sicuramente i più esperti nel campo cinematografico e, soprattutto, gli amanti dell’immenso regista nostrano.

Vi ricordate del bellissimo film in bianco e nero “Lo Sceicco Bianco”, interpretato da un sornione Alberto Sordi? In quella meravigliosa pellicola, una coppia di giovani sposini si recava a Roma in viaggio di nozze per conoscere gli zii di lui e per andare a far visita al Papa. Solo che lei si perdeva tra le strade di Roma, imbattendosi poi nel protagonista di fotoromanzi da lei ammirato oltremisura, e lui faceva di tutto pur di giustificare l’assenza della moglie con i parenti.

Allen riprende pari pari questa situazione e ci presenta due giovani coniugi che vanno a Roma per un’opportunità lavorativa del ragazzo, aiutato da zii ricchi e potenti. In questo caso la moglie, uscendo per andare dal parrucchiere, si imbatte in un famoso attore che la “cattura” nella sua rete e cerca di circuirla in tutti i modi, mentre il marito nel frattempo casualmente fa la conoscenza di una escort, entrata nella sua stanza d’albergo per sbaglio, e fingerà coi parenti che quella sia sua moglie.

Se a primo acchito potrebbe sembrare un simpatico richiamo e omaggio all’opera del grande Fellini, sostanzialmente poi ci si ritrova a chiedersi se non si tratti più di un vero e proprio oltraggio, dal momento che le gag che contrassegnano la storia più moderna, risultano decisamente indigeribili, così come la contestualizzazione storica e sociale perde di qualsiasi intensità, lasciando pochi spazi ai contenuti.

In “Lo Sceicco Bianco” risultava infatti più credibile che una giovane donna si perdesse inseguendo il fascino di un uomo “da copertina”, data l’epoca, e il film raccontava parallelamente lo stato culturale di un’intera società appena uscita dal dopoguerra e in procinto di avviarsi al boom economico; qui siamo di fronte ad una serie di equivoci più o meno spassosi, che però risultano a tratti anacronistici, a tratti scollegati da qualsiasi contesto, ferma restando la volontà di raccontare determinate meschinerie da un lato e ingenuità dall’altro.

Insomma il confronto non è poi dei più rosei, considerando che per Fellini si trattava della vera e propria prima regia, mentre per Allen si parla di un’opera che dovrebbe appartenere alla piena maturità.

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